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INTERVISTE E TESTIMONIANZE

Magdi Allam

Magdi Cristiano Allam è nato al Cairo, in Egitto, nel 1952. È arrivato in Italia da giovane e ha studiato sociologia alla Sapienza. Esperto di islam, sabato sera in San Pietro ha ricevuto il battesimo da Papa Benedetto XVI.

 

Magdi Allam
Magdi Cristiano Allam

La notizia ha fatto letteralmente il giro del mondo. L'eco della conversione al cattolicesimo di Magdi Allam, avvenuta nella basilica di San Pietro al termine della veglia pasquale del 2008 per mano di papa Benedetto XVI, è rimbalzata dalla Cnn alla Bbc, dal New York Times al Jerusalem Post. Le immagini del vicedirettore del Corriere della Sera con il capo chinato dinanzi al fonte battesimale hanno lasciato di stucco il pianeta e commosso il popolo dei fedeli. Allam, pur non essendo praticante, si è sempre definito un musulmano laico. La sua storia è comunque un esempio di tolleranza e di scambio con la cultura occidentale e lo stesso cristianesimo. Nato al Cairo, nel 1952, da piccolo la madre lo fece studiare in un collegio cattolico. In Italia per studiare all'università, lo scrittore si è poi laureato in Sociologia alla Sapienza di Roma, per iniziare poi una brillante carriere giornalistica, prima al Manifesto e Repubblica, poi al Corriere della Sera, dove oggi è uno degli editorialisti di punta. Esperto del mondo islamico, Allam si è occupato da subito dei temi dell'integrazione, puntando il dito contro il fondamentalismo e le contraddizioni di ampi settori dell'opinione pubblica islamica. Un giornalismo controcorrente, senza peli sulla lingua, pagato anche di persona. Magdi Allam vive oggi sotto scorta, assegnatagli dal ministero degli interni, in seguito a minacce della dirigenza di Hamas, per le posizioni contro il terrorismo e l'integralismo espresse a più riprese dal giornalista.

Subito si è scatenata una ridda di riflessioni, commenti, interpretazioni. E, inevitabilmente, sono arrivate anche feroci critiche arrivate soprattutto dai media arabi. Aref Ali Nayed, direttore del Centro regale di studi strategici islamici ad Amman, in Giordania, esponente del gruppo, parla di "atto deliberato e provocatorio in un'occasione così speciale e in modo così spettacolare". Severe critiche sono arrivate anche da un noto analista palestinese, Khaled Amayreh, nel sito online di Hamas, Palestine-Info. "Il Vaticano – scrive l'opinionista islamico – non può sperare in buone relazioni con i musulmani e al tempo stesso continuare ad incitare all'odio e al razzismo nei confronti di una religione che ha un miliardo e mezzo di seguaci, compresi milioni di europei e centinaia di migliaia di italiani".

La polemica non smuove però Magdi Allam, fiero nel difendere i motivi della sua scelta: «Non ho paura della morte, sono convinto che si debba andare avanti, – spiega in un'intervista a Libero – tutti noi dobbiamo proseguire sulla strada della verità, della libertà e dell'affermazione della vita. Non intendo cedere, né farmi intimidire in alcun modo. So di essere nel giusto. Sarebbe un errore madornale sottomettersi alle minacce di coloro che tramite le rappresaglie e le condanne immaginano di poter conquistare le nostre menti e sottomettere i nostri spiriti».

Allam difende anche la visibilità mediatica del suo battesimo: «Il Santo Padre è ben consapevole della realtà islamica. Ha compiuto questo gesto in modo pienamente autonomo e cosciente della situazione. Questa sua testimonianza sta ad indicare che, nel valutare tra il dovere di fede di accogliere nella cristianità coloro che chiedono di essere battezzati e le conseguenze sul piano dell'esplosione della violenza che questo gesto avrebbe potuto comportare, lui ha fatto primeggiare le ragioni della fede rispetto alle considerazioni di natura politico-diplomatica. Anche per questo Benedetto XVI si rivela un Papa veramente grande (...). Sono fiero di essere stato battezzato pubblicamente dal papa. Quello che voglio testimoniare è che la libertà religiosa è un diritto sacrosanto da sbandierare con orgoglio».

