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EVOLUZIONISMO

Transumanismo: il nuovo incubo

Tra Nietzsche e Dawkins: l’uomo sarebbe ormai in grado di guidare la propria evoluzione. Unico ostacolo: l’etica figlia del monoteismo, accusato di tecnofobia. Il j’accuse di Fukuyama.

di MARIO IANNACCONE
da "Avvenire" (11/07/2006)

Nick Bostrom
Nick Bostrom

Parla di mutanti, chimere, commistioni fra umano ed elettronico. Perora la causa della clonazione, terapeutica e non. Sogna applicazioni tecnologiche per per l'aumento artificiale delle potenzialità cognitive. È il transumanismo (o transumanesimo), un movimento libertario radicale formato da scienziati, giuristi, filosofi e attivisti dei diritti civili che intende preparare l'opinione pubblica all'«inevitabile» applicazione all'uomo di tecniche capaci di modificare le caratteristiche che associamo all'umanità. La World Transhumanist Association, principale associazione del transumanismo, fu fondata nel 1998 dall'inglese Nick Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute presso l'Università di Oxford, e dal filosofo inglese David Pearce, autore di uno dei testi di riferimento del libertarismo tecnologico, The Hedonistic Imperative. All'inizio erano circondati da incredulità, racconta Bostrom, ma in meno di dieci anni tutto è cambiato: al congresso mondiale «Transvision», che si è concluso a Chicago nei giorni scorsi, i transumanisti non si sono chiesti se certe tecnologie esisteranno ma come andranno applicate.

Prendiamo uno degli scopi di questa corrente di pensiero: la «progettazione del paradiso», reso talvolta con l'espressione neutrale «miglioramento del benessere emozionale». Parrebbe un intento benefico e addirittura innocuo. Nella pubblicistica della fondazione inglese Btlc Research – la cui missione è diffondere il verbo transumanista – troviamo spiegato il suo vero significato: «gioia perpetua» indotta chimicamente da droghe in grado di produrre «livelli di benessere estatico» che vanno «oltre i limiti della normale esperienza umana». Ne parlava già Timothy Leary, il guru dell'età psichedelica, tra gli ispiratori del transumanismo assieme a Nietzsche, Huxley, Ayn Rand e Richard Dawkins. Oggi la chimica dell'estasi, leggiamo, è una realtà, «una rigorosa disciplina accademica e una matura scienza applicata».

Nei testi transumanisti si legge inoltre che presto si potrà allungare drasticamente la vita umana nell'attesa di scoprire il segreto dell'immortalità; che i bambini dovranno essere progettati; che l'uomo ha il dovere di autotrascendersi come specie, ora che i segreti del genoma sono a portata di mano; che elettronica, nanotecnologie e soprattutto ingegneria genetica renderanno l'umanità attuale del tutto obsoleta. Stiamo per essere introdotti, dunque, alla post-umanità, all'«umano post-darwiniano» potenziato da impianti neuronali, organi artificiali, genoma manipolato. L'uomo insomma sarebbe in procinto «di guidare la propria evoluzione». Quali sarebbero gli unici ostacoli al coraggioso mondo nuovo? La «tecnofobia» e il «tecnoluddismo», figli del monoteismo. Salutiamo dunque le straordinarie mutazioni prossime e venture, incoraggia Bostrom, e liberiamoci d'ogni vecchiume etico e religioso perché ciò che oggi appare utopia domani sarà banale normalità.

Francis Fukuyama non era nel torto quando nel 2003 definì questa corrente libertaria, in prospettiva, come una grave minaccia per l'umanità. La posta in gioco sono le essenziali caratteristiche umane: la nascita come evento naturale, la morte come fine della vita, la coscienza come unione fra corpo e anima, il corpo come progetto naturale. David Pearce sostiene che oggi sarebbe già possibile «sradicare la sofferenza da ogni vita senziente» ed «eliminare il liquido armamentario del nostro passato evolutivo». Per tali pensatori prima di tutto viene la volontà di potenza: l'uomo è destinato a trascendersi anche nella carne, perché tale destino gli è imposto dall'intelligenza.

Dopo un periodo di dubbi, lo scientismo libertario torna a radicarsi con tenacia nelle università e nei laboratori della ricerca scientifica come «coraggio laico», libertà di ricerca e di applicazione, difesa dell'eugenetica «buona», punta avanzata della battaglia per le libertà laiche contro «l'oscurantismo monoteistico». La prima conferenza che un anno fa, all'Università di Stanford, ha affrontato le conseguenze legali ed etiche del «potenziamento umano» ha lasciato intendere quale sarà il fronte prossimo della bioetica: l'accesso alle tecniche del potenziamento umano sarà articolato nel linguaggio dei diritti civili. Chi vorrà usare memorie artificiali da impiantare nel cervello, organi di senso potenziati dall'elettronica, arti cibernetici, s'appellerà ai diritti che garantiscono la cura delle disabilità. La «progettazione dei bambini» – eugenetica ringiovanita – si collegherà al diritto di accedere alle cure per la fertilità. La transumanista «libertà morfologica», cioè il diritto a modificare il proprio corpo anche in forme mostruose, sarà garantita dalla conquista, di fatto già avvenuta, del diritto al cambiamento di sesso per motivi psicologici.

