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BIOETICA & DINTORNI

Medici carnefici

Tutti si accaniscono a parlare di ingerenze della Chiesa Cattolica nella scienza, ricordando il caso Galileo Galilei. Perché mai nessuno ricorda le carneficine e gli obbrobri disumani perpetrati dalla scienza? Se manca Dio e la sua legge morale, allora davvero tutto è permesso.

 

Ecco cosa accadde a Dachau

La scienza medica si arricchì in una nuova maniera, in questo mondo infernale. È certamente lodevole che i medici, per interesse scientifico, facciano degli esperimenti per studiare gli effetti delle varie medicine. Ma un medico coscienzioso sarà attento perchè le persone sulle quali fa delle prove non subiscano danni. Questo riguardo non veniva usato a Dachau!

Esperimenti di malaria – «Un medico, il Dr. Klaus Sch. (condannato a morte dal tribunale degli alleati) voleva sperimentare un rimedio contro la malaria. La malaria, una malattia tropicale, non esisteva a Dachau. Avrebbe potuto andare ai tropici, ma perchè fare tante storie? Nel campo di concentramento si poteva fare tutto più comodamente. Si fece mandare dai paesi tropicali delle zanzare portatrici di malaria, si fece assegnare 300 prigionieri, più tardi ne sfruttò ancora di più devono essere stati assai più di mille , li fece pungere dalle zanzare e si creò così i suoi pazienti. Si «faceva» dunque prima i suoi malati, ma poi non era capace di guarirli. La maggior parte rimase con la malaria per tutto il tempo di prigionia, e molti ancora oggi sono tormentati da sempre nuovi attacchi. Fra questi vi era un grande numero di sacerdoti, soprattutto polacchi, ma anche tedeschi».

Esperimenti di flemmoni – «Un altro medico voleva sperimentare un nuovo trattamento contro i flemmoni. A Dachau vi erano molti malati di questa infiammazione al tessuto cellulare, e se questa non era troppo avanzata venivano curati nell'infermeria con le solite medicine. Ma un medico voleva sperimentare un nuovo rimedio biochimico. Per queste sue esperienze non si prese però delle persone già malate bensì venti sacerdoti sani. Ultimamente ebbi occasione di vedere le fotografie di questi esperimenti. Ferite purulente, grandi come la palma della mia mano, sui piedi, sulle gambe, sulle braccia! Dei venti sacerdoti ne morirono dodici. Solo otto uscirono salvi da questa esperienza, ma dopo molte sofferenze. Ad alcuni di loro si dovettero amputare braccia e gambe. Nessuno chiese conto al medico di queste esperienze, tutto era in ordine!


Esperimenti medici a Dachau. Per verificare gli effetti dei piloti lanciati dagli aeroplani, i medici delle SS simularono condizioni di alta pressione in una camera esponendo i prigionieri a queste condizioni. Molti di costoro morirono in seguito a questi esperimenti. Per rendere più realistica la simulazione, il prigioniero della foto è stato appeso con le cinghie di un paracadute.

Esperimenti di temperatura – A servizio dell'arma aerea furono fatti dal dr. R. (fucilato dalla stessa SS alla fine di aprile del 1945) tutta una serie di esperimenti: alta e bassa pressione, alta e bassa temperatura, ecc. Un compagno, occupato più tardi con me alla «plantage», mi raccontò il seguente fatto: durante la fredda stagione dovette rimanere tutta una notte disteso nudo su un tavolo, davanti alla finestra aperta. Presto svenne, ma il suo cuore continuava a battere. Resistette fino alla mattina. Se il suo cuore si fosse fermato, ci sarebbe stato semplicemente un prigioniero di meno, nulla di più. Ad altri la temperatura del corpo fu abbassata in acqua e ghiaccio fino a 27° sotto zero. Ogni dieci minuti gli aiutanti dovevano misurare la temperatura e segnare le curve. La maggior parte terminava con una crocetta, accanto alla quale vi era la brutale osservazione: «A questa temperatura il soggetto è morto». Questo racconta P. Karl Schmidt che doveva fotografare le curve: «Centinaia di persone morirono con questi esperimenti, dopo un indicibile martirio».


I prigionieri venivano vestiti con tute d'aviazione e immersi nell'acqua gelata per tempi variabili dall'ora all'ora e mezzo. Quando la temperatura corporea scendeva al di sotto dei 28°, il prigioniero moriva.