 

L'intervista a Magdi Allam

Intervista di Eleonora Barbieri tratta da Il Giornale del 25/3/2008.

Ora è Magdi Cristiano Allam, ed è una svolta «radicale e definitiva». La conversione è rottura dei ponti con il passato: «Quando credevo che potesse esistere un islam moderato». Scrittore e giornalista, vicedirettore ad personam del Corriere della Sera, Magdi Allam è diventato cattolico la notte di Pasqua, quando Benedetto XVI l’ha battezzato con le sue mani in san Pietro.

Magdi Allam riceve il battesimo da Benedetto XVI

• Come è cambiata la sua vita da sabato?
«È cambiata la gioia interiore che provo dentro di me, il senso di assoluta sintonia fra i valori in cui ho sempre creduto e il contesto spirituale, culturale e sociale del cattolicesimo a cui ho aderito. Mi sento forte e determinato nel mio percorso per affermare la verità, la vita e la libertà».

• A quali valori si riferisce?
«Quelli assoluti, universali, che rappresentano l’essenza della nostra umanità e che devono essere la base inconfutabile del dialogo».

• Un esempio?
«Se il dialogo si limita a una dissertazione su ciò che dicono il Corano, il Vangelo o l’Antico Testamento, o a una verifica se il Dio di una religione corrisponda a quello delle altre, allora non si potrà realizzare alcuna civiltà comune dell’uomo. La grandezza di Benedetto XVI è quella di aver affermato che, se parti dai valori inconfutabili che sono l’essenza della nostra umanità e ti accerti che su tali principi ci sia piena sintonia, allora è possibile avviare un percorso di vero riavvicinamento fra culture e religioni diverse».
Nella lettera al Corriere parla di una svolta radicale e definitiva.

• Rispetto a che cosa?
«Rispetto a un passato dove ho immaginato che ci potesse essere un islam moderato. E in cui credevo si dovesse difendere a tutti i costi una realtà nella sua essenza dottrinale e teologica. Ma ora ho definitivamente rotto i ponti con l’islam e con ciò che costituisce».

• In che senso?
«Oggi estremismo e terrorismo rappresentano la prima emergenza internazionale e la più grave minaccia alla sicurezza nazionale. Ma penso che l’estremismo si alimenti di una sostanziale ambiguità insita nel Corano e nell’azione concreta svolta da Maometto».

• Perciò ha scritto che l’islam è «fisiologicamente violento»?
«Il fatto che le efferatezze e le nefandezze dei terroristi trovino una legittimità islamica e coranica obbliga ad approfondire il discorso sulla radice del male. Così ho toccato con mano una realtà incompatibile con quei valori che considero non negoziabili».

• Quando è cominciato il percorso di avvicinamento al cattolicesimo?
«Sul piano della conoscenza quando avevo 4 anni, al Cairo. Mia madre decise di affidare la mia educazione alle suore comboniane: lì frequentai asilo ed elementari. Alle medie e al liceo studiai dai salesiani dell’istituto Don Bosco. Ho vissuto in collegio: non ho soltanto studiato la Bibbia, ho sperimentato la convivenza con religiosi cattolici e con ragazzi italiani cattolici. E ho apprezzato la testimonianza di chi, attraverso le opere che mirano al bene comune, attesta la propria fede».

• Sua madre era religiosa?
«Sì, musulmana praticante. Scelse le suore perché credeva che i valori fossero fondamentali. Poi se ne pentì un po’. Perché non ho mai condiviso un certo zelo nel praticare l’islam, ho sempre avuto molta autonomia. È così che mi sono reso conto che il cattolicesimo corrisponde perfettamente ai valori che albergano in me».

• Quando è arrivata la svolta?
«Cinque anni fa, quando mi sono ritrovato costretto a vivere con la scorta per le minacce degli estremisti. E questo nonostante il mio impegno per diffondere in Italia un islam moderato. Ma questa azione si è rivelata sterile e quelle stesse persone che ritenevo moderate non lo erano affatto: mi sono dovuto ricredere».

• La sua conversione è una sconfitta dell’islam moderato?
«Non si può parlare di islam moderato ma, piuttosto, di musulmani moderati. Il dialogo è possibile solo con chi, in partenza, aderisce ai valori assoluti. Primo fra tutti la sacralità della vita. È il principio fondamentale: ma la vita è oltraggiata e vilipesa al punto che, per alcuni, come i terroristi suicidi, la massima spiritualità cui ambire è la morte».

