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CONTRO-INFORMAZIONE

L'inchiesta su Gesù di Pesce-Augias

Una delle ennesime costruzioni storiche (farlocche) su Gesù

 

Augias-Pesce - Inchiesta su Gesù

Papa Benedetto XVI darà presto alle stampe un libro interamente dedicato alla figura di Gesù dal titolo "Gesù di Nazareth. Dal Battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione”. Quali sono stati i motivi che hanno spinto il Papa a scrivere un tale libro? I motivi vanno ricercati nella indagine teologica degli ultimi decenni. Fino alla metà del secolo scorso si leggevano straordinari libri su Gesù di autori come Karl Adam o Romano Guardini, quindi si è verificato uno strappo tra quello che si suole definire il "Gesù storico" e il "Cristo della fede”. In base a questa distinzione l’uomo Gesù descritto dagli studiosi finiva per appare sempre più diverso e lontano dall’uomo-Dio dei Vangeli e della Chiesa.

Tali ricostruzioni finivano però per essere tra loro contraddittorie, e presentavano una figura di Gesù modellata a seconda degli autori e dei loro ideali. Come risultato di ciò sembra essere penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità l’idea che di Gesù “noi sappiamo ben poco di certo” e Benedetto XVI denuncia come questo fatto costituisca una situazione “drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento. Nella prefazione del libro, il cui testo è già stato reso noto, Benedetto XVI rileva appunto che la distanza tra il Gesù storico e il Cristo della fede è diventata sempre più grande: col trascorrere dei secoli, si è diffusa l’impressione di sapere con certezza ben poco sulla figura di Gesù e solo più tardi la fede nella sua divinità ne ha plasmato l’immagine.

È proprio in questa confuzione che va inquadrata un'altra delle tante inchieste su Gesù Cristo, quella che vede come autori del volme Corrado Augias (giornalista, scrittore, editorialista del grande quotidiano liberal La Repubblica e agnostico) e Mauro Pesce (professore di storia della Chiesa all’Università di Bologna). Tale volume, che nella lettura si presenta come una brutta copia del best-seller di successo dello scrittore cattolico Vittorio Messori "Ipotesi su Gesù", ha per titolo “Inchiesta su Gesù. Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo”. Recensioni critiche sono state mosse non soltanto dal quotidiano della CEI per la penna di Raniero Cantalamessa, ma addirittura dalla autorevole rivista dei gesuiti Civiltà cattolica, per la penna di Giuseppe de Rosa.

 

I DOCUMENTI DEL DIBATTITO CULTURALE

Chi era veramente Gesù.
Un'inchiesta su Gesù che non risolve il suo vero mistero

di padre Raniero Cantalamessa, Avvenire del 18/11/2006

Un attacco alla fede cristiana
di Giuseppe de Rosa, Civiltà Cattolica del 02/12/2006

Il libro «Inchiesta su Gesù» di Corrado Augias e Mauro Pesce, pubblicato nel settembre scorso da Mondadori e tra i più venduti della stagione, è «un attacco frontale alla fede cristiana». Lo sostiene «La Civiltà Cattolica» in una recensione a firma di padre Giuseppe De Rosa, secondo cui il libro ritiene che il cristianesimo abbia falsato la figura di Gesù «cristianizzandolo» e facendone quello che egli non sarebbe stato. Nel libro «sono negate tutte le verità cristiane essenziali, quali la divinità di Gesù, la sua incarnazione, la sua concezione verginale, il carattere redentivo della sua morte, la sua risurrezione dalla morte». Padre De Rosa definisce poi «assolutamente inaccettabile proprio sul piano della storia» la frattura che il professor Pesce pone tra il «Gesù della storia» e il «Gesù della fede», perchè «in realtà questa frattura non esiste».

Vian: «Un pregiudizio dividere la religione dalla cultura»
di Sebastiano Cinel, Avvenire del 06/01/2007
Gesù, gli storici e la vera posta in gioco
di Sebastiano Cinel, Editoriale di Avvenire del 07/01/2007

Non solo un uomo
di Gianfranco Ravasi, in Famiglia Cristiana n.3/2007
In questo articolo l'illustre biblista solleva alcune obiezioni di fondo sul metodo del lavoro utilizzato da Pesce: per comprendere la figura di Gesù – ricorda – bisogna tenere conto che i dati storicamente verificabili, soprattutto nei Vangeli, sono impastati con la dimensione religiosa.
La risposta di Pesce e la replica di Ravasi in Famiglia Cristiana n.4/2007

Don Romano Penna: Basta con i travisamenti sulla figura di Gesù Cristo
a cura di Francesco Ognibene, in Avvenire del 02/03/2007
Intervista a don Romano Penna, docente di esegesi del Nuovo Testamento alla Lateranense e tra le massime autorità nello studio della prima cristianità.


