| 
APPROFONDIMENTI




 

|
TEMI CULTURALI
La decostruzione dell'uomo secondo René Girard
Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione Oggi ci sono tre aree in cui l’uomo è in pericolo: nucleare, terrorismo e manipolazione genetica. Ecco le idee spietate di un grande pensatore.
di GIULIO MEOTTI
(da "Il Foglio" del 21 marzo 2006)

Il grande studioso e accademico di Francia René Girard
|
Nonostante gli ottantaquattro anni, René Girard non ha perso niente della fibra di pensatore radicale, quasi terminale. Sta lavorando a un nuovo saggio su Karl von Clausewitz. Autore di opere capitali del pensiero contemporaneo come La violenza e il sacro e Il capro espiatorio, eletto fra i quaranta “immortali” dell’Académie française, René Girard è il più grande antropologo vivente insieme a Claude Lévi-Strauss. In questa intervista al Foglio, Girard torna su quella che ha definito “la grande questione antropologica del nostro tempo”.
Apre con una domanda: «Può esserci una antropologia realistica che precede la decostruzione? In altre parole: è lecito e ancora possibile affermare una verità universale sul genere umano? L’antropologia contemporanea, strutturalista e postmoderna, nega quest’accesso alla verità. Il pensiero attuale è la castrazione del significato. Sono pericolosi questi tentativi di mettere in discussione l’uomo». È questa l’origine, secondo Girard, dello “skandalon” della religione nell’epoca della neosecolarizzazione. «A partire dall’illuminismo, la religione è stata concepita come puro non sense. August Comte aveva una teoria precisa sull’origine della verità e il suo intellettualismo ottocentesco ricorda molto quello in voga oggi. Comte diceva che ci sono tre fasi: religiosa, che è la più puerile; filosofica e infine scientifica, la più vicina alla verità. Oggi nel discorso pubblico si mira a definire la ‘non verità’ della religione, indispensabile invece per la sopravvivenza della specie umana. Nessuno si domanda quale sia la funzione della religione, si parla solo di fede: "Io ho fede". Ma poi? La teoria rivoluzionaria di Charles Darwin sperava di aver dimostrato l’inutilità di una istituzione antica quindicimila anni come la religione. Oggi ci si prova nella forma del caos genetico enunciato dal neodarwinismo. Si prenda uno scienziato come Richard Dawkins, è un pensatore estremamente violento e vede la religione come qualcosa di delinquenziale».
La religione ha una funzione che va oltre la fede e la veridicità del dono monoteista: «La proibizione dei sacrifici umani. Il mondo moderno ha deciso che è la proibizione il non sense. La religione è tornata a essere concepita come il costume del buon selvaggio, uno stato primitivo di ignoranza sotto le stelle. La religione è invece necessaria a reprimere la violenza. L’uomo è una specie unica al mondo: l’unica che minacci la propria sopravvivenza attraverso la violenza. Gli animali durante la gelosia sessuale non si uccidono a vicenda. Gli esseri umani sì. Gli animali non conoscono la vendetta, la distruzione della vittima sacrificale legata alla natura mimetica delle moltitudini plaudenti». Oggi si accetta solo una definizione di violenza come pura aggressione: «È perché si vuole renderla innocente. La violenza umana è invece desiderio e imitazione. Il postmodernismo non riesce a parlare di violenza: la pone fra parentesi e semplicemente ne ignora l’origine. E con essa la verità più importante: la realtà è da qualche parte accessibile».
René Girard proviene dal radicalismo francese. «Mi sono riempito la testa con le pagliacciate e il semplicismo mediocre e stupido dell’avanguardia. So bene quanto la negazione postmoderna della realtà possa condurre al discredito della domanda morale dell’uomo. L’avanguardia un tempo relegata in ambito artistico oggi si estende a quello scientifico che ragiona sull’origine dell’uomo. In un certo senso, la scienza è diventata una nuova mitologia, l’uomo che crea la vita. Così, ho accolto con grande sollievo la definizione di Joseph Ratzinger di "riduzionismo biologico", la nuova forma di decostruzione, il mito biologista. Mi ritrovo anche nella distinzione dell’ex cardinale fra scienza e scientismo».
