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EVOLUZIONISMO

Evoluzione: la posizione della Chiesa

 

Sì all'evoluzione, ma non in chiave materialista

L'uomo deriva dalla scimmia?
Se l'uomo deriva dalla scimmia può dunque considerarsi come una scimmia un po' più evoluta: ecco come la scienza può diventare ideologia

La Chiesa non ha nulla da obiettare nei confronti della Teoria della Evoluzione: l'evoluzione è in sé perfettamente compatibile con il pensiero cristiano e con il concetto di creazione. Ciò che invece non è compatibile è l'antropologia darwinista – per nulla scientifica – che sostiene che tutto sia derivante dal caos. Questa impostazione non può essere infatti compatibile col cristianesimo, né con la ragione rettamente guidata.

Nella Lettera ai Membri della Pontificia Accademia delle Scienze di Giovanni Paolo II non si parla infatti di «darwinismo» ma soltanto di «evoluzione», anzi, di "evoluzioni" al plurale: «A dire il vero più che di teoria dell'evoluzione conviene parlare di teorie dell'evoluzione... Esistono infatti letture materialiste e riduttive e letture spiritualiste. Il giudizio è qui di competenza propria della filosofia e, ancora oltre, della teologia». Insiste il Papa: «Quanto alla concezione dell'uomo, la Rivelazione ci dice che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio (Genesi 1,28-29). È in virtù della sua anima spirituale che la persona possiede, anche nel corpo, una tale dignità. Pio XII aveva sottolineato questo punto essenziale: se il corpo umano ha la sua origine nella materia viva che esisteva prima di esso, l'anima spirituale è immediatamente creata da Dio». Infatti la materia non può secernere lo spirito. Ed è quanto il Papa sottolinea: «Le teorie dell'evoluzione che, in funzione delle filosofie che le ispirano, considerano lo spirito come emergente dalle forze della materia viva o come un semplice epifenomeno di questa materia, sono incompatibili con la verità dell'uomo. Esse inoltre sono incapaci dì fondare la dignità della persona».

Tra l'uomo e gli altri animali si verifica cioè – sempre secondo il Papa – un «salto ontologico», ossia un salto non soltanto psicologico o del comportamento, ma un salto che si radica nelle regioni profonde dell'essere stesso e che esige un intervento diretto di Dio nella creazione dell'anima. C'è una «discontinuità ontologica» che fa passare l'uomo dall'ambito materiale a quello spirituale, che proprio per questo non è verificabile a livello sperimentale ma è di spettanza della riflessione filosofica.

Il documento pontificio, di grande rilevanza per il dialogo tra la scienza e la fede, vuole mettere in guardia l'intera comunità scientifica dai rischi di una chiusura materialistica e immanentistica nei confronti dell'uomo e da una visione riduttiva che amputa l'uomo del suo valore unico, riducendolo a specie tra le specie, animale tra gli animali, chiuso a ogni richiamo, prospettiva e legge trascendente.

 

Perché la Chiesa dice NO alla lettura darwinista dell'evoluzionismo?

Come abbiamo visto la Chiesa rigetta un evoluzionismo inteso in chiave atea e materialistica mentre accetta un evoluzionismo aperto un creatore e ai valori spirituali, il che che non coincide neppure con il creazionismo fissista e fondamentalista americano.

La Chiesa ha rifiutato Darwin per la sua radicale impostazione materialistica della sua ipotesi: tutto è soltanto e unicamente materia in progressiva evoluzione mentre l'uomo non è nient'altro che un animale ai vertici del processo evolutivo e nulla più. È evidente come Darwin elaborò la sua teoria in pieno Ottocento, in clima di materialismo e positivismo trionfante. Engels scriveva in una lettera a Marx: «Darwin che sto leggendo è magnifico: sta facendo piazza pulita di tutta la teologia». Sappiamo benissimo invece che il cristianesimo ritenga di fondamentale importanza la diversità ontologica tra uomo e animale, dal momento che solo l'uomo è un essere dotato di un'anima immortale.

Quando Darwin formulò la sua teoria ignorava del tutto i principi della genetica e dell'ereditarietà, e solo in seguito alla scoperta del DNA (nel 1953) e dei lavori di Jacob e Monod si riformulòla teoria di Darwin in termini moderni. Per dirla con il famoso libro di Monod, Il caso e la necessità, l'evoluzione è il risultato del caso delle mutazioni e della necessità di adattamento all'ambiente.

