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APPARIZIONI A KIBEHO

Le apparizioni della Madonna a Kibeho in Rwanda

«La fede e l'incredulità verranno senza ve ne accorgiate. Il mondo sta cadendo in un baratro. Bisogna pregare senza ipocrisia: è con il cuore che si deve fare tutto».

 

Tutto comincia il 28 novembre 1981 a Kibeho, in Rwanda all'interno di un collegio di studentesse. La Madonna appare ad una ragazza di 16 anni di nome Alphonsine ed in seguito ad altre ragazze del collegio femminile appartenenti al movimento ecclesiale Rinnovamento nello Spirito: Marie Claire Mukangango e Natalie Mukamazimpaka. La Vergine a Kibeho parla di un mondo senza Dio e che non ha pace perché ignora i valori dello spirito. Dice inoltre di essere venuta a consolare i suoi figli, invitandoli all'unità e alla pace attraverso la conversione, la preghiera, la penitenza e la partecipazione alla passione di Cristo. Si presenta con le parole “Nyina wa Yambo” che significa “Madre del Verbo”.

Il 15 agosto 1982 i veggenti hanno la visione più drammatica: una premonizione di ciò che sarebbe poi accaduto diversi anni dopo nel loro paese. Quel giorno la Madonna apparve molto triste e Alphonsine dichiara di averla vista in lacrime. Anche gli altri veggenti tengono un comportamento diverso dal solito: piangono e sembrano spaventati. In quell'occasione l'apparizione risulta eccezionalmente lunga e dura in tutto 8 ore. Alla fine le ragazze raccontano di aver visto un fiume di sangue, persone che si uccidevano a vicenda, cadaveri abbandonati senza che nessuno si curasse di seppellirli, teste mozzate. Ciò che accadde in Rwanda il 1994 non ha fatto altro che confermare quella visione tremenda con gli orribili massacri etnici tra Tutsi e Hutu. Il 7 aprile 1994 circa 20.000 Tutsi e Hutu moderati si rifugiano proprio nel luogo in cui erano avvenute le apparizioni e dove era sorta una cappella per ricordarle e lì vengono massacrati. L'anno successivo prendono il potere i Tutsi e cominciano le vendette: a Kibeho si rifugiano gli Hutu a decine di migliaia, viene costituito un enorme campo profughi con 250.000 persone. Il 18 aprile 1995 è preso d'assedio dall'esercito patriottico rwandese comandato dai Tuzi che sparano in continuazione per alcuni giorni contro i profughi. Non si è mai saputo quante persone sono state uccise. In quell'occasione le strade del paese diventano fiumi di sangue esattamente come nella visione che i ragazzi avevano avuto 14 anni prima. Una delle veggenti perse la vita nel corso di queste uccisioni di massa. La giornata in cui ebbero luogo le visioni spaventose, poi rivelatesi profetiche, fu quella del 15 agosto 1982, festa dell’Assunzione di Maria. Kibeho è l’ultima apparizione mariana riconosciuta dalla Chiesa.

 

 

Dichiarazione del vescovo di Gikongoro

29 giugno 2001

Introduzione

Ai miei fratelli nel sacerdozio, ai religiosi e alle religiose, a tutti i fedeli laici,
grazia e pace da parte di Dio nostro Padre e del Signore Gesù Cristo, suo Verbo incarnato" (cf 1 Cor 1,3).

Mons. Augustin Misago
Mons. Augustin Misago
vescovo di Ginkongoro

Sono passati già vent'anni dall'inizio degli avvenimenti denominati "Apparizioni di Kibeho", diventati oggetto di un'inchiesta canonica. Molti di voi senza dubbio hanno avuto l'occasione di recarsi sul luogo per assistere personalmente allo svolgersi di questo genere di fenomeni; molti altri li hanno seguiti attraverso i mezzi della comunicazione sociale. Al tempo dei primi sviluppi degli avvenimenti, Kibeho faceva parte della diocesi di Butare il cui vescovo allora era mons. Jean Baptiste Gahamanyi. Questi si occupò della situazione per almeno dieci anni prima della fondazione della diocesi di Gikongoro nel 1992, non risparmiando alcuno sforzo per seguire assai da vicino questi insoliti avvenimenti. A questo scopo furono costituite due commissioni di studio. Il 15 agosto 1988 egli giudicò opportuno di approvare un culto pubblico con riferimento a questi avvenimenti. Tuttavia, pur riconoscendo questo culto, egli lasciò volontariamente in sospeso almeno due questioni importanti, la cui soluzione è perciò di capitale importanza per l'avvenire.

La Vergine Maria o Gesù sono apparsi a Kibeho come alcuni presunti veggenti lo affermano? Se sì, quale veggente uomo o veggente donna si potrebbe riconoscere, dato ìj gran numero di persone che con il passar del tempo hanno cominciato a pretendere d'essere favorite di visioni e di apparizioni? Ritengo che sia giunto il tempo per l'autorità ecclesiastica di pronunciarsi definitivamente a tale proposito.

 

PRIMA PARTE
I fatti

 

Fratelli e sorelle in Cristo,

      in un messaggio che vuole essere il più breve possibile, è praticamente impossibile dire tutto ciò che si ha nel cuore e che si amerebbe fare conoscere. Ci sembra dunque superfluo presentare una relazione completa dei fatti, fino ai più piccoli dettagli. Per ora, limitiamoci ad alcuni aspetti.


1.1 Alcuni elementi storici

Se la parrocchia di Kibeho fa parlare di sé come luogo di apparizioni e di pellegrinaggi, tutto è cominciato nella giornata del 28 novembre 1981 allorché una giovane studentessa del collegio di Kibeho, di nome Alphonsine Mumureke, pretese di aver visto una Signora di una bellezza incomparabile presentarsi sotto il nome di "NYINA WA JAMBO", cioè la "Madre del Verbo", riconosciuta subito dalla presunta veggente come la Beata Vergine Maria, madre di Gesù nostro Salvatore. Il fenomeno si ripetè in seguito ad intervalli più o meno distanziati.

Le prime reazioni suscitate da questi avvenimenti insoliti sia dentro la comunità del collegio sia fuori non furono certo teneri; ci fu una serie di prese di posizione che andavano dallo scetticismo che temeva la superstizione a una adesione più o meno entusiasta che poteva offrire il fianco a degli eccessi di credulità e di intolleranza. Dapprima Alphonsine fu presa sia per una pazza, sia per una ragazza disgraziata posseduta da spiriti cattivi, o anche per un'alunna mediocre che voleva sempli» cernente giocare la commedia per farsi meglio accettare in una scuola tenuta dalle suore, della congregazione delle Benebikira (= Figlie della Vergine Maria).

All'interno di questa scuola, alcune voci reclamarono delle prove. Si diceva che se si trattava proprio della Vergine che si era degnata di visitarle, si sarebbe presa sul serio questa cosa solo a patto che la Vergine stessa si fosse mostrata ad altre alunne oltre che alla povera Alphonsine.

Marie-Claire Mukangango
Marie-Claire Mukangango, la terza veggente riconosciuta

Del resto, un gruppo di alunne membri del Rinnovamento carismatico presero l'iniziativa di organizzare una novena di preghiere nella prima settimana di dicembre 1981 allo scopo di chiedere lumi per vederci chiaro in quest'affare; nello stesso tempo altre procedevano liberamente a compiere dei test su Alphonsine per metterla alla prova al momento delle apparizioni.
L'opinione pubblica farà tutto il possibile per trovare una spiegazione naturale del fenomeno, ma senza tanto successo, dato un insieme di fatti sorprendenti, che oltrepassavano il semplice intendimento umano. Nonostante le critiche e le obiezioni d'ogni sorta contro le apparizioni, cominciò a svilupparsi assai rapidamente un movimento di adesione sia dentro che fuori del collegio di Kibeho. Già prima delle vacanze di Natale del 1981, un gruppo di alunne e di professori "convertiti" si mostrava assiduo a delle riunioni di preghiera con Alphonsine, dove si recitava il Rosario con dei canti in onore della Santa Vergine.

Quando alcune settimane più tardi si manifestarono, l'una dopo l'altra, due nuove veggenti, dentro il collegio, e in stretto rapporto con Alphonsine, soprattutto una certa Marie-Claire Mukangangoben conosciuta per la sua feroce opposizione alle apparizioni, questo fatto nuovo fu interpretato subito da alcuni come un segno positivo venuto dal cielo per tutti coloro che ancora esitavano a prendere sul serio le apparizioni di cui parlava Alphonsine. Vari testimoni interrogati nel collegio affermano d'aver preso sul serio le apparizioni in seguito al caso di Marie-Claire.