L’unica grande differenza fra l’uomo e la specie animale è la dimensione religiosa. «È questa l’essenza dell’esistenza umana, è l’origine della proibizione dei sacrifici e della violenza. Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione. La microeugenetica è la nuova forma di sacrificio umano. Non proteggiamo più la vita dalla violenza, schiacciamo invece la vita con la violenza. Per cercare di appropriarci del mistero della vita a nostro beneficio. Ma falliremo. L’eugenetica è il culmine di un pensiero iniziato due secoli fa e che costituisce il più grande pericolo per la specie umana. L’uomo è la specie che può sempre distruggere se stessa. Per questo ha creato la religione».
Oggi ci sono tre aree in cui l’uomo è in pericolo: nucleare, terrorismo e manipolazione genetica. «Il Ventesimo secolo è stato il secolo del classico nichilismo. Il Ventunesimo sarà il secolo del nichilismo affascinante. Aveva ragione C. S. Lewis quando parlava di "abolizione dell’uomo". Michel Foucault aggiunse che l’abolizione dell’uomo sta diventando un concetto filosofico. Non si può più parlare oggi dell’uomo. Quando Friedrich Nietzsche annunciò la morte di Dio, in realtà stava annunciando la morte dell’uomo. L’eugenetica è la negazione della razionalità umana. Se si considera l’uomo come mero e grezzo materiale da laboratorio, un oggetto manipolabile e malleabile, si può arrivare a fargli qualsiasi cosa. Si finisce per distruggere la fondamentale razionalità dell’essere umano. L’uomo non può essere riorganizzato».
Secondo Girard, oggi stiamo perdendo di vista anche un’altra funzione antropologica, quella del matrimonio. «Una istituzione precristiana e valorizzata dal cristianesimo. Il matrimonio è l’indispensabile organizzazione della vita, legata alla richiesta umana di immortalità. Creando una famiglia, è come se l’uomo perseguisse l’imitazione della vita eterna. Ci sono stati luoghi e civiltà in cui l’omosessualità era tollerata, ma nessuna società l’ha messa sullo stesso piano giuridico della famiglia. Abbiamo un uomo e una donna, cioè sempre un’opposizione. Alle ultime elezioni americane del 2006, la vera vittoria è stata del matrimonio naturale ai referendum».
La noia metafisica dell’Europa
L’Europa è immersa in quella che l’arabista della Sorbona Rémi Brague chiama noia metafisica. «È una bella definizione, anche se mi pare che la superiorità del messaggio cristiano diventi ogni giorno più visibile. Quando è più attaccato, il cristianesimo brilla di maggiore verità. Essendo la negazione della mitologia, il cristianesimo splende nel momento in cui il nostro mondo si riempie di nuove mitologie sacrificali. Lo skandalon della rivelazione cristiana l’ho sempre inteso in maniera radicale. Nel cristianesimo, anziché assumere il punto di vista della folla, si assume quello della vittima innocente. Si tratta di un capovolgimento dello schema arcaico. E di un esaurimento della violenza».
Girard parla di ossessione per la sessualità. «Nei Vangeli non c’è nulla di sessuale e questo fatto è stato completamente romanticizzato dalla gnosi contemporanea. La gnosi da sempre esclude categorie di persone e le trasforma in nemici. La cristianità è l’esatto contrario della mitologia e della gnosi. Oggi avanza una forma di neopaganesimo. Il più grande errore della filosofia postmoderna è aver pensato che potesse gratuitamente trasformare l’uomo in una macchina di piacere. Da qui passa la disumanizzazione, a cominciare dal desiderio falso di prolungare la vita sacrificando beni più grandi».