• Che altro ha influito sulla sua conversione?
«Negli ultimi anni ho incontrato molte persone cattoliche di buona volontà. In Comunione e liberazione, in religiosi semplici di grande spiritualità, come suor Maria Gloria Riva e don Gabriele Mangiarotti. Ma il ruolo primario l’ha avuto il Papa, Benedetto XVI».

• Perché?
«Mi ha convinto della bontà di una religione fondata sull’indissolubilità di fede e ragione. Ha detto che la base per accreditare una religione come vera è l’accettazione dei diritti fondamentali della persona, la sacralità della vita, la libertà di scelta, la parità fra uomo e donna».

• Difese il Papa già dopo il discorso di Ratisbona nel 2006.
«Sono orgoglioso di averlo difeso, da musulmano. E non l’ho fatto solo per il diritto formale alla libertà di espressione: l’ho sostenuto anche nel merito della sua analisi sull’espansione dell’islam».

• Il cammino è stato lungo, ma a un certo punto si sarà detto: «Mi converto». Quando?
«Circa un anno fa. Mi sono confidato con monsignor Rino Fisichella, che mi ha seguito nel mio percorso. Un lungo tragitto che ha trovato il culmine sabato sera».

• Essere battezzato dal Papa non è da tutti. Che cosa si prova?
«Un’emozione fortissima. Sono rimasto teso per tutta la cerimonia. Lo considero il dono più grande che la vita potesse riservarmi».

• E le polemiche?
«In Italia esistono alcune migliaia di convertiti dal cristianesimo all’islam, e nessuno li ha mai condannati o minacciati. Viceversa, se un musulmano si converte succede il finimondo ed è condannato a morte per apostasia. In Italia ci sono migliaia di convertiti che vivono la loro fede in segreto, per paura di non essere tutelati. Mi sono convertito pubblicamente per dire a queste persone: uscite dalle catacombe, vivete in modo chiaro la vostra fede. Non abbiate paura».

• Ha detto che la Chiesa ha paura ad accogliere pubblicamente i convertiti: perché?
«La Chiesa teme di non poterli tutelare. E per le rappresaglie che possono subire i cristiani nei Paesi musulmani. Ma è sbagliato: l’estremismo e il terrorismo sono fenomeni di natura aggressiva, non reattiva. Giovanni Paolo II condannò la guerra in Irak: e in Irak i cristiani sono massacrati».

• Andrà a Messa. Ha paura?
«Purtroppo vivo sotto scorta da 5 anni: andrò blindato anche in chiesa. Ho intitolato un mio libro Vincere la paura: perché l’obiettivo dei terroristi islamici è raggiunto se ci lasciamo sopraffare dalla paura. È questa la loro arma».

• Si aspettava critiche?
«Ho messo in conto reazioni violente da parte di alcuni, ma non mi lascio intimidire. È una battaglia di civiltà, che va combattuta e vinta tutti insieme. Altrimenti sarà la fine della nostra civiltà occidentale e dell’Italia come nazione. Ma sono confortato da un fiume di telefonate, messaggini ed email di tantissimi italiani. La maggior parte della gente perbene ha condiviso il mio gesto. È questo che conta».

 

Il libro "Grazie Gesù"

Il lungo percorso spirituale di Allam della conversione dall'islam al cattolicesimo

Magdi Cristiano Allam - Grazie Gesù

Magdi Cristiano Allam
GRAZIE GESÚ
La mia conversione dall'islam al cattolicesimo

Mondadori – 2008

All'indomani della sua conversione c'è stata una bufera mediatica. Additato come apostata e condannato a morte dagli estremisti islamici, non ha nascosto la sua conversione al cristianesimo e ha scritto il libro «Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo» (Mondadori, pagine 204, euro 18), nel quale il giornalista racconta il difficile percorso che lo ha portato alla fede cristiana. Dal libro di Magdi Cristiano Allam pubblichiamo alcuni brani dal primo capitolo, «Il mio battesimo». Il libro verrà presentato alla Fiera di Torino e sarà disponibile nelle librerie a partire dal 9 maggio 2008.