A partire dal mese di maggio 1982, il fenomeno cominciò ad estendersi fuori del collegio di Kibeho per raggiungere le colline circostanti, e anche delle località più lontane, come un fuoco nel bosco. Ora, ciò che pure colpisce è che all'interno del collegio il numero dei veggenti si fermò spontaneamente a tre una volta per sempre, e ciò assai presto, senza alcun intervento esterno di autorità umana. Al contrario, fuori del collegio non cessò di aumentare il numero dei presunti veggenti in un modo tanto rapido quanto imbarazzante. Assai più tardi si ebbe a che fare con presunte apparizioni di Gesù, a partire dal luglio 1982: cioè sette mesi dopo l'inizio di quelle della Vergine. Ma con il tempo, i presunti veggenti di Gesù conosciuti dai pellegrini di Kibeho finirono per evolversi in una maniera piuttosto inquietante.

Un altro fatto da considerare è che nei giorni di apparizioni pubbliche non c'erano praticamente estasi di gruppo e non avvenivano nello stesso tempo; al contrario, i veggenti avevano ognuno delle apparizioni individualmente e in modo alternato, sia che si avvicendassero sul luogo, sia che beneficiassero solo d'una "visita celeste" quasi in modo esclusivo, mentre le altre non facevano altro che assistere come tutti gli altri. Queste apparizioni erano generalmente segnate da cadute pesanti, soprattutto alla fine delle estasi.

Alphonsine Mumureke, e poi Nathalie Mukamazimpaka dicono di aver fatto con la Vergine un "viaggio mistico" di parecchie ore nei "luoghi" che esse descrivono con un linguaggio simbolico che fa pensare a delle realtà come l'inferno, il purgatorio e il cielo, ma con un vocabolario tutto diverso da quello del catechismo.

Il tempo forte delle apparizioni significative s'è concluso praticamente con l'anno 1983, nel corso del quale la maggioranza dei presunti veggenti conosciuti dal pubblico lasciarono la scena l'uno dopo l'altro dichiarando che per loro le apparizioni erano terminate. Salvo per Alphonsine, per la quale le apparizioni si erano pure rese rare prima del novembre 1982. Tutto ciò che accadde dopo l'anno 1983 non ha recato in verità nulla di nuovo in riferimento a ciò che già si conosceva prima, per quanto concerne il messaggio di Kibeho o per quanto riguarda i segni di credibilità.

Folle alle apparizioni di Kibeho
Folle alle apparizioni di Kibeho

Il tempo in cui sono avvenute le apparizioni di Kibeho è stato considerevolmente lungo; molte furono le parole pronunciate e molti i fatti più o meno misteriosi che si compirono lungo gli anni. Ma il fenomeno della proliferazione dei presunti veggenti nella regione stessa di Kibeho come pure in tutto il paese poteva bene far deviare i pellegrini e anche le persone incaricate ufficialmente a seguire da vicino questi avvenimenti.

In molti casi una facile credulità o un eccesso di rispetto "religioso" verso i pretesi veggenti sembrano aver contribuito in parte alla loro proliferazione. Si sono visti anche alcuni che si mettevano a girare in certe regioni del paese per diffondere dei cosiddetti messaggi, senza preoccuparsi dell'accordo dell'autorità ecclesiastica competente. Lasciavano anche le loro famiglie per andare a farsi accogliere in certi ambienti devoti, da dove di tanto in tanto andavano ad esibirsi a Kibeho oppure ad infastidire le autorità religiose e civili con i loro messaggi pretesi come ricevuti dal cielo. Molto spesso questi messaggi non erano che delle semplici banalità o delle predizioni imbarazzanti e devianti per molte persone.

Ci sono altri che dicevano d'essere stati incaricati da Gesù o dalla Vergine Maria con la missione speciale d'andare a proclamare il loro messaggio all'estero, soprattutto nei paesi limitrofi, ma anche in Europa o in America del Nord, soprattutto in Canada. A questo proposito, il mio predecessore, mons. Gaha-manyi, vescovo della diocesi di Butare di cui Kibeho faceva parte fino al 1992, aveva già creduto utile precisare nella sua Lettera pastorale del 30 luglio 1986 che, essendo gli avvenimenti sempre oggetto di studio, non poteva egli, in quanto Ordinario del luogo, "affidare a qualche veggente una qualsiasi missione in rapporto a questi avvenimenti, né di farsi garante dei messaggi che essi dicono di ricevere dal cielo, anche se alcuni loro discorsi sono buoni e toccano i cuori". L'Ordinario del luogo mirava in tal modo a casi di veggenti improvvisati "missionari" o predicatori itineranti. Egli riprese la medesima posizione nella sua Lettera pastorale del 15 agosto 1988. Questa posizione resta ancora valida anche oggi: io la faccio a mia volta mia.

A molte riprese, l'Ordinario del luogo ha fatto appello al buon senso dei cristiani e al loro senso comune della fede per fare un buon discernimento di fronte ad ogni sorta di persone che si manifestavano oppure circolavano un po' ovunque dicendo di avere delle visioni soprannaturali o d'essere portatrici di messaggi particolari provenienti dal cielo. Alla luce di un insieme di segni, molti pellegrini di Kibeho hanno saputo di fatto, discernere un po' alla volta i veggenti che ai loro occhi meritavano d'essere particolarmente ascoltati dagli altri che al contrario sembravano piuttosto sospetti o anche falsi, secondo gradi diversi.

Comunque allora furono costituite ben presto dall'Ordinario del luogo due commissioni di studio ben distinte: una commissione medica, creata il 20 marzo 1982 e una commissione teologica, creata il 14 maggio 1982. Queste commissioni, seguendo ognuna i propri metodi, si misero al lavoro fin dal momento della loro costituzione. Hanno svolto i loro lavori con gran dedizione e con l'attenzione di studiare i fatti in tutta oggettività, con pazienza, serenità e senza spirito di parte.

Poiché grande era il numero dei veggenti presunti che non avevano mai apparizioni in gruppo, le commissioni sono state portate a compiere delle opzioni di metodo in vista di una maggiore efficacia nel lavoro di studio. Così, la priorità fu data ai primi otto presunti veggenti che si sono dichiarati tali in date differenti durante il primo anno di apparizioni di Kibeho, vale a dire dal 28 novembre 1981 al 28 novembre 1982. Ma questa scelta non era che una ipotesi di lavoro e nessuna presunzione di autenticità per dei veggenti così numerosi.

Le commissioni di studio hanno prodotto numerosi rapporti, presentati a chi di diritto. Nelle sue Lettere pastorali sugli avvenimenti di Kibeho, il mio predecessore, mons. Jean Baptiste Gahamanyi, ne evoca brevemente il lavoro compiuto man mano che progredivano le indagini. Vi ritorneremo tra qualche istante.

È giustamente alla luce delle conclusioni pertinenti contenute in questi rapporti che egli ha giudicato opportuno approvare ufficialmente un culto pubblico a Kibeho sul luogo stesso delle apparizioni. Questo evento importante che passa alla storia ebbe luogo il 15 agosto 1988 nella solennità dell'Assunzione di Maria. Da allora si può celebrare nel luogo delle apparizioni la Santa Eucaristia come pure gli altri sacramenti della Chiesa ed esprimere legittimamente la propria pietà in rapporto a questi avvenimenti. Tuttavia, pur autorizzando questo culto, l'Ordinario del luogo vigilò perché si precisasse che non bisognava confondere questa autorizzazione con un eventuale "riconoscimento del carattere soprannaturale delle apparizioni o delle rivelazioni pretese come fossero accadute in questo luogo". Come a dire che nessun veggente di Kibeho non era ancora riconosciuto ufficialmente.

La Chiesa procede così con prudenza o anche con reticenza a proposito del riconoscimento dell'autenticità delle apparizioni; ma essa considera che i frutti spirituali constatati possono già essere salvaguardati attraverso un culto pubblico. Giustamente, l'approvazione ufficiale di un tale culto a Kibeho nei luoghi in cui si sono prodotti i fatti detti "apparizioni", è stato, oltre ad avere altri significati, un modo di riconoscere che la "vox populi" non si era lasciata sviare.