 

La teoria sintetica dell'evoluzione e il progetto intelligente

Nel 1942 il biologo Julian Huxley elaborò quella che è chiamata la teoria sintetica dell'evoluzione e che è ancora dominante nella comunità scientifica internazionale. Questa teoria poggia sul principio della selezione naturale, ma trova alcuni ostacoli nella paleontologia (i cosiddetti "anelli mancanti"). Oggi è in atto un dibattito tecnico che, dopo la sintesi moderna degli anni '40, permetta di formulare un nuovo modello teorico che non nega l'intuizione di base di Darwin, ossia l'evoluzione, ma rimette in discussione le modalità, ossia la selezione e il "caso".

Un gruppo di scienziati americani (tra cui il matematico William Dembski e il biologo Michael Bene) all'inizio degli anni Novanta ha ripreso con nuovi e più raffinati argomenti la critica tradizionale alla teoria evoluzionistica: diceva il vescovo Paley ( 1743-1805) che, non conoscendo gli orologi, nel caso se ne trovasse uno per strada, lo si attribuirebbe senza dubbio a qualcuno che lo deve aver progettato e costruito. Ugualmente la cellula e organi come l'occhio sembrano troppo complessi per essere frutto delle mutazioni casuali. I sostenitori dell'Intelligent Design o Disegno Intelligente sono convinti che nell'ambito dell'evoluzione naturale vi siano stati interventi deliberati di un "progettista" superiore (che non tutti identificano nel Dio cristiano), il quale ha orientato il processo affinchè comparisse l'uomo così come lo conosciamo.

 

Il vero pericolo di oggi secondo John Eccles

Nel dibattito è entrato un altro grosso calibro, John Eccles, premio Nobel per la Neurofisiologia. Sono infatti di altissimo valore i suoi studi sul cervello, come The Self and its Brain, scritto in collaborazione con Popper (traduzione italiana: L'io e il suo cervello, Armando, Roma 1986).

Il 1° marzo 1984 sir John Eccles tenne una lezione nell'Aula Magna di Medicina dell'università di Barcellona. Come neurofisiologo Eccles diagnosticò che «l'umanità è malata» per il fatto che «l'uomo post-darwiniano ha perso in questa epoca il senso della sua autentica grandezza e della sua immensa superiorità sugli animali». La responsabilità va caricata sul conto del materialismo che, oltre a essere una ideologia falsa, denigra l'uomo e lo tradisce abbassandolo a livello puramente animale. «Se non ci rendiamo conto di questa terribile minaccia, se perdiamo la nostra indole, la libertà umana verrà davvero eliminata come nel libro di Orwell, 1984. Anche se sopravvivesse la tecnologia, in un mondo totalitario l'umanità schiavizzata avrebbe perduto la sua anima in una lunga e oscura notte di barbarie culturale e intellettuale. In questo tragico momento dobbiamo sapere per che cosa stiamo lottando, dobbiamo valutare la grandezza dell'uomo e recuperare la nostra fede e la speranza in lui e nel suo destino, altrimenti tutto andrebbe perduto».

Sono parole molto gravi, ma fondate. Il materialismo, portato alle sue logiche conseguenze, demolisce la grandezza e la dignità dell'uomo, e lo espone alle più alienanti manipolazioni. È un concetto che ritornerà poi nel documento sull'evoluzionismo di Giovanni Paolo II. In una visione materialista non c'è più posto per un umanesimo degno di questo nome, va distrutta ogni sacralità della vita umana. In fondo è tragicamente vero che la morte di Dio è la morte dell'uomo.