L'INTERVISTA


Intervista a Padre Raniero Cantalamessa

Nella catechesi della prima udienza generale del 2007, Benedetto XVI esorta i cristiani a riconoscere e fuggire le forme subdole e pericolose di rifiuto di Dio: «È il dramma del rifiuto di Cristo, che, come in passato, si manifesta e si esprime anche oggi in tanti modi diversi. Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla presentazione di un Gesù modernizzato, o, meglio, postmodernizzato. Un Gesù uomo, ridotto a semplice ‘maestro di saggezza’ e privato della sua divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba».

Padre Raniero Cantalamessa

Il Radiogiornale della Radio Vaticana (03/01/2006) ha domandato a padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia, di commentare quest’affermazione del Papa.

Cantalamessa – La sua diagnosi è perfettamente vera: soprattutto a livello di divulgazione, questa è ormai la tesi che viene diffusa. I risultati sono inaccettabili per la fede, perché rendere il Gesù della storia irraggiungibile o insignificante significa minare alla base tutta la fede cristiana. Quindi, benvenuto questo libro che con l’autorità ed il prestigio del Papa possa invogliare tante gente a mettere un punto interrogativo a tutte queste proposte, inchieste o visioni di Gesù che allettano perché praticamente non chiedono più di credere in nulla. In esse, Gesù è un uomo come gli altri, lo sentiamo vicinissimo, ma non è più un Salvatore, non è più Dio che viene a salvarci.

Intervistatore – Il Papa scrive: “Io ritengo che proprio questo Gesù, quello dei Vangeli, sia una figura storicamente sensata e convincente”. L’attuale storiografia è d’accordo su questa tesi?

Cantalamessa – Qui, purtroppo, le strade si dividono, nel senso che la storiografia non credente naturalmente contesta questo, ma non può non farlo. A volte si dice che la fede condiziona la ricerca storica: è vero, certamente. Ma l’incredulità la condiziona infinitamente di più. Perché se uno si accosta a Gesù – l’ateo, il non credente, per i quali Dio non esiste – è ovvio che l’essenziale l’ha già risolto in partenza. Se Gesù non è Dio, non c’è parto virginale, la risurrezione è illusoria e anche tutto il resto. Quindi, bisogna distinguere la storiografia non credente dalla storiografia credente, soprattutto, direi, quella nata in relazione alle tesi di Bultmann, dopo gli anni ’60, che presenta un Gesù molto più raggiungibile attraverso i Vangeli di quanto si credesse prima. Gli esegeti, cioè, ritengono che il divario tra il Gesù predicato dalla Chiesa e quello reale dei Vangeli sia molto minore di quello che, sull’onda di Bultmann, si pensasse. In altre parole, noi possiamo – attraverso i Vangeli – ricostruire un’immagine verosimile anzi, come dice il Papa – e io sono perfettamente d’accordo – la più plausibile di Gesù. Perché non si spiega la nascita del cristianesimo, un fenomeno così repentino, così travolgente, se non si pone alla base un fatto che sia proporzionato a quello che ci presentano i Vangeli.

Intervistatore – Lei come studioso e come religioso, in che modo si spiega il successo di queste pubblicazioni che mettono in un certo senso in dubbio la storicità di quanto afferma la fede?

Cantalamessa – La spiegazione è un po’ la stessa che spiega il successo di Dan Brown con il suo “Codice da Vinci”: l’idea, cioè, che vi sia una scoperta di un qualcosa tenuto nascosto per secoli dalla Chiesa, e questo incuriosisce, alletta... Io mi auguro che molte persone, leggendo queste cose, capiscano che c’è una improbabilità di fondo, e in coerenza, alla fine di queste inchieste, si pongano la domanda cruciale: “Ma questo Gesù, che non ha fatto niente di nuovo, non ha portato nulla di nuovo che non fosse già nell’ebraismo, non ha voluto fondare una religione, non è venuto se non per gli ebrei: come si spiega che poi questi libri portano come sottotitolo ‘chi era l’uomo che ha cambiato il mondo’?”. Come ha fatto a cambiare il mondo se non ha fatto niente? Quindi, ripeto, sono perfettamente d’accordo con queste poche pagine di prefazione che conosciamo del libro del Papa,. Non si tratta di negare il frutto dell’esegesi storica che effettivamente può fare la parte di Gesù, la parte dei Vangeli, ma il fatto è – e mi è piaciuto molto questo concetto del Papa – che tutti questi sviluppi successivi, anche della fede della Chiesa, non si spiegano se non c’è stato un fatto, una persona, un evento prima che ha determinato questa novità assoluta, che ha piantato il seme da cui è venuto tutto il resto. Io posso dire che la gente di oggi dice che Gesù è reale molto meno di quello che è scritto nei Vangeli: Gesù storico è molto di meno, non è questo, non è quello, non è quello... Io sono persuaso che è infinitamente di più di quello che è scritto nei Vangeli, Gesù, non di meno.

 

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