SITO WEB: Gli esperimenti "medici" nei campi di concentramento nazisti

 

IL LIBRO PER APPROFONDIRE


I medici nazisti

I medici nazisti

Padre Gianni Sgreva
MEDICI NAZISTI
La psicologia del genocidio
BUR – 2003

"Un sopravvissuto di Auschwitz mi chiese: "Erano delle belve quando fecero ciò che fecero? O erano degli esseri umani?". Egli non fu sorpreso dalla mia risposta: quei medici erano e sono uomini, e il loro comportamento - come anche la stessa Auschwitz - fu il prodotto di un'ingegnosità e di una crudeltà specificamente umane." (R. J. Lifton)

"L'Angelo della Morte", Josef Mengele, e i suoi colleghi: i medici che nei Lager torturarono e uccisero milioni di persone innocenti con il disgustoso e infame pretesto di "effettuare ricerche scientifiche". Uomini nati per alleviare le sofferenze altrui che improvvisamente si trasformarono in spietati criminali, terribili carnefici che operarono con serenità imperturbabile legittimati dalle teorie biologico-razziali diventate il Verbo del Partito nazional-socialista. Una delle pagine più vergognose della storia umana, un profondo studio dei perversi meccanismi psicologici che resero possibile l'Olocausto.

Una delle pagine più infami della storia del Terzo Reich è quella della Shoa e dei campi di sterminio; ma all'interno di questo immane orrore ce n'è uno che sembra superare qualsiasi limite della ragione: i medici che nei Lager seviziarono e torturarono sino alla morte creature inermi con l'atroce pretesto di "effettuare ricerche scientifiche". Josef Mengele è il più noto di questi criminali, ma in questo libro ne incontreremo tanti altri, piccoli uomini in grigio, che non arretrarono di fronte ad alcuna infamia. Ma I medici nazisti non è soltanto questo. Lifton ci guida alla scoperta di quei perversi meccanismi che trasformarono in mostri persone che, in circostanze normali, non avrebbero strappato un'ala a una mosca. Meccanismi che forse sono addormentati in moltissimi esseri umani e che non attendono altro che "un'occasione" per mettersi tragicamente in moto. Un superbo studio psicologico che getta una nuova luce su una delle più abiette infamie perpetrate durante la seconda guerra mondiale.


L'INTERVISTA

L'allarme del grande studioso George Steiner

«Nei laboratori degli scienziati si prepara la creazione artificiale della vita. Le scienze umane nel '900 non ci hanno salvato dagli orrori dei totalitarismi, ma ora altri incubi si affacciano»

di ANTOINE SPIRE
(da "Avvenire" del 26/11/2005)

Conosco romanzi scritti attualmente in Francia, in Portogallo, in Inghilterra, negli Stati Uniti, che mi sembrano essere il non plus ultra della letteratura e sono ai miei occhi i Joyce, i Kafka, i Proust di domani. Quando riprende in uno dei suoi libri la frase di Valéry secondo la quale «la speranza è la resistenza dell'essere davanti alle previsioni del suo spirito», mi dico che George Steiner dovrebbe avere un po' di speranza per resistere davanti alle previsioni del suo spirito.

• Professor Steiner, in base a che cosa pensa che le matematiche sarebbero oggi più appassionanti della letteratura?
«Niente ostacola la vostra passione di leggere tutti quei romanzi, con la più grande gioia, e di parlarne – è anche la mia in quanto principale critico letterario del New Yorker da ventisette anni: è il mio stesso lavoro. Lei non frequenta il mondo scientifico; io ci ho passato la vita, a Cambridge. Elenco tre problemi che, in questo momento, sono oggetto di discussione, quasi – esagero – giorno e notte: la creazione artificiale della vita, i buchi neri (che sono i limiti dell'universo) secondo la teoria di Hawking e Penrose, e Crick – lo scopritore del Dna con Watson – e ancora: l'ego cartesiano, la coscienza sono una neurochimica che presto conosceremo. A confronto con tutto questo, non me ne voglia, anche i romanzi più alti, più raffinati, sembrano preistoria».