 

Le logiche conseguenze del materialismo darwinista:
«L'uomo è una scimmia? Allora manipoliamolo»

Le conseguenze pratiche del cieco materialismo evoluzionista sono devastanti. Ne esplica alcune lo stesso Darwin, quando nel suo L'origine dell'uomo, dopo aver prodamato l'inferiorità mentale e fisica della donna rispetto all'uomo e dopo aver citato suo cugino, Francis Galton, padre dell'eugenetica moderna, propone che la generazione tra uomini avvenga nello stesso modo di quella tra bestie di un buon allevamento: «Vi è motivo per credere che la vaccinazione abbia salvato un gran numero di quelli che per la loro debole costituzione un tempo non avrebbero retto al vaiolo. Così i membri deboli delle società civilizzate propagano il loro genere. Nessuno di quelli che si sono dedicati all'allevamento degli animali domestici dubiterà che questo può essere altamente pericoloso per la razza umana», (op. cit. p. 628). E in conclusione: «L'uomo analizza scrupolosamente il carattere e l'ascendenza dei suoi cavalli, del suo bestiame e dei suoi cani, prima di accoppiarli; ma allorché giunge alle sue nozze, raramente o mai si prende una cura simile» (op. cit., p.973).

Riproporre oggi, dopo che anche la scienza ammette l'impossibilità di penetrare realmente nel regno della psiche, l'idea che Darwin ha dell'uomo, non è allora altro che il tentativo di fondare filosoficamente un terribile tentativo in atto: quello di cancellare il concetto di "diritti umani", abbassandoli al livello dei diritti animali; quello di eliminare la concezione cristiana che vincola la dignità umana all'anima immortale (infusa direttamente da Dio nell'istante in cui uno spermatozoo feconda un ovulo), alla salute fisica, alla povertà o alla ricchezza; quello, in sintesi, di trasformare i medici in veterinari.

Ecco spiegato il celebre discorso di Veronesi (Corriere della Sera, 15 maggio 2005) sul suo essere "animalista e vegetariano", e nel contempo sull'uomo che equivale geneticamente allo scimpanzè, per poi legittimare la sperimentazione sugli embrioni umani. Quello che importa è infatti abbassare l'uomo al livello di animale, per giustificare così, filosoficamente, l'aborto selettivo dei feti malati, o semplicemente imperfetti; le diagnosi prenatali con scopo eugenetico, sino alla proclamazione, come ha fatto Franco Chiarenza, vicepresidente della Fondazione Einaudi, del "dovere" per i genitori di eliminare i figli con handicap; la selezione eugenetica degli embrioni, e mille altre mostruosità, sino alla stessa eutanasia. Proprio riguardo a quest'ultima, infatti, in un libro in cui ne propone la liceità, Veronesi scrive: «Considero la morte nient'altro che un evento biologico. È la rigenerazione, il lasciare spazio agli altri, come fanno gli animali che da vecchi si staccano dal branco per andare a morire da soli. (...) Siamo parte di un grande disegno biologico che prevede quattro tappe. Nascere, procreare, allevare i figli e morire» (L'ombra e la luce, Biblioteca di Repubblica). Il resto, per lui come per altri darwinisti, sono favole e sentimentalismi da cattolici.

 

Pericolose derive darwiniane del passato:
dal darwinismo sociale alla pratica della eugenetica

L'uomo ha valore solo
quando è sano?

I sostenitori del "darwinismo sociale", termine coniato dal filosofo Herbert Spencer, lamentavano il fatto che la civiltà moderna proteggesse i "meno adatti" dalla necessaria selezione, permettendo il perpetuarsi di tratti indesiderabili o "degenerati".

Verso il 1900 si svilupparono nuove teorie razziali che attecchirono soprattutto nella Germania nazista fondate sulla concezione, propria del darwinismo sociale, della sopravvivenza del più adatto, che prospettavano uno sviluppo della razza tale da salvare la cultura occidentale da un inesorabile declino. Houston Stewart Chamberlain, inglese profondamente legato alla Germania, si dedicò all'analisi della civiltà, aspirando ad un futuro migliore e più degno. La sua riflessione razziale, accompagnata da fondamenti scientifici e eruditi per acquisire validità assoluta, si prestò facilmente ad eccessi. La storia stessa veniva interpretata come una incessante lotta tra due termini antitetici, la razza germanica da un lato e quella giudaica dall'altro.

