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CHIESA & MONDO
Vero e falso ecumenismo
Il falso ecumenismo
Viene definito ecumenismo quel movimento religioso sorto all'inizio del 1900 per iniziativa soprattutto dei protestanti mirante all'unione delle diverse confessioni cristiane in modo da preparare una grande chiesa ecumenica che superi tutte le divisioni dottrinali e disciplinari.
I promotori di questo falso ecumenismo sembrano recentemente intenzionati ad estendere questo concetto a tutte le religlioni con l'intenzione di creare una sorta di religione sincretista universale basata sulla fratellanza tra i popoli (ad esempio il movimento new age). La dottrina ecumenista così come proposta da costoro risulta del tutto inconciliabile con la dottrina cattolica che insegna esservi già una sola vera chiesa e una sola unica chiesa nel cui ovile e sotto l'autorità del cui pastore hanno tutti la possibilità di trovare pienamente realizzate le parole di Cristo.
Infatti la dottrina ecumenista non correttamente intesa:
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nega, come affermato nel Credo, che vi sia una vera chiesa dotata di unità, unicità, santità, cattolicità (cioè universalità) e apostolicità;
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negando che vi sia una sola Chiesa, nega anche l'unità del supremo pastore, Cristo, e del suo legittimo vicario, il Papa (a tal proposito si faccia riferimento al documento Dominus Iesus circa l'unicità e la universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, emanato dalla Congregazione della Dottrina della Fede);
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professando di voler superare le divisioni dottrinali, nega l'oggettiva verità dei dogmi e presume di poter fondare l'unità sull'errore e sull'eresia;
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riconoscendo pari dignità a tutte le Chiese, pone di fatto la Chiesa di Cristo a livello di una setta dal momento che riconosce , inoltre negando che sia istituzione divina, nega che sia governata di fatto da Dio e che solo attraverso di essa gli uomini possono conseguire la salvezza eterna;
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afferma che l'uomo può salvarsi anche al di fuori della vera Chiesa aderendo ad una qualunque setta cristiana, alle superstizioni pagane o agli idoatri;
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nega la necessità dello zelo missionario della Chiesa (preoccupazione già esplicitata da papa Giovanni Paolo II in occasione dell'enciclica Redemptoris Missio);
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propugna la laicità dello stato, il relativismo e l'indifferentismo religioso a danno della verità e a favore dell'errore
La grande lotta dei movimenti anticlericali nei confronti della Chiesa Cattolica è quella di contestare che sia una istituzione divina ma puramente umana, passibile di ammodernamenti (vedi il celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile, la morale sessuale, ecc.). La Chiesa però non è una organizzazione umana di persone che si mettono d'accordo e che come ogni altra qualsiasi organizzazione è chiamata a progredire nel tempo. La Chiesa è chiamata semmai ad approfondire sempre più le verità contenute nelle Scritture in virtù della azione dello Spirito Santo e ad annunciare queste verità. Se la Chiesa fosse una semplice istituzione umana, essa stessa non sarebbe più il luogo da cui ottenere la salvezza.
Lo zelo missionario pertanto non è spinto da motivazioni politiche, ideologiche o filantropiche, ma è basato su un esplicito comando di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Andate e fate mie discepole tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mc 16,15-20)
L'ecumenismo posto in questi termini non è altro che l'esito di un errore protestante e delle sue dirette infiltrazioni in seno al mondo cattolico, così come in passato è stato il modernismo, "somma di tutte le eresie" secondo quella storica definizione di Papa San Pio X nella Enciclica Pascendi Dominici Gregis.
Oggi il cattolicesimo è la religione più perseguitata, una persecuzione attuata da razionalisti, atei, massoni, anticlericali e anti-cattolici che hanno compreso che il modo migliore di indebolire la Chiesa non è quella di combatterla apertamente, ma il favorire del proliferare dell'eresia al suo interno. Le eresie che hanno proliferato nella Storia della Chiesa infatti sono spesso maturate al suo interno da parte di teologi appartenenti alla Chiesa stessa e hanno costretto il Magistero ecclesiastico a precisare sempre più nel corso dei secoli la dottrina cattolica.
Il rischio dell'inquinamento della dottrina e della verità è un rischio sempre presente anche oggi nelle approssimazioni teologiche in materie di fede, inoltre la stessa decadenza morale è diretta conseguenza dell'indebolimento della dottrina teologica. Una contraffazione dell'apostolato oggi consiste proprio nel pensare, agire e vivere come gli altri allo scopo di stabilire un dialogo apparentemente più fruttuoso. Ma un tale metodo non porta affatto alla conversione degli altri e neppure ad una crescita della verità: noi dobbiamo gettare un ponte tra Cristo e il mondo, non perché siamo noi ad attraversarlo, ma per perché gli altri possano pervenire all'incontro con Cristo mediante la nostra testimonianza di vita e la difesa della fede.