1.2 Il contenuto del messaggio di Kibeho

Tra i fatti che dovrebbero servire da sostegno alla credibilità delle apparizioni di Kibeho, uno dei più importanti è senza alcun dubbio il tenore dei "dialoghi" dei veggenti, cioè la qualità del messaggio. Certamente le apparizioni di Kibeho sono state numerose e assai lunga la loro durata nel tempo; ma gli elementi costitutivi del messaggio furono affidati nel corso dei primi due anni di apparizioni, cioè prima della fine del 1983. La Vergine comunica ai suoi veggenti dei messaggi distinti, ma non opposti; si discernono in loro molti punti comuni. Ci limiteremo qui ad un breve abbozzo. Sommariamente, questo messaggio potrebbe essere ricondotto ai temi seguenti:

1° Un urgente appello al pentimento e alla conversione dei cuori:
"Pentitevi, pentitevi, pentitevi!" "Convertitevi finché c'è ancora tempo".

2° Una diagnosi dello stato morale del mondo: "Il mondo va male" ("Ngo isi imeze nabi cyane"). "Il mondo corre verso la sua rovina, sta per cadere in un baratro" ("Ngo isi igiye kugwa mu rwobo"), cioè in innumerevoli e incessanti sciagure. "Il mondo è in ribellione contro Dio, ("ubu isi yarigometse"), vi si commettono troppi peccati; non c'è più né amore né pace". "Se voi non vi pentite e non convertite i vostri cuori, voi cadrete tutti in un baratro".

3° La profonda tristezza della Vergine: I veggenti dicono d'averla vista piangere il 15 agosto 1982. La Madre del Verbo è assai afflitta a causa dell'incredulità e dell'impenitenza degli uomini. Essa si lamenta della nostra cattiva condotta, caratterizzata da una dissoluzione dei costumi, da un compiacimento nel male e da una disobbedienza continua ai comandamenti di Dio.

4° La fede e l'assenza di fede verranno senza accorgersi ("Ngo ukwemera n 'ubuhakanyi bizaza mu mayeri"): È una delle parole misteriose dette più di una volta dalla Vergine ad Alphonsine agli inizi delle apparizioni, con la richiesta di ripeterla agli uomini.

5° La sofferenza salvifica: Questo tema è uno dei più importanti nella storia delle apparizioni di Kibeho. Soprattutto presso Nathalie Mukamazimpaka. Per un cristiano, la sofferenza, del resto inevitabile nella vita in questa terra, è un cammino obbligato per giungere alla gloria celeste. La Vergine ha detto ai suoi veggenti, in particolare a Nathalie il 15 maggio 1982: "Nessuno arriva al cielo senza soffrire". O ancora: "Il figlio di Maria non si separa mai dalla sofferenza". Ma la sofferenza è pure un mezzo d'espiare il peccato del mondo e di partecipare alle sofferenze di Gesù e di Maria per la salvezza del mondo. Le veggenti sono state invitate a vivere questo messaggio in modo concreto, ad accettare la sofferenza nella fede e nella gioia, a mortificarsi (kwibabazd) e a rinunciare ai piaceri (kwi-gomwa) per la conversione del mondo. Kibeho è così un richiamo al posto della croce nella vita del cristiano e della Chiesa.

6° Pregate incessantemente e senza ipocrisia: Gli uomini non pregano; e anche tra coloro che pregano, molti non pregano come si deve. La Vergine domanda ai veggenti di pregare molto per il mondo, di insegnare agli altri a pregare e di pregare al posto di coloro che non pregano. La Vergine domanda di mettere più zelo nel pregare e a pregare senza ipocrisia.

7° Devozione alla Vergine, concretizzata soprattutto nella recita regolare e sincera del Rosario.

8° Il Rosario dei dolori della Vergine Maria: La veggente Marie-Claire Mukangango disse di aver ricevuto delle rivelazioni su questo Rosario. La Vergine ama questo Rosario. Già conosciuto, esso cadde nell'oblio. La Madonna di Kibeho desidera che esso torni in onore e sia diffuso nella Chiesa. Ma il Rosario dei Dolori non sostituisce il S. Rosario.

9° La Vergine desidera che le si costruisca una cappella a
ricordo della sua apparizione a Kibeho. Questo è un tema che risale all'apparizione del 16 gennaio 1982 e ritorna a più riprese nel corso di quell'anno e con nuovi sviluppi.

10° Pregate senza posa per la Chiesa, perché l'attendono grandi tribolazioni nei tempi futuri. Così diceva la Vergine ad Alphonsine il 15 agosto 1983 e il 28 novembre 1983.

Le apparizioni di Kibeho comportavano spesso dei riti e dei simboli. Così, la benedizione dell'acqua e, con quest'acqua, la benedizione della folla e degli oggetti di pietà portati dai pellegrini. I riti di benedizione si accompagnavano generalmente a delle parole il cui contenuto è equivalente a delle preghiere di intercessione. Tra gli altri simboli, si potrebbe citare anche "il campo di fiori" o di "alberi" che i veggenti innaffiavano a richiesta della Vergine. Questi "fiori" o "alberi" di varie specie e qualità simbolizzerebbero gli uomini nell'accoglienza del messaggio della Vergine: più c'erano conversioni e più si espandeva il "campo di fiori".

Secondo le presunte veggenti, il messaggio di Maria dato a Kibeho "non si rivolge solo a un individuo, e solo per alcuni istanti; ma si rivolge a tutti, al mondo intero".

Quando si analizzano i dialoghi tenuti dalle veggenti dall'inizio, risulta chiaramente che per loro la Vergine Maria non è venuta a Kibeho per dare degli insegnamenti nuovi, ma per ricordare, con una chiarezza voluta, ciò che noi avevamo dimenticato; per risvegliarci, per scuotere le nostre coscienze, per avvertirci, per ricordarci i nostri doveri di figli di Dio, per riportarci nel sentiero giusto, per stimolarci a emendare le nostre vite. In breve, essa è venuta specialmente per collaborare per la nostra ripresa spirituale, in vista della salvezza. Maria nostra Madre non può lasciare che i suoi figli si perdano. E ciò che l'affligge molto è il nostro accecamento e indurimento di cuore.


1.3. Frutti spirituali

Quando si parla di apparizioni e di rivelazioni private, bisogna domandarsi seriamente se esse portano frutti e frutti buoni. Questo è uno dei criteri decisivi. In effetti, le visioni e i messaggi, come i carismi di cui ci parla S. Paolo, sono dati al veggente non per se stesso, ma per il bene di tutti. Si riconosce l'albero dai suoi frutti (Mt 7,15-20; Mt 12.33; Lc 6,43-44).

Nel 1985, la commissione teologica per le apparizioni di Kibeho intraprendeva un lavoro d'inchiesta nelle parrocchie, nelle comunità religiose, nelle scuole secondarie e superiori del paese in vista di "raccogliere gli echi degli avvenimenti di Kibeho nelle comunità cristiane". Risulta da questa inchiesta che gli avvenimenti hanno promosso reali conversioni a tutti i livelli e un rinnovamento spirituale innegabile, di cui uno dei segni visibili è una fioritura sorprendente di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, in tutto il paese.

Nella sua seconda Lettera pastorale sugli avvenimenti di Kibeho, pubblicata il 30 luglio 1986, mons. Jean Baptiste Gahamanyi, vescovo della diocesi di Butare, poteva già rallegrarsi di vedere dappertutto "dei segni di nuovo fervore" in seguito alle apparizioni di Kibeho. Il vescovo faceva il commento seguente in riferimento ai cristiani: "Non ignoro che gli avvenimenti di Kibeho hanno potuto contribuire a suscitare un nuovo fervore visibile ai nostri giorni nella nostra Chiesa. Nel corso di questi ultimi anni, numerosi cristiani compresi giovani e intellettuali, hanno ripreso la pratica religiosa, e certuni che erano divenuti indifferenti si sono riconciliati con Dio e con il prossimo. Si constata un po' ovunque nel paese che c'è più gente a Messa la domenica e durante la settimana; il sacramento della penitenza è richiesto di più, avendo i cristiani compreso meglio la sua importanza per la loro vita spirituale.

Anche se resta ancora assai limitato, questo risveglio religioso è innegabile. Ci sono delle molteplici cause legate all'evoluzione generale della Chiesa nella nostra epoca. Sarebbe esagerato attribuire questo ai soli avvenimenti di Kibeho; ma bisogna ben riconoscere che essi hanno favorito una nuova fioritura della devozione mariana nel paese e che hanno incoraggiato molti cristiani a recitare il rosario e a meditare pure frequentemente, se non quotidianamente, i misteri del Rosario, rinnovando la memoria delle esigenze della loro fede. Molte persone hanno testimoniato di loro iniziativa di essersi convertite grazie a Kibeho.