Come in natura il forte vive e il debole soccombe, così nella società possiamo pensare che il più forte, cioè il più intelligente, il più ricco, il più potente possa e debba prevalere sul più debole, cioè sul meno capace, sul povero, sull‘emarginato: sembra una cosa "secondo natura". Possiamo anche pensare che poi gruppi razziali, nazionali, etnici (intesi in qualunque senso) possano competere fra di loro e i più deboli siano soppressi o asserviti ai più forti (razzismo, nazionalismo esasperato, guerre di conquista, caste sociali). Ma se pensiamo che l'uomo sia qualcosa di diverso da un semplice animale, che se anche se le sue funzioni fisiche non sono sostanzialmente diverse da quelle degli animali tuttavia egli è qualcosa di qualitativamente diverso, che abbia cioè anche un anima, uno spirito qualcosa insomma di non riconducibile semplicemente al meccanismo biologico allora il darwinismo sociale non può essere accettato.

In base alla prospettiva cristiana l'uomo è qualcosa di diverso da un animale, è creatura a cui Dio ha dato una natura spirituale ed immortale, e un posto privilegiato nel creato: conseguentemente per lui non valgono quindi le leggi comuni della natura ma altre, date proprie alla sua natura e espresse anche direttamente da Dio. In questa prospettiva l'uomo è amore, solidarietà, fraternità. Il forte non sopprime il debole ma gli da il suo aiuto fraterno, uomini di popoli e razze si riconoscono come fratelli nell'unico Dio Creatore.

Le teorie razziali sorsero con una coloritura essenzialmente aristocratica, che trovò espressione nelle posizioni degli ideologi di fine secolo, che proposero come alternativa alla rivoluzione di massa la pratica dell'igiene razziale: attraverso forme di selezione e procreazione controllata, gli individui più adatti sarebbero sopravvissuti nella lotta per l'esistenza, divenendo i membri di una élite razziale. Il darwinismo sociale, inteso come la lotta per la sopravvivenza e il prevalere degli individui più adatti, divenne ben presto una componente essenziale delle teorie razziali, in stretta connessione con il problema della eugenetica.

 

PER CAPIRE

Determinismo. Ritiene che una volontà trascendente (Dio) ha concepito ogni elemento esistente, e ne ha determinato le strette finalità. Nulla è lasciato al caso, nulla avviene spontaneamente o in libertà, tutto era preordinato.

Evoluzionismo. Teoria che, a partire dai dati della Teoria dell'Evoluzione, che si presenta in formulazioni molto variegate, tende a diventare una visione del mondo di stampo ideologico.

Eugenetica. Quella disciplina scientifica volta al perfezionamento della specie umana attraverso lo studio e la selezione dei caratteri fisici e mentali ritenuti positvi (eugenetica positiva) e la rimozione di quelli negativi (eugenetica negativa).

Disegno intelligente. Si riferisce alla recente teoria che afferma che l'universo e gli esseri viventi siano stati creati da una causa o agente intelligente, e non da un processo come la selezione naturale guidata dal caos.

Fondamentalismo. Atteggiamento di chi sostiene che la Bibbia, essendo di ispirazione divina, non può essere contraddetta dalle scoperte scientifiche. Scienze che pretendessero smentire queste verità della Bibbia, andrebbero sconfessate per il loro ostinato rifiuto della Parola di Dio. L'atteggiamento cattolico rigetta tale visione fideista, oggi diffusa in taluni ambienti «biblicisti» di matrice protestante, che tendono a fare della lettura della Sacra Scrittura o della sua esegesi l'unico punto di riferimento veritativo.

Creazionismo. Oggi il termine è riservato a certi movimenti che si oppongono attivamente all'evoluzionismo. Secondo questi movimenti, Dio autore dell'universo lo ha creato letteralmente come è raccontato nella Bibbia.

Fissismo. Un aspetto del fondamentalismo: le specie viventi sono oggi e saranno in futuro sempre uguali, come sono state create da Dio all'inizio.

Materialismo. Corrente filosofica che sostiene primato e originarietà della materia rispetto allo spirito. Per la sua matrice atea, esclude ogni possibilità di un ente spirituale creatore e ordinatore dell'universo.

Concordismo. Scienza e Fede provengono ambedue da Dio, perciò non possono essere in disaccordo tra loro. Si tratta della posizione ufficiale cattolica, ribadita nella enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II.


COME SPIEGARLO AI RAGAZZI


Creazionismo ed evoluzionismo:
universo e materia sono creati o eterni?