«È stato il giorno più bello della mia vita. Ricevere il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. Per me, all’età di quasi 56 anni, è un fatto storico, unico e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Nella notte del 22 marzo 2008, ricorrenza della Veglia Pasquale, durante la solenne liturgia celebrata nella magnificenza della Basilica di San Pietro, culla della cattolicità, sono rinato in Cristo. Dopo un lunghissimo travaglio vissuto da musulmano per un’eredità acquisita dai genitori e con una storia personale di dubbi, lacerazioni e tormenti, si è accesa in me per volontà divina e per scelta responsabile la luce della vera fede cristiana. La metamorfosi spirituale si è compiuta, a partire dalle 21, nel corso di tre ore che mi sono parse interminabili, trascorse con un’emozione incontrollabile, tradita esteriormente dai nervi a fior di pelle, per la radicalità del processo esistenziale che si stava realizzando dentro di me e, in parte lo ammetto, per il freddo che ha preso il sopravvento su di me e mi ha accompagnato sin dall’inizio della grandiosa cerimonia nell’atrio della Basilica, accompagnato dalla pioggia e da una temperatura rigida.

Dentro la Basilica le luci erano spente. Io mi trovavo all’esterno, insieme ad altri sei catecumeni, adulti in attesa di ricevere i sacramenti d’iniziazione cristiana, seduto nella parte del sagrato più esposta al vento. E proprio in quel freddo umido, che abitualmente mi rende un po’ agitato e mi impone una maggiore concentrazione per ascoltare, riflettere, valutare ed elaborare i concetti, ho cominciato a rivivere il film della mia vita interiore. Mezzo secolo da ripercorrere a ritroso fotogramma dopo fotogramma, sezionati con il bisturi talvolta impietoso e talaltra misericordioso della religione, con la debita calma per avere l’ultimissima riconferma inconscia di una decisione già assunta consciamente e, al tempo stesso, con la fretta necessaria a ricomporre la cornice complessiva della mia esistenza in un quadro armonioso in grado di accogliere felicemente l’immagine dell’Evento lungamente atteso e ormai sul punto di realizzarsi, rileggendo e reinterpretando il passato e ridefinendo e rivoluzionando il futuro. (…) Dall’atrio Benedetto XVI ha guidato la processione dirigendosi verso l’altare, dopo che il diacono cantando per la terza volta il Lumen Christi ha fatto risplendere le luci della Basilica.

È iniziata così la fase decisiva della mia conversione al cristianesimo, a cui ero evidentemente chiamato dalla grazia divina che mi aveva accompagnato sin dalla più tenera età, facendomi incorrere in una serie di “casi” rivelatisi tutt’altro che fortuiti, che in realtà celano la volontà del Signore che discretamente ci viene incontro pur senza farci rilevare la sua presenza. Attraversando lentamente la navata centrale in coda al corteo, ho rievocato in un momento il fatto saliente da cui prese origine un percorso di spiritualità interiore che, a partire dall’età di quattro anni, sfocerà oltre mezzo secolo dopo nella conversione in Cristo. Era il settembre del 1956. Ho ancora fisso nella mente il giorno in cui iniziò il mio lungo travaglio con un pianto fragoroso quando mia madre Safeya, aiutata e persuasa dalla famiglia presso cui lavorava, i Caccia, facoltosi imprenditori tessili italiani residenti da generazioni al Cairo, la mia città natale, mi consegnò nelle mani di suor Lavinia, che mi infilò sotto la sua veste affinché non assistessi alla partenza della mamma, affidandomi così all’educazione e all’affetto delle religiose comboniane devote a San Giuseppe. Successivamente, dalla quinta elementare fino all’ultimo anno della maturità scientifica studiai presso i salesiani dell’Istituto Don Bosco.