Io mi rallegro di questa ripresa di fede e di preghiera, e ne lodo il Signore. Esorto i pastori d'anime a mostrarsi assai attenti a tutto questo movimento di rinnovamento religioso al fine di ben orientarlo nelle vie del Vangelo di Gesù Cristo e per assicurargli una base dottrinale solida grazie a una formazione continua dei fedeli, particolarmente in ciò che concerne il posto delle devozioni popolari nella Chiesa.

In questo contesto, credo utile insistere soprattutto sul legame che deve esistere tra la devozione a Maria e un più grande amore a Cristo e al nostro prossimo. La Santissma Vergine Maria in effetti ci accoglie nell'amore che essa ha per il suo divin Figlio. L'unico suo desidero è quello di vederci uniti a Gesù, vivere della sua vita e mettere in pratica tutti i suoi insegnamenti.

È Lui "la Via, la Verità e la Vita", e "nessuno va al Padre se non per mezzo di Lui" (Gv 14,6). "Non c'è che un solo Dio, che un solo mediatore, l'uomo Cristo Gesù, che si è offerto in riscatto per tutti" (1 Tim 2,5-6). È dunque Lui, Gesù nostro Salvatore e Signore, che noi dobbiamo cercare al di sopra di tutto; e noi non possiamo veramente amare Maria se non tendiamo con tutte le nostre forze verso Gesù. Maria ci conduce a Gesù, essa ci mostra la via e ci spinge a realizzare tutto quello che Gesù ci comanda (cf Gv 2,5)" (mons. J.B. Gahamanyi, Seconda Lettera pastorale sugli avvenimenti di Kibeho, Butare 30 luglio 1986, pp.6-7).

Quando il 15 agosto 1988 mons. J.B. Gahamanyi approvava ufficialmente un culto pubblico in riferimento alle apparizioni di Kibeho, egli giustificava questa decisione di ordine pastorale con la preoccupazione di "conservare i buoni frutti spirituali che gli avvenimenti di Kibeho hanno prodotto nella Chiesa in Rwanda e anche all'estero". Un po' più avanti, egli chiarisce ulteriormente dicendo di voler in questo modo "evitare di bloccare l'irradiazione spirituale suscitata da questi avvenimenti di Kibeho e canalizzare lo slancio di pietà che si manifesta da sette anni..."(cf mons. J.B. Gahamanyi, Lettera pastorale in occasione della chiusura dell'anno mariano, Butare 15 agosto 1988, p. 15).

Da parte loro, i membri della Conferenza dei vescovi cattolici del Rwanda, in occasione di una Lettera pastorale indirizzata ai fedeli alla vigilia della visita del Papa Giovanni Paolo II, evocarono il fenomeno delle apparizioni segnalate qui e là nel paese. Esortarono i cristiani a restare ancora di più vigilanti e per questo esposero i criteri di discernimento stabiliti dalla Chiesa. A proposito degli avvenimenti di Kibeho in particolare, i vescovi hanno potuto dichiarare: "Fino al presente, la situazione non è ancora abbastanza chiara per permetterci di affermare l'autenticità di queste apparizioni. Le commissioni non hanno terminato i loro studi. Nondimeno, attendendo le loro conclusioni, noi testimoniamo che molti fedeli hanno beneficiato di questi fatti per convertirsi e rinnovarsi, per ritornare alla preghiera e ai sacramenti, per approfondire il culto della Vergine Maria, Madre del Salvatore e della Chiesa" (cf i Vescovi del Rwanda, Il Cristo nostra unità. La Parola di Dio nella vita del cristiano, Kigali 14 agosto 1990, pp. 19-20).

Nella sua Omelia del 15 agosto 1991 tenuta a Kibeho nella solennità dell'Assunzione di Maria, mons. Jean Baptiste Gahamanyi conferma la sua convinzione che Kibeho è all'origine di un nuovo fervore nella vita cristiana e che dunque su questo punto esistono molti frutti. Così pure il vescovo costata che "alcuni cristiani si sono messi insieme e, a partire da parecchi luoghi del Rwanda, si sono recati in pellegrinaggio a Kibeho. Erano generalmente accompagnati da un sacerdote che li aiutava nella preghiera..." (mons. J.B. Gahamanyi, Omelia citata, p.5). Il vescovo nota ancora che "grandi folle sono all'incontro, anche nelle condizioni rese difficili dalla guerra di cui il paese soffre dall'ottobre 1990. Nell'assemblea, ha regnato abitualmente un ambiente di preghiera".

La stessa idea è ripresa più oltre in maniera ancora più forte: "...Le persone che hanno seguito gli avvenimenti di Kibeho sono sempre state colpite dall'atmosfera di fede e di preghiera che vi si manifesta. Questo colpisce anche coloro che vengono da altri paesi dell'Africa come anche dall'Europa e dall'America. Questo colpisce ugualmente delle persone che vengono a Kibeho senza condividere la nostra fede. Questi avvenimenti sono generalmente spogli di tutto ciò che si chiama ricerca del meraviglioso. Non si va a Kibeho unicamente per vedere cosa vi accade, ma vi ci si reca anche per pregare. Si può dire che nell'insieme delle folle che vi si sono adunate c'è un desiderio di approfondimento della vita cristiana" (mons. J.B. Gahamanyi, vedi Omelia citata, p. 12).

Queste osservazioni del mio venerato predecessore, come Ordinario del luogo delle apparizioni, dicono molto sull'impatto di questi avvenimenti nella Chiesa del Rwanda; e, in una certa misura, anche all'estero. Ricordiamo di passaggio che le lettere pastorali o altri messaggi di mons. J.B. Gahamanyi sugli avvenimenti di Kibeho erano preparati dai membri delle commissioni di studio e discussi in riunione plenaria prima della loro pubblicazione. Come a dire che mons. Gahamanyi non parlava senza ragione; le sue lettere o altre dichiarazioni pubbliche su Kibeho sono in qualche modo lo specchio del progresso realizzato dalle commissioni nel loro lavoro d'inchiesta canonica.

L'esistenza di frutti spirituali "che sono sbocciati nella cristianità rwandese grazie a questi avvenimenti" (parole di mons. Gahamanyi) è constatabile anche dopo gli eventi di guerra civile e di genocidio che hanno segnato l'anno 1990 e gli anni successivi, in Rwanda e nella nostra regione dei Grandi Laghi.

È vero che sono sopraggiunti degli assassini e il genocidio per seminare ovunque la prostrazione e il lutto e che hanno fatto scoprire fino a che punto può giungere la cattiveria dell'uomo. Qualcuno potrebbe forse cercarvi un argomento contro le apparizioni di Kibeho. Come si potrebbe parlare di frutti spirituali di queste apparizioni allorché ha avuto luogo un simile dramma umano le cui conseguenze brutali si vedono ancora.

A questo proposito, la risposta dovrebbe essere la stessa che è stata data per altre questioni intese tante volte in questi ultimi tempi sul ruolo delle Chiesa nelle nostre società. Una certa opinione pretende che l'evangelizzazione avrebbe avuto un insuccesso totale, visti gli orrori del genocidio e i massacri per petrati nel 1994 e in seguito. E pertanto la Sacra Scrittura e la lunga Tradizione della Chiesa sono piene di esempi che fanno riflettere su quanto S. Paolo, apostolo di Gesù Cristo, chiama il "Mistero dell'Empietà" che è all'opera nel mondo (cf 2 Tess 2,1-12). La parabola del seminatore (Mt 13,1-9.18-23), e la parabola della zizzania (Mt 13,24-30) danno una chiave di lettura dei pretesi insuccessi dell'evangelizzazione.

Le idee di accecamento e di indurimento del cuore, molte volte rimproverati al popolo di Dio nell'Antico Testamento, rinviano a una tematica biblica che attraversa la storia della salvezza. I messaggi dei profeti non sono stati sempre ascoltati e seguiti. Ecco per esempio un passaggio tra gli altri del profeta Geremia: "...Da quando i loro padri uscirono dall'Egitto fino ad oggi io inviai a voi tutti i miei servitori, i profeti, con premura e sempre; eppure essi non li ascoltarono e non prestarono orecchio. Resero dura la loro nuca, divennero peggiori dei loro padri. Tu dirai loro tutte queste cose, ma essi non ti ascolteranno. Allora dirai loro: Questo è il popolo che non ascolta la voce del Signore suo Dio né accetta la correzione. La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca" (Ger 7,25-28).