I ragazzi del catechismo, di fronte alle pagine della creazione, dicono che è diverso da quello che imparano a scuola. Sono conciliabili creazione ed evoluzionismo?

La prima cosa da tenere presente quando si affrontano questi problemi è distinguere fra il metodo d'indagine (e le conclusioni) della scienza e le affermazioni tipiche della teologia. Si tratta di due punti di vista diversi. Gli enunciati della scienza riguardano il come e il divenire delle cose; quelli della teologia si portano più in alto e intendono rispondere al perché e alle ragioni profonde capaci di dare una spiegazione ultima alla realtà. Se si tiene presente questa distinzione, non si può opporre creazione a evoluzione. L'evoluzione risponde alla domanda scientifica: come si è formato l'universo? La creazione risponde alla domanda più profonda: come ha avuto origine l'universo? Così stando le cose, il contrario della creazione è l'eternità della materia non l'evoluzione, il contrario dell'evoluzionismo è il fissismo.

Storicamente risulta vero che la dottrina della creazione si espresse in categorie fissiste, ma bisogna anche dire che allora non poteva essere diversamente. Quando, con Darwin, si affacciarono le teorie evoluzionistiche, si avvertì disagio da parte della teologia e della Chiesa a sposare le nuove teorie, anche perché esse venivano normalmente presentate in un contesto ateo e materialistico. Dopo alcuni decenni di scontri le cose si chiarirono in modo definitivo. Nel 1950, una enciclica di Pio XII, l'Humani generis, riconosceva autoritativamente la possibilità di un evoluzionismo teistico-finalistico anche totale fino alla formazione dello stesso corpo umano, riservando la creazione dell'anima direttamente a Dio.

La Sacra Scrittura e, di conseguenza, il pensiero della Chiesa non hanno finalità scientifiche, ma salvifiche. Il documento conciliare Dei Verbum sulla divina rivelazione ha affermato che «i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere» (n. 11 ). Non spetta dunque alla Chiesa decidere se è vero l'evoluzionismo o il fissismo, ma alla scienza che, per parte sua, sembra ormai aver scelto il primo in modo sostanzialmente unanime e definitivo. Anche il racconto della Genesi va letto con questo spirito: il libro sacro non intende prendere posizione su problemi di ordine tecnico e scientifico; esso vuole soltanto affermare che tutto è creato da Dio, lasciando però impregiudicato se questo è avvenuto direttamente o indirettamente, salvo sempre il caso dell'anima dell'uomo, a cui il racconto serba una particolare attenzione. Lo schema dei sei giorni è uno schema didattico-religioso, quasi "liturgico" come ebbe a dire Giovanni Paolo II in una delle sue catechesi, che non può assolutamente essere preso alla lettera.

Lo scontro è dunque sul punto iniziale: l'universo ha una origine oppure è eterno? Secondo la teoria evolutiva più accreditata, l'universo ha preso origine circa quindici miliardi di anni fa dallo scoppio di una molecola iniziale (il famoso Big Bang). Ma questa concentratissima molecola è creata o è eterna? Questo problema non può però essere affrontato dalla scienza, perché è ben al di là delle sue possibilità, ma appartiene alla filosofia e alla teologia. Il credente pensa che la materia non sia eterna, ma derivi dalla libera azione creatrice di Dio perché, oltretutto, essa è imperfetta, mutevole, contingente, incapace cioè di giustificare sé stessa. L'ateo adotta la posizione opposta: una posizione filosofica e non scientifica.

Ma c'è di più. Lo stesso processo evolutivo, per non urtare contro i primi princìpi della ragione, ha bisogno di un Essere assoluto e perfetto che dia ragione della produzione di esseri superiori da parte di esseri inferiori (nessuno può dare ciò che non ha) e che governi con la sua intelligenza il cammino ascensionale che conduce all'uomo, vertice e re del creato. Altrimenti tutto va rimesso al caso. Di conseguenza, l'unico evoluzionismo possibile è quello teistico-evoluzionistico. La posizione del cattolico è esattamente questa.

 

IL MAGISTERO DELLA CHIESA

Fede cristiana e teoria dell'evoluzione
– Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al Simposio internazionale

L'enciclica Humani Generis di Pio XII

 

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