I filosofi che combattono l'«oscurantismo monoteistico» salutano tutto questo come un ritorno del vecchio paganesimo, con la sua difesa dei diritti del corpo. Il richiamo al paganesimo e alla sua nobiltà appare di continuo nei testi transumanisti. Ma il paganesimo antico non c'entra nulla in realtà. Viviamo sotto altre costellazioni, sotto cieli meno benigni. Il cardinale Ratzinger ne Il sale della terra ricordava che «il paganesimo precristiano aveva ancora una certa innocenza e il legame con gli dèi rappresentava ancora dei valori originari, che ponevano dei limiti al male», ma ora, «se cedono le forze che si oppongono al male, il tracollo sarà ancora più spaventoso». Se la forza morale della fede cristiana tecnòfoba e tecnoluddista venisse sottratta all'umanità, quest'ultima «vacillerebbe come una nave speronata da un iceberg e ci sarebbe un grave pericolo per la sua sopravvivenza». Ecco, il transumanismo e le sue promesse sono uno di quegli iceberg, gelidi, splendidi, che rendono insidiosissime le acque della navigazione futura. Sogni e incubi di cui – su questo hanno ragione i transumanisti – occorre senz'altro parlare. Da subito.

 

L’ingegneria genetica nuovo Eden Usa. Una lobby forte, edonista, sicura di sé, all’attacco dell’embrione

da "Il Foglio" (08/03/2005)

Il pioniere della medicina americana, Michael DeBakey, una volta disse: “Ho visto un Eden dove l’uomo, immortale e sempre giovane, volava sulle ali degli angeli. Ho trovato la chiave di quel giardino, l’ingegneria genetica”. La vita “inizia con la consapevolezza”, l’embrione è una “palla di cellule”, le staminali embrionali “l’unico futuro della ricerca” e la diagnosi preimpianto una “speranza per malattie mortali”. Non è Giovanni Sartori nè Umberto Veronesi. Si chiamano transumanisti. Sparsi in novantotto paesi, hanno rappresentanti ai più alti livelli dell’accademismo anglosassone. Il fondatore del movimento, Nick Bostrum, è un famoso ricercatore dell’Università di Yale che profetizza l’avvento di una “generazione di centocinquantenni”; uno dei pionieri del transumanismo, James Hughes, insegna al Trinity College, e Gregory Stock, autore del fortunato “Redesigning Humans”, è un decano della facoltà di medicina della Ucla. Quest’ultimo vorrebbe fare agli uomini quello che il suo predecessore, Roy Walford, negli anni Settanta fece con il topo: allungargli la vita da 40 a 56 settimane. Da quando nel 1998 Bostrum fondò la World Transhumanist Association, la loro popolarità è cresciuta enormemente. Il transumanista Max More, fondatore dell’Extropy Institute, sulla Cnn ha spiegato i vantaggi dell’ingegneria genetica e ha detto che “la morte è un’imposizione sulla razza non più tollerabile”. Nati da una costola dell’animalismo di sinistra, tecnofili fuoriusciti dalla galassia dei diritti umani e sostenitori dell’ “edonismo genetico”, i transumanisti sono stati i primi fautori della clonazione riproduttiva e dell’utilizzo di farmaci come Ritalin, Viagra e Prozac, la “soma” di Aldous Huxley. Il loro slogan recita: “Perché non usare gli strumenti della genetica per renderci più veloci, più sani e più longevi?”. Vorrebbero lavorare sulla linea germinale per produrre “figli forti e attraenti”. Se il vitro fallisce, auspicano una Kristallnacht delle provette e un nuovo eterno inizio.


Il motore della creazione

The Engines of Creation di Eric Drexler è la bibbia della nanotecnologia e del transumanesimo. Nel 1986 Drexler predicava la manipolazione in vitro degli embrioni umani, paragonandoli ai chips dei computer. E la pastorale futuristica si traveste della più rassicurante retorica dei desideri. Ad una conferenza a Yale nel luglio del 2003 si parlava dei “diritti delle future generazioni”, di quello a fare figli su misura e della “libertà di ricerca scientifica”. Il segretario del movimento, James Hughes, ha redatto una nota sul “Controllo dei corpi”, in cui augura la manomissione della linea germinale umana, commercio e clonazione degli embrioni, diagnosi preimpianto, maternità extrauterine e scelta del sesso. Se per la Pontificia accademia della Vita sono solo dei “maniaci della salute”, è pensando a loro che il presidente del Consiglio americano di bioetica, Leon Kass, ha scritto nel suo Life, liberty and defense of dignity che “omogeneizzazione, mediocrità, sottomissione, appagamento da droghe, degrado del senso estetico, anime senza amore e senza desideri sono gli inevitabili risultati del rendere l’essenza della natura umana l’ultimo progetto della padronanza tecnica. Nel suo momento di trionfo, l’uomo prometeico si trasformerà in un bovino compiacente”. Non è d’accordo l’ambientalista Bill McKibbon, perché “con l’ingegneria genetica ci evolveremo in persone più benigne e amorose”. Il bioeticista e transumanista dell’Università dell’Alabama, Gregory Pence, invita a trattare gli uomini per quello che sono, “scimmie compassionevoli”. Molti gli interlocutori nella comunità scientifica. Il London Times racconta che alle celebrazioni per i cinquant’anni della scoperta del Dna, James Watson ha detto che “le persone pensano che sia orribile rendere belle tutte le ragazze. Per me è meraviglioso”. In Cracking the Genome, un altro famoso genetista, Kevin Davies, sostiene che “l’infanzia della razza è alla fine e bisogna riscrivere il linguaggio di Dio”. Richard Lynn, professore emerito all’Università dell’Uster, per giustificare la selezione degli embrioni spiega che “il progresso evoluzionistico significa l’estinzione dei meno competenti”. Non a caso considerano loro capostipite il filosofo inglese William Godwin, che nel 1793 voleva ricorrere all’eugenetica per “estirpare tutte le infermità della natura”, compresa la malinconia. Secondo Francis Fukuyama con i transumanisti si avvererebbe anche la profezia di Émile Cioran: “La vita si crea nel delirio e si disfà nella noia”.

 

 

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