Il vero ecumenismo
Il vero ecumenismo è evidenziato dalla pratica della verità nella carità.
Il documento che tratta dell'ecumenismo è il decreto conciliare Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II, emanato il 21 novembre 1964 ossia lo stesso giorno della pubblicazione della costituzione conciliare Lumen Gentium. Infatti un buon ecumenismo deve poggiare su una retta comprensione della ecclesiologia cattolica. Questo documento conciliare è diviso in 3 capitoli: dopo una introduzione il primo capitolo parla dei principi cattolici sull'ecumenismo, il secondo capitolo dell'esercizio dell'ecumenismo, il terzo capitolo parla delle comunità ecclesiali separate (ortodossi e protestanti).
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Il ristabilimento dell'unità fra tutti i cristiani è uno dei principali intenti del Vaticano II – Questo desiderio dei padri conciliari arrivò dopo un movimento di base di cristiani che sentirono il desiderio di incamminarsi verso la via dell'unità invocando la Trinità, professando la fede in Gesù Cristo Signore e Salvatore e facendo riferimento al Vangelo e alla Sacra Scrittura.
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La Chiesa cattolica si è conservata nell'unità
– La Chiesa cattolica afferma che, durante i duemila anni della
sua storia, è stata conservata nell'unità con
tutti i beni con i quali Dio vuole dotare la sua Chiesa, e ciò
malgrado le crisi spesso gravi che l'hanno scossa, le carenze
di fedeltà di alcuni suoi ministri e gli errori in cui
quotidianamente si imbattono i suoi membri. La Chiesa cattolica
sa che, in nome del sostegno che le proviene dallo Spirito,
le debolezze, le mediocrità, i peccati, a volte i tradimenti
di alcuni dei suoi figli, non possono distruggere ciò
che Dio ha infuso in essa in funzione del suo disegno di grazia.
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Non è possibile modificare il contenuto della
fede – Non si tratta in questo contesto di modificare
il deposito della fede, di cambiare il significato dei dogmi,
di eliminare da essi delle parole essenziali, di adattare la
verità ai gusti di un'epoca, di cancellare certi articoli
del Credo con il falso pretesto che essi non sono più
compresi oggi. L'unità voluta da Dio può realizzarsi
soltanto nella comune adesione all'integrità del contenuto
della fede rivelata. In materia di fede, il compromesso è
in contraddizione con Dio che è Verità. Tuttavia,
la dottrina deve essere presentata in un modo che la renda comprensibile
a coloro ai quali Dio stesso la destina, e rendendola facilmente
accessibile secondo le forme espressive proprie di ciascuna
civiltà (cf. Ut Unum Sit).
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Il primato della preghiera – Il Concilio Vaticano
II definisce la loro preghiera come anima dell'intero movimento
ecumenico.Quando si prega insieme tra cristiani, il traguardo
dell'unità appare più vicino e induce a guardare
con occhi nuovi la Chiesa e il cristianesimo.
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La conversione interiore – Non vi è
vero ecumenismo senza conversione interiore: per questo motivo
Il Concilio chiama sia alla conversione personale che a quella
comunitaria. L'aspirazione di ogni Comunità cristiana
all'unità va dunque di pari passo con la sua fedeltà
al Vangelo
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Il dialogo nella reciproca conoscenza e nel reciproco
rispetto – Sebbene dal concetto di «dialogo»
sembri emergere in primo piano il momento conoscitivo, ogni
dialogo ha in sé una dimensione globale, esistenziale
che coinvolge il soggetto umano nella sua interezza; il dialogo
tra le comunità impegna in modo particolare la soggettività
di ciascuna di esse.
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L'amore per la verità – Come afferma
la Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa,
«la verità va cercata in modo rispondente alla
dignità della persona umana e alla sua natura sociale,
cioè con una ricerca libera, con l'aiuto del Magistero
o dell'insegnamento, della comunicazione e del dialogo, con
cui, allo scopo di aiutarsi vicendevolmente nella ricerca della
verità, gli uni espongono agli altri la verità
che hanno scoperta o che ritengono di avere scoperta; e alla
verità conosciuta si deve aderire fermamente con assenso
personale». L'amore della verità è la dimensione
più profonda di una autentica ricerca della piena comunione
tra i cristiani. Senza quest'amore, sarebbe impossibile affrontare
le obiettive difficoltà teologiche, culturali, psicologiche
e sociali che si incontrano nell'esaminare le divergenze.
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