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EUGENETICA
L'imprinting dell'oca? Era nazista
Nuovi studi sul passato del padre dell'etologia moderna Konrad Lorenz: nel 1938 aderì al nazionalsocialismo e applicò all'allevamento le idee sulla degenerazione della razza
di PIERANGELO GIOVANETTI
(da "Avvenire" del 28/12/2005)
«Come pensatore e scienziato tedesco sono ovviamente sempre stato nazionalsocialista e nemico acerrimo del regime clericale per una profonda avversione alla sua concezione del mondo... L'intero lavoro scientifico della mia vita, in cui sono centrali le questioni legate all'origine della specie, alle suddivisioni razziali e alla psicologia sociale, è al servizio del pensiero nazionalsocialista.
Mi sono opposto, sempre e con ogni mezzo, alle menzogne diffuse dalla stampa ebrea internazionale in relazione alla supposta violenza che il nazionalsocialismo userebbe all'Austria».

Così Konrad Lorenz, il celebre etologo padre del movimento ambientalista, premio Nobel e autore di saggi divulgativi apprezzati in tutto il mondo come L'anello di re Salomone e L'altra faccia dello specchio, nella primavera del 1938 chiedeva l'adesione al partito nazionalsocialista di Adolf Hitler. Le sue idee sulla degenerazione della razza e sulla necessità di «Rassenpleger », di allevatori della razza, capaci di svolgere «la funzione biologica che nella preistoria dell'umanità veniva svolta dagli elementi naturali ostili», lo avvicinavano alle posizioni hitleriane. Anzi facevano delle sue «elaborazioni scientifiche» un sostegno teorico alla concezione nazista dell'uomo. Quella di Konrad Lorenz fu un'adesione convinta al nazismo, come dimostrano recenti documenti da cui emerge che l'iscrizione al partito fu caldamente sollecitata dallo studioso dei comportamenti animali, e non costretta per non patire conseguenze nella carriera professionale.
Come Martin Heidegger, il filosofo dell'esistenzialismo, e Carl Schmitt, il politologo che disegnò le categorie della politica, anche Konrad Lorenz s'identificò pienamente nel nazismo (grazie a cui ottenne la cattedra di professore di psicologia umana all'università di Königsberg, inconsueta per un biologo). Eppure, a differenza di Heidegger e Schmitt, i suoi legami con i nazionalsocialisti e il suo apporto teorico alle idee del regime sono quasi sconosciuti. Poco se ne parla, ancora meno se n'è scritto. L'unico studio completo sui rapporti tra Lorenz e il nazismo è in tedesco: «Die andere Seite des Spiegels. Konrad Lorenz und der Nazionalsozialismus», di Benedikt Föger e Claus Taschwer, edito a Vienna nel 2001 per Czernin Verlag, e mai tradotto in Italia. Qualche riferimento vi è nel libro di Giorgio Celli Konrad Lorenz: l'etologo e i suoi fantasmi, edito da Bruno Mondadori nel 2001. Per il resto, poco o nulla. Perché? Come mai questo silenzio sui trascorsi nazisti del papà dell'oca Martina, interrotto solo dalle obiezioni sollevate da Wiesenthal al momento del conferimento del Nobel, nel 1973? Eppure il sostegno fornito dall'etologo austriaco alla Weltanschauung nazionalsocialista non è di poco conto, come dimostra un interessante saggio, a cura di Carlo Brentari, uscito nell'ultimo numero della rivista «Il Margine» di Trento.
In una conferenza tenuta nel 1938 al 16° Congresso della società tedesca di psicologia, Lorenz estese agli uomini il rischio – emerso dalle sue ricerche – di degenerazione degli animali ridotti a domesticazione. «Le modificazioni ereditarie nel sistema delle modalità comportamentali istintive compaiono sia negli animali nel corso della domesticazione che nell'uomo nel corso del processo di civilizzazione», affermava. «Se non effettuassi costantemente una certa selezione tra le mie oche, gli esemplari di sangue puro di oca selvatica verrebbero sopraffatti dalla concorrenza numerica dell'oca domestica. Lo stesso vale per l'uomo della grande città. È statisticamente assodato che gli individui che presentano degenerazioni morali raggiungono in media un tasso di riproduzione enormemente più alto degli individui di pieno valore». Argomenti che i nazisti utilizzarono per motivare i provvedimenti di sterilizzazione forzata e in seguito di eliminazione dei malati psichici.
In un articolo uscito nel 1940 col titolo «Disfunzioni del comportamento istintivo causate dalla domestificazione», Lorenz va oltre non operando alcuna distinzione tra degenerazione fisica e degenerazione morale, entrambe visti come effetti dell'assenza di selezione naturale. «Il Rassenpleger deve occuparsi ancora più intensamente di quanto non faccia oggi dell'eliminazione degli individui moralmente inferiori», afferma. E a chi obiettava difficoltà nel riconoscere i portatori di fenomeni degenerativi del comportamento morale, lo studioso rispondeva: «Un uomo buono riconosce dal profondo del suo istinto quando si trova di fronte ad una canaglia. (Per questo) non dobbiamo fare altro che affidarci alle reazioni istintive dei nostri individui migliori, ... affidare a loro la selezione che determina la prosperità oppure la rovina del nostro popolo».
Al fondo del pensiero di Lorenz vi era la convinzione dell'esistenza di un'analogia tra animale e uomo, che lo portava a concludere che l'uomo moderno e l'animale domestico sono nella medesima situazione in assenza di selezione naturale, e che questa è necessaria per evitare la degenerazione dei loro comportamenti istintivi. Un parallelo che avrebbe avuto conseguenze nefaste per milioni di persone, legittimando l'intervento selettivo sugli uomini e presentandolo come una misura igienico-sanitaria del tutto simile agli sforzi degli allevatori per mantenere pura una varietà animale.
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