• «La culture contre l'homme». Curiosamente lei oggi ha reintitolato questo libro «Nel castello di Barbablù», perché?
«Perché il fondamento di questo studio è la domanda: nelle scienze umane, si può aprire una porta dopo l'altra per progredire. Ma esiste una porta che non bisogna aprire? Esistono per questa libido sciendi, per questa sete umana della conoscenza, per questa caccia verso la novità intellettuale, spirituale, limiti oltre i quali il pericolo sarebbe troppo grande? È il mito di Barbablù. Le sue mogli aprono le porte una dopo l'altra, anche l'ultima, che era stato detto loro di non aprire (le donne hanno una meravigliosa curiosità!). Esse l'aprono, ed è la morte. Ogni volta è una nuova moglie che scompare nei sotterranei del castello. Volevo fare appello a questo bellissimo mito (che, se vuole, è esso stesso una riflessione sul giardino dell'Eden, sul frutto proibito), una versione dell'archetipo del proibito: là dove non bisogna andare. Vi sono migliaia di racconti per bambini, di leggende che trattano questo tema. Da quando ho scritto questo libro, la porta è ancora più vicina, più affascinante e più minacciosa... Penso alla creazione della vita in vitro, in laboratorio... I miei illustri colleghi di Cambridge dicono: "Mancano dieci anni...". E, con superba freddezza inglese mi spiegano: "Non è nemmeno troppo difficile". È una frase che mi resta dentro, che mi assilla: "Non è nemmeno troppo difficile". E poi che fine faremo?».

• Questo vuol dire che esiste un mistero da preservare. Per sempre, secondo lei. Mistero della vita, della morte. È un mondo di estrema confusione. Perché siamo coloro che sono venuti «dopo»: leggere Goethe, o Rilke, godere di un passaggio di Bach, di Schubert, è possibile nello stesso momento in cui si mandano uomini a morire. Questa trasgressione del principio di vita le fa pensare che un giorno questa settima porta sarà aperta, che l'uomo si crederà talmente forte da sostituire Dio?
«Vorrei, se me lo permette, rispondere in due tempi: prima di tutto insisto sul fatto che non bisogna smettere di stupirsi dell'orrore di questo secolo. Insisto. Insisto. Lei ricorda la frase di Jefferson: "Non si bruceranno più libri". E Voltaire disse: "Non vi saranno più torture in Europa". Una serie di promesse ragionevoli, del tutto ragionevoli... L'Esposizione Universale a Parigi nel XIX secolo, quella di Londra, le vette di una fiducia liberale borghese... vi sono ancor enormi problemi: ma facciamo progressi... E invece orrore estremo: i campi della morte, i gulag, i grandi massacri, due guerre mondiali tra l'agosto 1914 e l'aprile 1945: settanta milioni di uomini, donne e di bambini muoiono in Europa. In battaglia, per fame, deportazione, torture, nei campi della morte e nei forni crematori! Una cifra inimmaginabile: mezzo milione a Verdun. E questo nel bel mezzo della più alta civiltà! E dire: "Ma bisognava saperlo, avreste dovuto capirlo prima, l'uomo è un feroce animale territoriale!"; per me, è un cattivo gusto del tutto inaccettabile: non lo si sapeva! Sì, vi sono stati strani visionari che hanno visto l'apocalisse sorgere all'orizzonte, nel mezzo della Belle Èpoque. Sono molto, molto rari. Si parlava con Kant di pace universale, si parlava di guerra locale, ma niente ci ha preparato al nostro secolo. La prima domanda, con cui mi dibatto nei miei libri e con il mio insegnamento, è molto semplice: perché le scienze umane nel senso più ampio della parola, perché la ragione non ci ha fornito alcuna protezione di fronte all'inumano? Perché effettivamente (lei lo ha appena detto) si può suonare Schubert la sera e andare a fare il proprio dovere in un campo di concentramento il mattino? Né la letteratura, né l'arte hanno potuto impedire la barbarie totale. E bisogna fare un passo in più: sono state spesso l'ornamento di questa barbarie. Hanno spesso fornito una scenografia, una fioritura, una bellissima cornice all'orrore. Gieseking suonava Debussy in modo mirabile, mentre si sentivano le grida di quelli che passavano per andare a Dachau. In mezzo al campo di Buchenwald, il famoso Ceppo: l'albero amato da Goethe. Si tratta di un simbolismo deliberato da parte di nazisti. Gli esempi si moltiplicano e si moltiplicano...».

 

George Steiner è figura di primo piano della cultura internazionale. Insegna a Cambridge dopo esser stato docente in numerose università americane ed europee, tra cui Princeton, Chicago, Oxford e Ginevra. È considerato il massimo critico letterario vivente e ha sostenuto la rilevanza della cultura biblica nella letteratura mondiale. Il dialogo che qui pubblichiamo è tratto dal volume «La barbarie dell'ignoranza», un libro-intervista a cura di Antoine Spire che esce in libreria da Nottetempo (pagine 106, euro 12). Nel libro si trattano i temi della filosofia e del dispotismo, di Auschwitz e della poesia, della musica e della cultura di massa. Qui anticipiamo alcuni brani del testo in cui si parla dell'onnipotenza della scienza.

Steiner - La barbarie dell'ignoranza

George Steiner
LA BARBARIE DELL'IGNORANZA
Nottetempo – 2005

 

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