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INTERVISTE E TESTIMONIANZE

Marcello Marrocchi

Un profeta con la chitarra

 

Marcello Marrocchi
Marcello Marrocchi

Sono pochissimi gli artisti che cantano Dio alla gente e tra di essi uno dei migliori è, senza ombra di dubbio, Marcello Marrocchi. I testi delle sue canzoni sono una vibrante protesta contro il rinnegamento di Cristo e dell'uomo da parte dell'umanità, sono delle sferzanti provocazioni alle coscienze di molti. Dopo aver ascollato i brani di Marcello Marrocchi è difficilissimo rimanere indifferenti ai contenuti presentati delle sue canzoni: lo spettatore recepisce chiaramente il messaggio fondamentale lancialo dalle sue canzoni: o si è con Cristo o contro di Cristo, non esistono vie di mezzo.

Ma perché questo cantautore si è deciso a mettere in musica dei testi che, più che strappare un facile applauso al pubblico (le sue musiche sono davvero belle) mirano a scuotere l'ascoltatore, dicendogli apertamente che i mali e le ingiustizie del mondo provengono dal peccato che è nell'intimo dell'uomo, dal rifiuto di Dio?

Marcello Marrocchi iniziò a comporre circa vent'anni fa, e il suo primo successo fu «Andiamo a mietere il grano»; ad esso seguirono altri brani come «Chitarra suona più piano», «Due ragazzi nel sole», «L'Ape Maya», e l'ultimo successo «Perdere l'amore», cantato da Mino Reitano, con il quale ha vinto al festival di Sanremo. Come lui slesso, però, ama raccontare presentandosi al pubblico, nonostante il successo abbia arriso subito alle sue canzoni, si accorse che gli applausi non gli bastavano a sentirsi realizzato come uomo. Soffriva perche gli mancava qualcosa, o meglio qualcuno: Dio. E, quando un uomo scopre Dio, scoppia dalla voglia di gridarlo agli altri, e lo fa come può: Marcello ha scelto di farlo alla sua maniera, cantando.

Un solo rammarico: i suoi splendidi album sono stati prodotti da case editrici cattoliche, come le Edizioni Paoline o la Editrice Elledici, e vengono venduti esclusivamente nelle loro librerie, riducendo così in misura notevolissima la fascia degli acquirenti. Purtroppo le altre case discogranche, più note e più potenti, hanno rifiutalo di pubblicare «quella roba», perché non si vende. È sempre la stessa storia, che ebbe la sua matrice duemila anni fa: allora Gesù e sua madre non trovarono posto negli alberghi di Betlemme, oggi non lo trovano tra i solchi di un CD di marca.

Oggi Marcello tiene concerti-dibattito in tutta Italia, prevalentemente nelle scuole e nei teatri. Ha avuto l'incarico da parte di Mons. Sepe di comporre una canzone per i cinquant'anni di sacerdozio dei Giovanni Paolo II, che lui stesso ha cantato nell'Aula Paolo VI alla presenza di Sua Santitàe dei 5000 sacerdoti venuti da tutto il mondo. L'ultimo lavoro è uscito, publicato in collaborazione con la C.E.I., è il CD intitolato "La perla preziosa", che ha come tema "le parabole" tratte dai Vangeli ed è accompagnato da un libretto a cura del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e con il commento alla varie canzoni scritto da mons. Gianfranco Ravasi con la presentazione di don Paolo Giulietti (direttore del Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile).

 

Il sito web ufficiale di Marcello Marrocchi è:
www.marcellomarrocchi.it

 

L'INTERVISTA


Intervista a Marcello Marrocchi

Marrocchi - La perla preziosa
Edito dalla Elledici, l'album è disponibile ad appena 13 euro

• Come sei approdato alla canzone di impegno religioso tu “uomo di mondo”?
La risposta te la dà il nuovo cd, “La perla preziosa”, perché un uomo di mondo onesto sente l’inquietudine del cuore e finché non trova qualcosa per cui valga la pena di sprecare la propria vita, non si dà pace. Sant’ Agostino era inquieto e ha trovato Dio, san Paolo era inquieto e ha trovato Dio; io, nella mia piccolezza ho scoperto che l’unico incontro che può riempire è l’incontro con Dio. Questa è “La perla preziosa”... Ascolta la canzone con quel titolo, e capirai.  

• Per chi le scrivi? E’ una forma di “evangelizzazione”, o vogliono solo essere belle canzoni?
Le canzoni le scrivo per tutti. Ho partecipato a 14 Sanremo, ho vinto nel 1988 con “Perdere l’amore” cantata da Massimo Ranieri, che è stata definita una delle più belle canzoni del secolo XX. Nelle canzoni c’è il cuore di chi le scrive... chi scrive contro Dio è perché il suo cuore è contro Dio. Se uno pensa che tutto quello che ha è un dono di Dio, allora la canzone che scrive trasmette quello che ha nel cuore. Noi uomini a volte trasmettiamo le cose cattive. Io mi sforzo di trasmettere cose buone, impegnate: temi come le parabole, la lotta per la vita, le riflessioni sulla Bibbia...

• Hai trovato difficoltà, quando ti sei dato a questo genere?
Qualcuno sorrideva all’inizio.... Però, se vedono in te la convinzione di quello che fai ti rispettano. Questo mi è capitato. Anche quelli che erano contro rispettavano la mia fede, il mio impegno.

• Che genere di canzoni facevi prima di queste?
Ranieri ha cantato una mia canzone “Notte di Natale” composta quando avevo appena 15 anni. Già da piccolo scrivevo “Io sono un peccatore che torna vicino ai tuoi altari”, però non capivo ancora bene il senso del peccato e tutto il contorno. Poi ho sfruttato i miei talenti per scrivere canzoni più leggere che rendevano soldi... quelle d’impegno religioso, ahimè, non rendono! Certo noi autori cristiani forse dovremmo essere più aiutati. Ne varrebbe la pena no? Per fare le cose per bene ci vuole purtroppo il vil denaro. Io ho coinvolto persone importanti, Amedo Minghi per “Un uomo venuto da lontano”, Ivana Spagna per “Mamma Teresa” in mondovisione, Ranieri per “Il Figliol prodigo” cantata nell’Aula Nervi...

• Puoi rivelarci perché canti tu stesso le tue canzoni?
Me le canto io perché... perché nessuno può demandare ad altri la testimonianza della propria vita. E perché spesso gli altri, i cantanti di successo, non capiscono che si può cantare anche senza platea, senza l’occhio del grande fratello, del video...

• Quali progetti hai ancora in cantiere?
Sì, vorrei fare la vita dei santi di questo secolo: Comboni, Padre Pio, Madre Teresa, Gio Paolo II, Escrivà, forse anche Maria Goretti...

(tratto dal "Bolletino Salesiano" del gennaio 2003)

 

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