Ascoltando queste parole dell'Antico Testamento con delle applicazioni alla nostra situazione, si potrebbero facilmente fare degli accostamenti ad alcune parole, ugualmente dure, che la Vergine Maria ha detto a più riprese attraverso le sue veggenti di Kibeho, specialmente nell'apparizione del 15 agosto 1982, quando la Chiesa celebrava nella gioia l'Assunzione della Vergine al cielo.

Giustamente gettando uno sguardo retrospettivo per considerare alcuni discorsi tenuti da certe veggenti a Kibeho, oppure alcuni comportamenti tipici manifestati da loro in alcuni momenti, non ci si può impedire di pensare di primo acchito che le grandi sciagure che si sono abbattute in quest'ultimo decennio sul Rwanda e anche su alcuni paesi limitrofi sembrino essere state predette, in un modo o in un altro, a Kibeho durante le apparizioni. Lo stesso vale per dei drammi vissuti dalla nostra Chiesa in questi ultimi anni, soprattutto nel 1994 e in seguito.

Sicuramente il messaggio di Kibeho non ha ancora convertito tutti i Rwandesi né altri popoli che ne sono venuti a conoscenza, ma resta pure certo che esistono dei frutti positivi e potranno moltiplicarsi ancora. Alcune ricadute dei "convertiti", gli orrori della guerra, lo stesso genocidio, come pure altre tragedie che sono seguite e che oggi noi tutti deploriamo non potrebbero essere dunque un argomento contro la credibilità delle apparizioni di Kibeho.

Ancora oggi il messaggio di Kibeho resta di attualità e tocca dei cuori. Dei gruppi di preghiera continuano a nascere spontaneamente e a fiorire un po' ovunque. Il rosario dei Dolori è largamente conosciuto e recitato da molti cristiani. Al santuario di Kibeho l'adorazione perpetua del Santissimo Sacramento fa parte degli esercizi di pietà instaurati dopo la fine della guerra. Nonostante una insicurezza quasi generalizzata nel paese negli anni 1994-1998, dei gruppi di pellegrini riuscirono a venire lo stesso a Kibeho per pregare. Ancora oggi certuni tra questi gruppi non temono di fare il tragitto a piedi per mortificazione, anche se hanno i mezzi di pagarsi i taxi-minibus in circolazione.

Ben inteso, i pellegrinaggi verso Kibeho sono ancora lontani dall'essere massicci e impressionanti, perché in seguito alla guerra civile e al genocidio del 1994, Kibeho, teatro di un doppio massacro razzista nell'aprile 1994 e nell'aprile 1995, è restata a lungo di difficile accesso per diverse ragioni, soprattutto per la posizione chiusa della località, l'insicurezza nel paese, i problemi di accoglienza, ecc.

Insomma, nell'ambito delle apparizioni, sarà sempre difficile valutarne i risvolti spirituali. La presa di questo genere di avvenimenti non può essere quantificabile. È molto più una questione di conversioni interiori e di rinnovamento spirituale, i cui frutti si risentono a più o meno a lungo termine, come quella "semente che germoglia da sé" o quel "grano di senapa" che diventa gradualmente un albero gigantesco, come lo dice Gesù stesso nelle parabole del Regno di Dio (cf Mc 4,26-32).

 

SECONDA PARTE
Il giudizio definitivo sui fatti

 

Fratelli e sorelle in Cristo,

   come l'abbiamo visto prima, un culto pubblico nel luogo delle apparizioni è stato ufficialmente approvato dall'autorità ecclesiastica competente il 15 agosto 1988: sono passati tredici anni dall'approvazione di questo culto.

Ora, come lo mostra la storia delle apparizioni nel mondo, può accadere che dopo l'approvazione del culto pubblico nei luoghi rispettivi, l'evoluzione della situazione dissuada l'autorità della Chiesa a spingersi oltre e così preferire di fermarsi a questo punto una volta per sempre. Ma questo non è il caso di Kibeho. Per l'autorità competente ci sono, infatti, abbastanza elementi per poter valutare i fatti e concludere i dibattiti con una dichiarazione recante il giudizio definitivo sugli avvenimenti studiati. Lo stato d'avanzamento dei lavori delle commissioni ad hoc, che sono al lavoro dal marzo 1982, offre ora le condizioni favorevoli.


2.1. La diocesi di Gikongoro, erede del dossier di Kibeho

Fino al 1991, Kibeho faceva parte della diocesi di Butare. Ma questo stato di cose mutava completamente in seguito all'erezione canonica della Diocesi di Gikongoro, per distaccamento di questo territorio dalla diocesi di Butare. Questo atto ebbe luogo il 30 marzo 1992. Da allora, Kibeho dipendeva da questa giovane diocesi, che mi è affidata come suo primo vescovo.

Fin dall'inizio, io ho preso l'impegno di proseguire l'esame del dossier delle apparizioni camminando sulle tracce del mio predecessore, mons. Jean Baptiste Gahamanyi, e facendo appello alla sua collaborazione secondo l'opportunità (cf Allocuzione del 28 giugno 1992 nell'occasione della mia ordinazione episcopale). Poco dopo le feste dell'ordinazione mi sono recato a Kibeho il 15 agosto 1992 nella solennità dell'Assunzione di Maria per presiedere la liturgia del giorno nello stesso santuario mariano. Colsi allora l'occasione di rinnovare il mio impegno e di precisare ulteriormente i miei orientamenti a proposito del dossier delle apparizioni (cf Omelia del 15 agosto 1992). Il 28 novembre 1992 si teneva nel vescovado stesso di Butare una riunione generale dei membri delle due Commissioni, medica e teologica, per le apparizioni di Kibeho, sotto la presidenza di mons. Jean Baptiste Gahamanyi, vescovo di Butare, che le aveva create. Beninteso, io ero ugualmente presente per copresiedere questa riunione importante, che fu decisiva per l'avvenire del dossier di Kibeho dopo l'erezione canonica della diocesi di Gikongoro. Uno scambio di vedute a questo proposito ha permesso di prendere una linea di condotta.

Così si era d'accordo per dire che non sarebbe stato opportuno di affidare il dossier delle apparizioni di Kibeho ad altri esperti se non a quelli che l'avevano cominciato. Il vescovo di Gikongoro non doveva quindi creare altre commissioni, ma conservare quelle che erano già all'opera, salvo a rafforzarne la composizione secondo il bisogno. Riferendomi quindi a quest'intesa ho potuto in data 16 gennaio 1993 riportare nelle loro funzioni le commissioni esistenti, ma aggiungendo nuovi membri.

Parallelamente ai lavori delle commissioni, ho cercato anche vie e mezzi per promuovere il culto pubblico già autorizzato dal mio predecessore.
Così, in data 28 novembre 1992, undicesimo anniversario della prima apparizione, ero di nuovo a Kibeho. Circondato da mons. Jean Baptiste Gahamanyi, vescovo di Butare, da mons. Frédéric Rubwejanga, vescovo di Kibungo, e da parecchi sacerdoti, ho presieduto la cerimonia della posa della prima pietra di una futura cappella da costruire sulla piazza delle apparizioni. Questa cappella ricevette allora il nome di "Cappella di Nostra Signora dei Sette Dolori", denominazione che sarà in seguito estesa a tutto il resto del santuario.

Lo stesso giorno del 28/11/1992, annunciai pubblicamente la creazione e la composizione di un "Comitato pastorale per il santuario di Kibeho" con compiti precisi. Il 19/12/1992 questo Comitato teneva la sua prima riunione presieduta da me stesso.

Il 31 maggio 1993 ebbe luogo il primo pellegrinaggio diocesano a Kibeho, con il vescovo in testa. È stato chiamato il "Pellegrinaggio della pace" nel contesto di una guerra fratricida scatenatasi nell'ottobre 1990. Erano presenti tutti i sacerdoti della diocesi e ogni parrocchia aveva preso cura di inviare una delegazione più o meno numerosa secondo le distanze e le possibilità del trasporto in comune.

Il 28 novembre 1993, un anno dopo la posa della prima pietra, presiedevo a Kibeho le cerimonie di benedizione e d'inaugurazione di una cappella provvisoria, allestita a spese della diocesi in uno dei dormitori delle alunne.

