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INTERVISTE E TESTIMONIANZE

Alessandra Borghese

 

Dal jet-set allo spirito

Oggi sarà di moda riscoprire la dimensione religiosa, spirituale ma, non è certo di moda essere cattolici e soprattutto esserlo in modo integrale, cioè rispettare davvero gli insegnamenti della Chiesa e del Papa

di MARCO TOSATTI
(da "La Stampa" del 21/10/2004)

Alessandra Borghese - Con occhi nuovi

Alessandra Borghese
CON OCCHI NUOVI
Piemme – 2004

È l'umiltà, la virtù più spesso citata nel libro che racconta la conversione di Alessandra Borghese alla fede dei suoi avi; e umiltà è una parola che può suonare singolare, sulla bocca di una principessa, erede di una famiglia che ha dato Papi e cardinali alla storia, e nel cui nome inciso su pietra e marmo si inciampa quasi ad ogni passo, a Roma. Una conversione maturata in maniera «soft», quasi per osmosi, grazie a un'amica altrettanto nobile, Gloria Thurn und Taxis. «Non mi ero mai posta davvero il problema di Dio – scrive la Borghese – Credevo alla Sua esistenza, ma, in fondo, non mi importava nulla di Lui. In pratica vivevo come se non ci fosse. Con gli anni era andato crescendo in me un sentimento di critica e di disistima verso la Chiesa e verso chi ne faceva parte. Mi sembrava un mondo rigido, polveroso, antiquato, che non era possibile conciliare con una vita moderna, un pensiero aperto, tollerante». Può non essere semplice per qualcuno abituato a frequentare l'atmosfera rarefatta del jet set una conversione reale, da praticante convinta; anche se, come scrive «oggi sarà di moda riscoprire la dimensione religiosa, spirituale», non è certo di moda «essere cattolici e soprattutto esserlo in modo integrale. Cioè rispettare davvero gli insegnamenti della Chiesa e del Papa». Racconta Alessandra Borghese che «qualche volta i miei amici mi prendono un po' in giro: "Ecco, è arrivata la madre Badessa" scherzano. Io sorrido e li lascio dire. Non posso non pensare all'Alessandra di prima, che avrebbe ironizzato anche molto di più».

Leggendo il libro, e osservando la storia di Donna Alessandra, non si può non pensare immediatamente a Leonardo Mondadori, protagonista – prima di scoprire di essere irrimediabilmente malato-di una conversione clamorosa, narrata in un libro con Vittorio Messori. «Mi rivelò che voleva dare una testimonianza a tutti – racconta Alessandra Borghese – ma soprattutto a quelli del nostro ambiente. Una sua frase mi colpì molto. "Vedrai, li faremo cadere dalla sedia". E fu effettivamente così». A fianco di Caterina da Siena, la nobile romana racconta di amare molto «un altro santo, a cui devo un importante orientamento per la mia vita spirituale: Josè Maria Escrivà de Balaguer». Perché ci ha insegnato che «la via della santità passa per le cose normali, il lavoro, la vita di famiglia, ma anche lo svago, l'amicizia».

 

L'INTERVISTA

Quell'inquietudine che mi spalancò a Cristo

"Non ho avuto una folgorazione sulla via di Damasco, ho scoperto che non si può amare Gesù se non si ama il suo corpo, cioè la Chiesa. E questo corpo non è retrogrado"

di ALESSANDRO PAVANTATI

Giornalista, scrittrice, esperta di arte. Alessandra Borghese ha un cognome noto: la sua famiglia ha fatto la storia di Roma negli ultimi secoli. La sua vita è quella, meno nota, di una persona che ha riscoperto se stessa riscoprendo Gesù Cristo, in un percorso di dolore e rinascita. E autrice di un libro autobiografico dal titolo "Con occhi nuovi", edito dalla Piemme.

Lei ha intitolato il suo libro "Con occhi nuovi". Che cosa vedono questi occhi nuovi? Vedono meglio, di più, con più sfumature di quelli "vecchi"?
Attraverso gli occhi veniamo in contatto con le cose che ci circondano e ho pensato che un titolo così fosse emblematico e significativo. Che cosa vedono i miei occhi nuovi? Vedono la vita piena di speranza, piena di contenuto, piena di verità. Vedono la vita in maniera cristiana. Ho messo un po' di mistero, un po' di soprannaturale nella vita di tutti i giorni.

Da che cosa nasce il cambiamento?
Nasce sempre da un genere di insoddisfazione. A dire il vero, io devo ringraziare Dio per essere nata in una famiglia unita. Non mi è mai mancato nulla da un punto di vista materiale, perché ho avuto l'opportunità di fare degli studi ottimi, di parlare le lingue, di viaggiare, fare tutto quello che la gente 'ansima' di fare. Il cambiamento è stato mosso da un malessere di sottofondo, insoddisfazione e incompletezza. Prima pensavo di potercela fare da sola, ma quando Gesù Cristo entra nel nostro cuore tutto diventa più facile e ci si sente accompagnati in questa bellissima avventura che è la vita.

Quale è stata la chiave di volta?
Non ho avuto una folgorazione sulla via di Damasco come Saulo. Ho scoperto che non si può amare Gesù se non si ama il suo corpo, che è la Chiesa. Ho visto che questo 'corpo' non è così retrogrado, così antiquato o così 'polveroso' come pensavo. Questo pregiudizio è crollato grazie a un'amica che in maniera molto spontanea e diretta mi ha detto: 'Oggi vado a messa', ripetendomelo dopo 3 giorni. Tornare a messa in maniera così semplice e naturale è stata una prima apertura a questo grande mistero che è la nostra vita. Ma a quel punto il passo doveva essere più decisivo: ho incontrato un sacerdote, che mi ha proposto di confessarmi. Stando alla tradizione della Chiesa io mi sono riavvicinata a Gesù Cristo. Attraverso la confessione, l'Eucaristia, attraverso quei momenti come la messa, che sono alla portata di tutti ma che troppe volte noi snobbiamo.

In questi giorni si sente spesso parlare del binomio libertà-responsabilità. È vero che non c'è libertà senza responsabilità?
Noi pensiamo che essere liberi voglia dire essere capaci di decidere ciò che vogliamo della nostra vita: quella non è libertà, perché saremmo sempre prigionieri. La libertà è l'incontro con Gesù Cristo. Lo posso affermare per esperienza. La nostra religione è l'incontro con un uomo che non è stato solo un profeta duemila anni fa sulle strade della Palestina, ma che era Dio ed è risorto. La vera libertà, per me, è seguire Gesù Cristo. Colui che mi dice chi sono, da dove vengo, ma soprattutto dove sto andando.

Che cosa l'ha colpita del carisma di don Giussani?
Soprattutto una frase di don Giussani, che voglio ripetere proprio in occasione del Meeting: 'Lo scopo della fede, che ci è data, è la missione. Ma per l'aldiquà: la fede non ci è data per conservarla, ma per comunicarla. Non la si conserva se non si ha la passione di comunicarla'. Posso affermare che questo è assolutamente vero: mi ha stimolato e accompagnato in questi mesi di apostolato. Don Giussani è stato veramente un grande maestro.

Per questo, Alessandra Borghese ha vinto la paura di essere "tacciata di esibizionismo" e ha deciso di testimoniare la sua storia di fede.

 

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