La filosofia postmoderna si basa sull’assunzione che la storia sia finita. «Da qui nasce una cultura schiacciata sul presente. Da qui origina anche l’odio per una cultura forte che afferma una verità universale. Oggi si crede che la sessualità sia la soluzione a tutto, invece è il problema, la sua origine. Siamo continuamente persuasi da una suggestiva ideologia del fascino. La decostruzione non contempla la sessualità all’interno della follia umana. La nostra pazzia è dunque nel voler banalizzare la sessualità facendone qualcosa di frivolo. Spero che i cristiani non seguano questa direzione. Violenza e sessualità sono inseparabili. E questo perché si tratta della cosa più bella e turpe che abbiamo».
È in corso un divorzio fra umanità e sintassi, realtà e linguaggio. «Stiamo perdendo ogni contatto fra il linguaggio e le regioni dell’essere. Oggi crediamo solo al linguaggio. Amiamo le favole più che in qualunque altra epoca. La cristianità è una verità linguistica, logos, Tommaso d’Aquino è stato il grande promulgatore di questo razionalismo linguistico. Il grande successo della cristianità angloamericana e dunque degli Stati Uniti si deve non a caso a straordinarie traduzioni della Bibbia. Nel cattolicesimo oggi c’è fin troppa sociologia. La chiesa è troppo spesso compromessa con le lusinghe del tempo e il modernismo. In un certo senso i problemi sono iniziati con il Concilio Vaticano II, ma risalgono alla precedente perdita dell’escatologia cristiana. La chiesa non ha abbastanza riflettuto su questa trasformazione. Come possiamo giustificare la totale eliminazione dell’escatologia persino nella liturgia?».
Girard ripete che l’umanità non è mai stata così in pericolo quanto oggi. «È la grande lezione della formula di Karol Wojtyla: "cultura della morte". È la sua più bella intuizione linguistica. E fa il paio con l’altra definizione di Joseph Ratzinger della "dittatura del relativismo". Il nichilismo del nostro tempo si chiama decostruzione, in America detta anche "teoria". Il nichilismo trasformato in rispettabile teoria filosofica. Tutto diventa frivolo, gioco di parole, scherzo. Abbiamo iniziato con la decostruzione del linguaggio, siamo finiti con la decostruzione in laboratorio dell’essere umano».
Insieme alla mancanza di rispetto per la vita umana, la decostruzione del corpo è l’altra sfida di cui parla Girard. «Scagliata dalle stesse persone che da un lato vogliono prolungare infinitamente la vita e dall’altro ci dicono che il mondo è sovrappopolato». Il critico letterario George Steiner scrive che anche l’ateismo è metafisico. «Certamente, Steiner ha sempre idee meravigliose. G. K. Chesterton diceva che il mondo moderno è pieno di idee cristiane impazzite. Anche l’illuminismo è stato dunque un prodotto della cristianità. Prendi una figura come Voltaire, esempio di cattivo illuminismo che ha contribuito alla decristianizzazione della Francia. Tuttavia, Voltaire ha sempre difeso le vittime ed era un grande cristiano, anche senza saperlo. Per questo dico che sono peggio i cattivi interpreti della dottrina cristiana degli outsider. La cristianità continua a proporci una spiegazione affascinante e persuasiva sul male dell’uomo. Ma stiamo perdendo la dimensione apocalittica del cristianesimo. Le persone si renderanno conto che nessuna società può sopravvivere senza religione. Il romanticismo cristiano ha dimenticato che questa religione ha per prima disinnescato la violenza sacrificale. Oggi è molto più realistica dell’ottimismo della scienza che crea l’uomo per ucciderlo. L’apocalisse non è la rabbia di Dio, ma l’ira dell’uomo su se stesso. L’apocalisse non è dietro di noi, ma davanti a noi. L’Apocalisse non è stata scritta per Dio, ma per l’uomo. I fondamentalisti cristiani presenti in America sono apocalittici in senso sbagliato, pensano che Dio punirà l’uomo, non che l’uomo punirà se stesso. Oggi dobbiamo avere uno sguardo apocalittico per non dimenticare questa violenza originaria nell’uomo».