Nel frattempo io rilanciavo un progetto di preparazione dei piani della futura cappella definitiva, progetto iniziato dal mio predecessore. Ugualmente nel gennaio 1993 fu realizzato un rilievo topografico del sito di Kibeho. Se il paese non avesse conosciuto gli eventi del genocidio del 1994, i lavori di costruzione sarebbero stati forse già cominciati.

Il dramma vissuto dal popolo rwandese nel 1994 e negli anni seguenti non ha avuto limiti di quartiere. Anche i veggenti di Kibeho non furono risparmiati. Kibeho fu il teatro di un doppio massacro massiccio di popolazioni civili senza difesa in ragione della loro appartenenza etnica o politica. Questo doppio massacro ha lasciato nei cuori dei superstiti profonde ferite, come pure nel resto del paese. L'indomani della guerra e del genocidio Kibeho offriva l'immagine di un campo di rovine. La ricostruzione morale e la riconciliazione delle comunità restano una delle sfide pastorali per la nostra diocesi, come per l'insieme della Chiesa in Rwanda. Dopo i passi assai difficili che furono condotti presso le autorità competenti fu infine possibile procedere alla purificazione rituale del santuario di Kibeho e a una ripresa graduale dei pellegrinaggi dopo la vigilia del Natale 1995. Essendo stata fortemente danneggiata la chiesa parrocchiale al tempo dei tragici eventi dell'aprile 1994, il santuario mariano ha servito da trampolino di lancio per la ripresa delle attività pastorali nella regione.

Nell'ambito degli sforzi atti a rilanciare ugualmente le attività del santuario stesso di Kibeho, ho giudicato opportuno di andarvi di nuovo in pellegrinaggio con dei fedeli il 15 settembre 1996, per la festa dell'Addolorata. In quell'occasione ho dato un Messaggio, che segnava una tappa assai significativa e faceva il punto della situazione con nuove direttive pastorali. Vi fu ricordato in particolare che le apparizioni di Kibeho non erano ancora riconosciute e che l'esame di questo dossier proseguiva sempre.


2.2. Nuove tappe dei lavori delle commissioni

Dicevo prima che dopo l'erezione canonica della diocesi di Gikongoro si convenne che le commissioni, medica e teologica, costituite nel 1982 da mons. Gahamanyi, vescovo di Butare, avrebbero continuato normalmente il loro lavoro per conto della nuova diocesi senza il bisogno di crearne altre.

Ora, quasi tutti i membri di queste due Commissioni non risiedevano nella diocesi di Gikongoro. Per ragioni di comodità, le riunioni continuarono a tenersi nel vescovado di Butare o nel monastero benedettino di Gihindamuyaga. Io assicuravo la presidenza. Mons. Jean Baptiste Gahamanyi poteva sempre partecipare lui stesso a queste riunioni a seconda delle sue possibilità. Di fatto egli rispondeva assai spesso all'invito.

Il lavoro da fare restava lo stesso di prima della creazione della diocesi di Gikongoro. Allo stadio in cui erano i lavori, si trattava di continuare a riunire, con riferimento ad ogni veggente, gli elementi d'informazione e di analisi che permettevano di portare un giudizio motivato sulla natura dei fenomeni di Kibeho e sulla loro origine divina. Dai rapporti provvisori e dai resoconti delle nuove indagini condotte presso i veggenti stessi e presso testimoni riconosciuti come seri, bisognava elaborare delle sintesi quasi definitive con la cura di stabilire i fatti di apparizioni così come avvenivano, al di là di tutto quanto si andava dicendo pubblicamente. Questi rapporti sintetici erano l'oggetto di un esame critico in seno alla commissione teologica, che teneva in media le sue riunioni quattro volte l'anno.

Nel frattempo la commissione medica aveva già terminato praticamente il suo compito e deposto il suo rapporto finale nel novembre 1986. Al tempo della sua riunione ordinaria tenuta il 18 maggio 1993 la commissione teologica stimò che fosse giunto il tempo di raccogliere gli elementi utili che permettessero all'Ordinario del luogo di pronunciarsi sulla questione dell'autenticità stessa delle apparizioni. Le successive sedute di lavoro si occuparono principalmente di esaminare diversi elaborati prodotti. Cosicché quando sopraggiunse la crisi nazionale del 1994, nel corso della quale due membri della commissione teologica persero la vita, il grosso del lavoro da fare era già stato realizzato. Poiché io stesso ero un membro della predetta commissione fin dalla sua costituzione e per il fatto che dopo la mia ordinazione come primo vescovo di Gikongoro ho continuato a partecipare fedelmente alle riunioni, mi sento con le carte in regola per poter misurare il valore del lavoro realizzato.

Dopo la fine della guerra e del genocidio, ho proseguito personalmente le indagini alla ricerca di notizie dei veggenti, perché era importante sapere cosa erano diventati dopo la fine delle loro apparizioni. Per di più ho potuto rimettere in piedi la commissione teologica, composta di membri anziani e nuovi, scelti in varie diocesi del paese con l'accordo dei loro vescovi.

Il compito della commissione aggiornata consisteva praticamente a dare un taglio definitivo ai dossier già esistenti. Parallelamente a questo lavoro, ho intrapreso pure una consultazione discreta presso altre autorità in materia.


2.3. L'opportunità di un giudizio definitivo

Dopo un così lungo periodo di osservazione e di analisi minuziosa dei fatti misteriosi di Kibeho, essendo pure giunte numerose domande provenienti un po' dappertutto per saperne di più al di là del riconoscimento di un culto pubblico, dopo aver soppesato il prò e contro, stimo che il dossier è già maturo e che dunque è venuto il momento di fare una dichiarazione definitiva sulle apparizioni di Kibeho. Si tratta di un momento decisivo nella storia di questi avvenimenti. Questo permetterà di chiarificare tutta una situazione rimasta per molto tempo ambigua a molti fedeli, come all'opinione pubblica. I fedeli a stento dissimulano il loro bisogno di sapere a che cosa finalmente si devono attenere; tanto più che, anche ai nostri giorni, in un paese che esce da poco da una lunga guerra fratricida e da un genocidio che hanno seminato la morte, nuovi presunti veggenti continuano ancora a dichiararsi tali un po' dappertutto, con "messaggi" spesso sospetti o tendenziosi. Come lo provano i fatti, questo contribuisce a mantenere tutto un clima di confusione nella Chiesa e a creare in certe comunità un "disordine religioso" con il serio rischio di dividerle o di sviarle dalla vera pietà cristiana, o anche di prestar man forte a tutta una fioritura di sette e di nuovi movimenti religiosi a colorazione "cristiana", alla quale noi assistiamo dalla fine della guerra e che, in definitiva, contribuiscono a destabilizzare la Chiesa più o meno deliberatamente.

In breve, è certamente il tempo di separare il buon grano dalla zizzania. In effetti, i cristiani del Rwanda e di altri luoghi sarebbero felici se il "segno" delle apparizioni venisse a rinforzare e a purificare la loro fede; ma soffrirebbero un grave danno se si utilizzasse questo genere di fenomeni per ridicolizzare le loro convinzioni. Nell'insieme delle celebrazioni del Grande Giubileo dell'Anno 2000 dell'Incarnazione e del Centenario dell'evangelizzazione del Rwanda, una dichiarazione definitiva sulle presunte apparizioni di Kibeho permetterebbe di rispondere alle attese del popolo di Dio e di dare un nuovo slancio al culto pubblico riconosciuto già da 13 anni.


2.4. Dichiarazione

Cari fratelli nel sacerdozio, cari religiosi e religiose,
e voi tutti cari fedeli laici,

come i carismi di cui S. Paolo ci dice che sono per natura destinati al bene comune della Chiesa, nessuna apparizione dispensa i veggenti dal riferimento e dall'obbedienza ai pastori della Chiesa. In effetti, "il giudizio sulla loro genuinità e ordinato uso appartiene all'Autorità ecclesiastica, alla quale spetta soprattutto di non estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono" (Vaticano II, L.G. n. 12).

Il riconoscimento o la negazione dell'autenticità di un'apparizione non è dotata del carattere dell'infallibilità; essa riposa più su prove di probabilità che su argomenti apodittici. Nell'ambito delle apparizioni non c'è quindi una certezza assoluta per i testimoni, salvo forse per il veggente stesso. È pertanto in questo spirito che conviene interpretare il giudizio che intendo portare ora sui fatti detti "Apparizioni di Kibeho".

