L'INTERVISTA
Intervista a Padre Raniero Cantalamessa
Nella catechesi della prima udienza generale del 2007, Benedetto XVI esorta i cristiani a riconoscere e fuggire le forme subdole e pericolose di rifiuto di Dio: «È il dramma del rifiuto di Cristo, che, come in passato, si manifesta e si esprime anche oggi in tanti modi diversi. Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla presentazione di un Gesù modernizzato, o, meglio, postmodernizzato. Un Gesù uomo, ridotto a semplice ‘maestro di saggezza’ e privato della sua divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba».
Il Radiogiornale della Radio Vaticana (03/01/2006) ha domandato a padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, di commentare quest’affermazione del Papa.
Cantalamessa – La sua diagnosi è perfettamente vera: soprattutto a livello di divulgazione, questa è ormai la tesi che viene diffusa. I risultati sono inaccettabili per la fede, perché rendere il Gesù della storia irraggiungibile o insignificante significa minare alla base tutta la fede cristiana. Quindi, benvenuto questo libro che con l’autorità ed il prestigio del Papa possa invogliare tante gente a mettere un punto interrogativo a tutte queste proposte, inchieste o visioni di Gesù che allettano perché praticamente non chiedono più di credere in nulla. In esse, Gesù è un uomo come gli altri, lo sentiamo vicinissimo, ma non è più un Salvatore, non è più Dio che viene a salvarci.
Intervistatore – Il Papa scrive: “Io ritengo che proprio questo Gesù, quello dei Vangeli, sia una figura storicamente sensata e convincente”. L’attuale storiografia è d’accordo su questa tesi?
Cantalamessa – Qui, purtroppo, le strade si dividono, nel senso che la storiografia non credente naturalmente contesta questo, ma non può non farlo. A volte si dice che la fede condiziona la ricerca storica: è vero, certamente. Ma l’incredulità la condiziona infinitamente di più. Perché se uno si accosta a Gesù – l’ateo, il non credente, per i quali Dio non esiste – è ovvio che l’essenziale l’ha già risolto in partenza. Se Gesù non è Dio, non c’è parto virginale, la risurrezione è illusoria e anche tutto il resto. Quindi, bisogna distinguere la storiografia non credente dalla storiografia credente, soprattutto, direi, quella nata in relazione alle tesi di Bultmann, dopo gli anni ’60, che presenta un Gesù molto più raggiungibile attraverso i Vangeli di quanto si credesse prima. Gli esegeti, cioè, ritengono che il divario tra il Gesù predicato dalla Chiesa e quello reale dei Vangeli sia molto minore di quello che, sull’onda di Bultmann, si pensasse. In altre parole, noi possiamo – attraverso i Vangeli – ricostruire un’immagine verosimile anzi, come dice il Papa – e io sono perfettamente d’accordo – la più plausibile di Gesù. Perché non si spiega la nascita del cristianesimo, un fenomeno così repentino, così travolgente, se non si pone alla base un fatto che sia proporzionato a quello che ci presentano i Vangeli.
Intervistatore – Lei come studioso e come religioso, in che modo si spiega il successo di queste pubblicazioni che mettono in un certo senso in dubbio la storicità di quanto afferma la fede?
Cantalamessa – La spiegazione è un po’ la stessa che spiega il successo di Dan Brown con il suo “Codice da Vinci”: l’idea, cioè, che vi sia una scoperta di un qualcosa tenuto nascosto per secoli dalla Chiesa, e questo incuriosisce, alletta... Io mi auguro che molte persone, leggendo queste cose, capiscano che c’è una improbabilità di fondo, e in coerenza, alla fine di queste inchieste, si pongano la domanda cruciale: “Ma questo Gesù, che non ha fatto niente di nuovo, non ha portato nulla di nuovo che non fosse già nell’ebraismo, non ha voluto fondare una religione, non è venuto se non per gli ebrei: come si spiega che poi questi libri portano come sottotitolo ‘chi era l’uomo che ha cambiato il mondo’?”. Come ha fatto a cambiare il mondo se non ha fatto niente? Quindi, ripeto, sono perfettamente d’accordo con queste poche pagine di prefazione che conosciamo del libro del Papa,. Non si tratta di negare il frutto dell’esegesi storica che effettivamente può fare la parte di Gesù, la parte dei Vangeli, ma il fatto è – e mi è piaciuto molto questo concetto del Papa – che tutti questi sviluppi successivi, anche della fede della Chiesa, non si spiegano se non c’è stato un fatto, una persona, un evento prima che ha determinato questa novità assoluta, che ha piantato il seme da cui è venuto tutto il resto. Io posso dire che la gente di oggi dice che Gesù è reale molto meno di quello che è scritto nei Vangeli: Gesù storico è molto di meno, non è questo, non è quello, non è quello... Io sono persuaso che è infinitamente di più di quello che è scritto nei Vangeli, Gesù, non di meno. |