Per 14 anni ho vissuto da interno in collegio nelle scuole gestite da religiosi italiani cattolici. (…) Ho potuto toccare con mano la realtà di donne e uomini che avevano scelto di votare la loro vita a Dio in seno alla Chiesa servendo il prossimo, indipendentemente dalla sua religione e nazionalità, e che testimoniavano la loro fede cristiana tramite opere volte alla realizzazione del bene comune e dell’interesse della collettività. Lì cominciai a leggere con interesse e partecipazione la Bibbia e i Vangeli rimanendo particolarmente affascinato dalla figura umana e divina di Gesù. Ebbi modo di frequentare la chiesa di San Giuseppe situata di fronte alla scuola delle suore comboniane, e quella di Don Bosco interna all’Istituto salesiano. Di tanto in tanto assistetti alla santa messa e una volta capitò che mi avvicinai all’altare e ricevetti la comunione. Fu un gesto che, da un punto di vista religioso, non aveva significato dal momento che non ero battezzato ma evidentemente segnalava la mia attrazione per il cristianesimo e la mia voglia di sentirmi parte della comunità cattolica. (…) La mia conversione non è stata affatto né un colpo di fulmine conseguente a un evento traumatico gioioso o triste che sia, così come non è stata per nulla una mera adesione razionale scaturita dalle letture dei testi sacri o dal confronto puramente intellettuale con chi è a favore o chi è contrario alla fede cattolica.

È stata invece il frutto maturo di un lungo percorso di vita vissuta, fatta di studio e di conoscenza diretta delle fonti del sapere ma, soprattutto, di esperienze di incontro con l’altro che hanno coinvolto tutto me stesso, sedimentando pian piano nel mio animo e nella mia mente strati sempre più consistenti di adesione spirituale e razionale all’amore e alla fede in Gesù. (…) Infine è giunto il momento decisivo del Battesimo. Stavo rinascendo in Cristo, mi apprestavo a fare i primi passi da autentico cristiano. Mi sono alzato e diretto al fonte battesimale, accompagnato dal padrino. Per la prima volta mi sono trovato davanti a Benedetto XVI. Ero consapevole che proprio in quell’attimo si stava realizzando il destino che la grazia divina mi aveva assegnato 56 anni prima, sin dalla mia nascita. Mi sono inchinato con il rispetto e l’umiltà del fedele che crede nel primato religioso del papa, quale vicario di Cristo in terra. Mi sono avvicinato al fonte, ho abbassato il capo e Benedetto XVI mi ha fatto colare sulla testa l’acqua benedetta: “Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. (…)

La fase immediatamente precedente e il momento stesso del mio battesimo li ho vissuti come un’autentica liberazione. Per 56 anni ho percepito me stesso come musulmano e, tutt’attorno a me, gli altri mi hanno individuato come un musulmano. A 56 anni sono rinato da cristiano azzerando l’identità islamica che ho consapevolmente e volutamente rinnegato. Dentro e fuori di me tutto cambierà. Nulla sarà più come prima. Per chi, come me, considera la fede religiosa e la sfera dei valori assoluti, universali e trascendenti come il fondamento della vita, del pensiero e dell’azione, l’adesione al cristianesimo si traduce in un cambiamento radicale dell’insieme della personalità e dell’esistenza. Certamente ci vorrà del tempo affinché questa adesione alla fede in Gesù sia sempre più piena e partecipe. Mi sento come un bambino che sta sperimentando i primi passi della sua nuova vita cristiana. Ma la voglia di camminare e di correre da cristiano è tanta! Grazie Gesù».

 

Il sito web degli amici di Magdi Cristiano Allam è:
www.magdiallam.it

 

REAZIONI


Il box pubblicitario pubblicato in prima pagina sull'Osservatore Romano del 16 maggio 2008

L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, spicca per il fatto di ospitare pochissima pubblicità. Ma venerdì 16 maggio sembra aver fatto una eloquente eccezione: un box in prima pagina, un due terzi dello spazio in sesta, e una intera ultima pagina. L'inserzione pubblicizzava il libro Grazie Gesù di Magdi Cristiano Allam: la storia della sua conversione.

Un libro e soprattutto un autore che invece hanno subito un pessimo accoglimento da parte di testate come Nigrizia (mensile dei comboniani) Popoli (rivista missionaria dei gesuiti italiani) e Aggiornamenti Sociali (storica rivista dei gesuiti del Centro San Fedele di Milano, diretta da padre Bartolomneo Sorge). Sulla rivista Tempi, settimanale fondato e diretto da Luigi Amicone, Rodolfo Casadei spiega il come e il perché di questo incredibile ostracismo: un sorprendente e quanto mai relativismo religioso e culturale che permea queste testate progressiste.

 

 

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