Io, Agostino MISAGO, per la volontà di Dio e l'autorità della Sede Apostolica, primo vescovo della diocesi di Gikongoro, luogo in cui si sono prodotti degli avvenimenti detti "apparizioni di Kibeho":

  • Visti i vari rapporti presentati dalle commissioni di studio, medica e teologica, al lavoro dal tempo della loro creazione nel 1982;
  • Tenendo conto anche del risultato delle mie proprie indagini condotte pazientemente, soprattutto dalla mia ordinazione episcopale nel giugno 1992 come nuovo Ordinario del luogo;
  • Attento alle direttive date dalla Santa Sede in questo campo;
  • Considerando il fatto che un culto pubblico sul luogo delle apparizioni è stato approvato ufficialmente il 15 agosto 1988 dal mio predecessore mons. Jean Baptiste Gahamanyi, vescovo di Butare, di cui Kibeho faceva allora parte, e che questo culto è esercitato senza interruzione già da 13 anni, anche se in condizioni rese difficili dalla guerra e dall'insicurezza di cui il paese ha molto sofferto dall'ottobre 1990;
  • Atteso che a proposito dei veggenti degli inizi non è stata formulata alcuna obiezione decisiva contro le apparizioni; e che al contrario gli argomenti a favore del loro carattere soprannaturale sembrano molto seri e che il seguito degli anni non ha fatto altro che rendere questi argomenti più impressionanti;
  • Considerando soprattutto il contenuto di ciò che si può chiamare il messaggio di Kibeho, come pure i frutti spirituali che esso ha già suscitato nel popolo di Dio;
  • Considerando inoltre l'evoluzione personale dei vari presunti veggenti, elencati al 28 novembre 1983 e che sono stati, in un modo o in un altro, l'oggetto di esame da parte delle commissioni;
  • Volendo rispondere alla legittima impazienza di tanti cristiani che reclamano da molto tempo dall'autorità ecclesiastica una decisione che motivi di prudenza e di opportunità mi hanno fatto ritardare;
  • Avendo pregato lo Spirito Santo di assistermi, e invocata la Vergine Maria, la madre di Gesù nostro Salvatore e la madre dei credenti;
  • Dopo aver consultato le commissioni ad hoc, e informata la Conferenza Episcopale;

IO DICHIARO
ciò che segue, nella mia qualità di Ordinario del luogo:

  1. Sì, la Vergine Maria è apparsa a Kibeho nella giornata del 28 novembre 1981 e nel corso dei mesi successivi. Ci sono più buone ragioni per credere che non di negare. A questo riguardo, solo le tre veggenti dell'inizio meritano di essere ritenute come autentiche: si tratta di Alphonsine MUMUREKE, Nathalie MUKAMAZIMPAKA e Marie-Claire MUKANGANGO. La Vergine si è loro manifestata sotto il nome di "Nyina wa Jambo", cioè "Madre del Verbo", che è sinonimo di "Umub-yeyi w'Imana", cioè "Madre di Dio", come essa l'ha spiegato. Queste veggenti di Maria dicono di vederla sia a mani giunte, sia a braccia aperte.
  2. Molti motivi giustificano la scelta delle tre veggenti ora riconosciute. Queste veggenti, il cui legame storico che le unisce tra loro è ben stabilito, hanno occupato la scena da sole per parecchi mesi, almeno fino al luglio 1982. Inoltre, sono loro che hanno fatto parlare di Kibeho come di un luogo di apparizioni e di pellegrinaggi, e che hanno fatto correre le folle per questo scopo fino alla fine di questi avvenimenti. Ma oltre a tutto ciò, è Alphonsine, Nathalie e Marie-Claire che rispondono con soddisfazione ai criteri stabiliti dalla Chiesa in materia di apparizioni e di rivelazioni private. Al contrario, l'evoluzione dei presunti veggenti posteriori, soprattutto dopo la fine delle loro apparizioni, lascia trasparire delle situazioni personali ben precise e più o meno inquietanti che rafforzano le riserve già esistenti nei loro confronti e che dissuadono l'autorità della Chiesa dal proporli ai fedeli come punto di riferimento.
  3. Nella valutazione dei fatti e dei messaggi, si devono prendere in considerazione le sole apparizioni pubbliche. Sono pubbliche le apparizioni che hanno avuto luogo in presenza di parecchi testimoni, il che non vuol dire necessariamente una folla.
    Il tempo forte di queste apparizioni è terminato con il 1983: tutto il resto che è stato detto o fatto dopo questa data a Kibeho non ha in verità portato nulla di nuovo in rapporto a ciò che già si conosceva prima, sia dal punto di vista dei messaggi o dei segni di credibilità. Anche nel caso di Alphonsine, che ha pertanto continuato ad attirare la gente fino alla fine delle apparizioni.
  4. I due primi anni di apparizioni a Kibeho (1982 e 1983) costituiscono dunque veramente il periodo decisivo per chiunque voglia conoscere ciò che è accaduto e formarsi un giudizio. È nel corso di questo periodo che si sono prodotti gli avvenimenti significativi, che hanno fatto tanto parlare di Kibeho e accorrere le folle. È pure in questo periodo che sono stati comunicati e poi ricapitolati gli elementi essenziali del messaggio di Kibeho e che ci fu la fine delle apparizioni per la maggior parte dei veggenti.
  5. Nel caso delle tre veggenti ritenute tali e che sono finalmente all'origine della celebrità di Kibeho, non c'è nulla che sia stato detto o fatto da loro durante le apparizioni che sia contrario alla fede e alla morale cristiana. Il loro messaggio rispetta con soddisfazione le Sacre Scritture e la Tradizione vivente della Chiesa.
  6. Certamente nell'ambito delle apparizioni sono sempre possibili degli influssi esterni sui veggenti o delle manipolazioni; esse sono praticamente inevitabili e spesso difficili da discernere, dato che i veggenti non sono isolati dal loro ambiente di vita. Tuttavia, le interferenze constatate non sembrano avere alterato il vero messaggio di Kibeho, esposto brevemente sopra. Un'analisi approfondita del periodo degli inizi delle apparizioni permetterà di evidenziare tra le molte parole attribuite alla Santa Vergine, quelle che Lei avrebbe veramente dette, in particolare per quanto concerne il messaggio relativo alla cappella. Del resto, noi non dobbiamo perdere di vista questa verità che ordinariamente Dio nostro Creatore "che vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla cono scenza della verità" (1 Tim 2,4), si serve di ciò che si chiamano "le cause seconde" per realizzare il suo piano di salvezza.
  7. Tra i segni di credibilità delle apparizioni si possono menzionare tra gli altri i fatti seguenti:
    – la buona salute mentale, l'equilibrio, la lucidità e la sincerità dei veggenti attestata dalle conclusioni della commissione dei medici, che comprendeva uno psichiatra;
    – il clima veramente devoto e sincero in cui si sono svolti questi avvenimenti;
    – una assenza di ricerca del sensazionale, il che può significare che le apparizioni non si producevano in modo automatico o teleguidato;
    – la non-contraddizione dei veggenti quanto ai messaggi e ai comportamenti;
    – la realtà delle estasi che non hanno nulla di morboso o di isterico, secondo i vari test ed esami effettuati dalle commissioni;
    – la naturalezza, la coerenza e la semplicità dei "dialoghi" con l'Apparizione;
    – il fatto che certe parole che sono state dette manifestavano un livello superiore alla cultura e alla formazione religiosa delle persone che le hanno dette;
    – il fenomeno dei "viaggi mistici" prima per Alphonsine (il 20 marzo 1982) e poi per Nathalie (il 30 ottobre 1982);
    – la giornata del 15 agosto 1982 che fu caratterizzata soprattutto, contro ogni attesa, da visioni raccapriccianti, che in seguito si sono dimostrate profetiche alla vista dei drammi umani vissuti in Rwanda e nell'insieme dei paesi della nostra regione dei Grandi Laghi in questi ultimi anni;
    – il digiuno straordinario di Nathalie nella Quaresima del 1983, rigorosamente sorvegliato da una commissione medica, i cui membri non erano tutti cattolici né cattolici praticanti;
    – ma soprattutto il messaggio di Kibeho, il cui contenuto resta coerente, pertinente e ortodosso;
    – i frutti spirituali già suscitati da questi avvenimenti nel paese e all'estero;
    Non si può attribuire nessun valore probante ai sedicenti fenomeni solari che l'uno o l'altro preteso veggente posteriore alle tre ora riconosciute ha creduto di vedere e tentava di far vedere alle folle di pellegrini di Kibeho, soprattutto nel corso del novembre 1982, poco dopo le 17,00. Non c'è qui nessun miracolo; vari testimoni degni di fede danno una spiegazione naturale del fenomeno, che sembra ben fondata e incontrovertibile.
  8. Nel messaggio di Kibeho, c'è anche il problema, tra gli altri aspetti, delle parole attribuite alla Vergine Maria, che vorrebbero la costruzione di un santuario a Kibeho in suo onore e a ricordo delle sue apparizioni in quel luogo. Questo messaggio ricevuto da Alphonsine per la prima volta nell'apparizione del 16 gennaio 1982 è stato ripetuto a più riprese durante quell'anno. Questo messaggio è stato dato dalla Vergine non di sua iniziativa, ma come risposta a una domanda presentatale dalla veggente. Si deve riconoscere anche che nelle parole attribuite alla Vergine dai veggenti, non si è mai parlato di "Basilica", ma piuttosto di cappella {Bikira Mariya ngo arashaka shapeli). Il Concetto di "basilica" è un elemento totalmente estraneo al messaggio di Kibeho. Nessuna delle tre veggenti riconosciute ha utilizzato tale parola. L'idea viene piuttosto da un'opera apparsa nel febbraio 1983 sulle apparizioni di Kibeho e distribuita gratuitamente in certi ambienti.
  9. Sempre a proposito del messaggio della cappella da costruire nel luogo delle apparizioni di Kibeho, l'esame delle parole attribuite alla Vergine Maria rivela in fin dei conti che Essa non intende imporre al vescovo dimensioni, piani, denominazioni né modelli di decorazione; ma Essa lascia a lui la libertà d'agire seguendo l'utilità pastorale dei fedeli. Del resto, anche se la Vergine Maria non avesse domandato di costruirle una cappella, questa s'imporrebbe da sé dato che è riconosciuto un culto pubblico in questi luoghi.
  10. Il Rosario dei Sette Dolori della Vergine Maria fa parte delle devozioni mariane relativamente antiche dell'Ordine dei Servi di Maria. Ci fu un tempo in cui anche in Rwanda era conosciuto questo Rosario, ma unicamente presso le Suore Benebikira prima degli anni 1960; fu introdotto da Madre Teresa Kamugisha, la prima superiore generale rwandese di questa congregazione. Ma dalla fine del suo mandato, questo Rosario assai poco conosciuto e soprattutto assai male accettato dalle suore è caduto presto nell'oblio. È la veggente Marie-Claire Mukangango che ne parla di nuovo come di un messaggio affidato dalla Vergine Maria a Kibeho. Finora, nonostante lunghe ricerche che sono state fatte dalla commissione ad hoc, non c'è alcuna prova che Marie-Claire conoscesse già questo rosario prima dell'inizio delle apparizioni. Questo Rosario merita di essere diffuso tra i cristiani, senza soppiantare tuttavia il Santo Rosario. Si tratta di un esercizio di pietà tra molti altri ammessi dalla Chiesa.
  11. Il culto pubblico in rapporto alle apparizioni di Kibeho, già approvato dal 15 agosto 1988 dal mio predecessore e confermato da me stesso dalla mia entrata in servizio come primo vescovo di Gikongoro, resta in vigore e merita d'essere promosso ulteriormente per il bene spirituale dei fedeli. Nelle suppliche, nelle litanie o nei cantici i fedeli possono inserire il titolo di "Nostra Signora di Kibeho" ad altri titoli sotto i quali la Santa Vergine è invocata.
  12. Tuttavia, nell'esercizio di questo culto, bisogna ben vigilare sulla specificità delle apparizioni di Kibeho, senza mescolarle con altri fenomeni similari, riconosciuti o no, che sarebbero avvenuti in altre parti del paese o all'estero. Io proibisco dunque di erigere nel santuario di Kibeho delle statue o delle immagini e di pubblicare qualsiasi formula particolare di preghiere, qualsiasi inno, qualsiasi libro di devozione, relativi alle apparizioni di Kibeho senza una approvazione data dall'Ordinario del luogo.
  13. Il nome dato al santuario mariano di Kibeho è "Santuario di Nostra Signora Addolorata", come l'avevo già preconizzato in occasione della posa della prima pietra, il 28 novembre 1992, e ripreso nel mio messaggio proclamato a Kibeho il 15 settembre 1996 con più ampie spiegazioni.
  14. Che Kibeho divenga dunque presto una meta di pellegrinaggi e di incontro per coloro che cercano Dio e che vi vanno per pregare, un luogo particolare di conversioni, di riparazione del peccato del mondo e di riconciliazione; un punto di raduno per "coloro che erano dispersi", come per coloro che sono presi dai valori di compassione e di fraternità senza frontiere; un luogo eminente che richiama il Vangelo della Croce.
  15. Per promuovere inoltre il culto pubblico e facilitarne l'esercizio, sarà costruita il più presto possibile una cappella in onore della Vergine Maria sul luogo delle apparizioni. Però per le dimensioni di questo edificio si terrà conto dello spazio disponibile e anche della scuola che vi si trova. Per ora basta una sola cappella; per il resto c'è la chiesa parrocchiale che fa parte integrante dell'area del santuario mariano.
  16. Un Comitato pastorale del Santuario di Kibeho, composto di sacerdoti e di laici iniziato già dal 28 novembre 1992, si metterà all'opera per assistere il rettore del santuario nella buona gestione di questa opera e nel coordinamento delle varie iniziative tese a sostenerla, compreso l'impiego dei fondi. I membri di questo comitato devono ricevere il benestare dell'Ordinario del luogo.