All’islam manca una cosa importante, la croce
Il discorso di Ratzinger a Regensburg è stato secondo Girard decisivo. «La sfida di Ratzinger lanciata al relativismo è di beneficio non solo per i cattolici, ma per i laici. E spero che Ratzinger sia una speranza per l’Europa. È un Papa molto simile ma anche molto diverso a Giovanni Paolo II. Wojtyla era irrefrenabile, voleva sempre essere visto e sentito. Benedetto XVI vuole invece pacificare le persone, è un grandissimo maestro di riflessione e di modestia. La religione cristiana, la più grande rivoluzione nella storia umana, è l’unica a ricordarci l’uso corretto della ragione. È una sfida che si gioca sul concetto di colpa. A lungo l’Europa ha deciso che i tedeschi dovevano essere il capro espiatorio. Era impossbile anche solo accostare comunismo e nazismo. Decretata la morte di Dio e la fine illuministica del senso religioso, si doveva tenere in piedi un "anti Dio", una controdivinità, il comunismo. Sono d’accordo con le tesi di Ernst Nolte sull’affinità fra nazismo e comunismo. Ogni regime totalitario è iniziato con la soppressione della libertà religiosa. Oggi questa anti Genesi rivive in una parte della scienza».
E’ questo il senso della definizione, di cui si abusa, di Henri De Lubac: “Umanesimo ateo”. «Mi onoravo della sua amicizia. Quando fui accusato di non essere cristiano, De Lubac mi disse che tutto quello che scrivevo era giusto e non c’era niente di eretico. La grande crisi demografica dell’Europa è uno dei vari segni di questa paralisi. L’ideologia del nostro tempo è l’ostilità alla vita in quanto tale. La cultura moderna ritiene che la mitologia, vecchia e nuova, sia a favore della vita, mentre la religione sarebbe contro. È l’esatto contrario. Il nuovo dionisismo ha un volto violento e mortale, lo ha capito tra i primi Thomas Mann. Domina oggi una forma di nausea esistenzialista, che è erede dello spleen romantico».
Siamo così etnocentrici che pensiamo che solo gli altri siano nel giusto nel rivendicare la superiorità della propria religione. «L’islam mantiene una relazione con la morte che mi convince della assoluta estraneità di questa religione ai miti arcaici. La relazione mistica dell’islam con la morte ce lo rende più misterioso. L’islam è una religione del sacrificio. Il cristiano invece non muore per essere imitato. Dobbiamo ricordarci le parole di Cristo a Paolo: "Perché mi perseguiti?". Nel cristianesimo che distrugge ogni mitologia c’è una dialettica costante fra la vittima e il persecutore, nell’islam questo non esiste. L’islam elimina la problematica della vittima. In questo senso, c’è sempre stato un conflitto fra cristianità e islam. All’islam manca la cosa più importante: una croce. Come la cristianità, l’islam riabilita la vittima innocente, ma lo fa in modo militante. La croce al contrario mette fine ai miti arcaici e violenti. La croce è il simbolo dell’inversione della violenza, la resistenza al linciaggio. Oggi la croce si oppone al sacrificio dionisiaco dei nuovi miti. La cristianità, a differenza dell’islam, ha proibito il sacrificio».
René Girard ha sempre scelto di non dire cose accomodanti e facili. «Sono stato, anche qui in America, molto ostracizzato. Oggi posso infischiarmene di quello che pensano di me. Non dobbiamo arrenderci al fascino, c’è così tanto da imparare dal passato. Rileggo spesso la storia di Giuseppe nell’Antico Testamento perché è la più bella esemplificazione della cristianità. Sono sposato dal 1951, ho nove nipoti e tre figli. Mia moglie è protestante, e non si è mai convertita al cattolicesimo». Qui parte una delle tante risate serafiche di quest’uomo severo e verticale. «Ho un figlio in affari, una pittrice e un avvocato. Dell’America amo il suo grande paradosso, avere dentro di sé le più efficaci protezioni contro i peggiori aspetti di se stessa. Protezioni che l’Europa ignora. Qui ho conosciuto la vera indipendenza. Sono circondato dalla vita. Tuttavia, non posso fare a meno di pensare che questo sia il tempo del silenzio, un silenzio gravido di significati».
|
APPROFONDIMENTI

|