Possa questa dichiarazione contribuire alla più grande gloria di Dio a Kibeho, così come altrove in Rwanda e anche al di fuori delle sue frontiere. Che essa sostenga sempre di più una vera devozione a Nostra Signora di Kibeho, Madre del Verbo e Vergine Addolorata.

Rendo omaggio a mons. Jean Baptiste Gahamanyi, vescovo di Butare, che non ha risparmiato nulla per seguire da vicino l'evoluzione degli avvenimenti di Kibeho, occupandosi dei presunti veggenti e dei diversi testimoni e sostenendo in un modo impeccabile il lavoro delle commissioni di studio create assai presto per sua iniziativa. Pure dopo l'erezione canonica della diocesi di Gikongoro, egli ha continuato ad interessarsi, su mio invito, al lavoro delle commissioni e a darmi una man forte nella gestione di un dossier così delicato. Da lontano egli ha contribuito così alla felice conclusione di questo dossier. Che per l'intercessione della Vergine Maria "Nyina wa Jambo", il Signore si degni di accoglierlo nel regno eterno.

Esprimo ugualmente a tutti i membri delle commissioni, medica e teologica, per le apparizioni di Kibeho, la mia viva soddisfazione e la mia riconoscenza per la serietà, la generosità e il rigore di cui hanno fatto prova nel compimento del compito ecclesiale che è stato loro affidato. Che il Signore, ricco in misericordia, si degni di accordare il risposo eterno a quelli che egli ha già chiamato a sé e diffondere le sue benedizioni su coloro che sono ancora in vita, sempre pronti a mettersi a disposizione per ogni buona causa.

 

IL LIBRO PER APPROFONDIRE


Le apparizioni della Madonna in Africa: Kibeho

Le apparizioni della Madonna in Africa

Padre Gianni Sgreva
LE APPARIZIONI DELLA MADONNA IN AFRICA: KIBEHO
Edizioni Shalom – 2004

Le apparizioni della Madonna nella località di Kibeho (Rwanda) sono iniziate il 28 Novembre 1981 e sono andate avanti per diversi anni. Tuttavia fin dall’inizio l’eco dell’evento è andato oltre i confini del paese africano giungendo anche in Italia. Una particolare attenzione al messaggio della Madonna a Kibeho è stata prestata dopo gli eccidi degli anni 1994/95, quando circa un milione di persone sono state uccise in una guerra fratricida esplosa con un furore e una carica di odio agghiaccianti. Allora si comprese come ancora una volta l’intervento di Maria avveniva nel contesto di situazioni storiche ben precise, dove era necessario far risuonare il messaggio evangelico della preghiera, della conversione e della pace. La Madre di Dio per i mali del mondo propone anche a Kibeho l’unica medicina possibile, che ben conosciamo dopo La Salette, Lourdes e Fatima. È la medicina della conversione, della preghiera e della sofferenza salvifica. Padre Livio Fanzaga Direttore di Radio Maria.

 

APPARIZIONI MARIANE

 

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