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APPARIZIONI MARIANE - FATIMA

Lucia, la suora del segreto di Fatima

L'ultima testimone dell'apparizione del 1917 aveva 97 anni

di LUIGI ACCATTOLI
(Corriere della Sera, 14/02/2005)

ROMA – Nata nel 1907, suor Maria Lucia de Jesus – al secolo Lucia Dos Santos – è stata per oltre 80 anni il principale protagonista di un «movimento» di spiritualità che ha attirato un' attenzione mondiale e ha costretto a una lunga vigilanza e a progressivi riconoscimenti le autorità ecclesiastiche. Illetterata e vissuta nel più grande nascondimento, ha di fatto esercitato un'influenza vastissima – oggetto delle più diverse valutazioni – sia su gente semplice come lei, sia sui massimi responsabili della cattolicità.

Suor Lucia
Suor Lucia in una immagine recente. Aveva 97 anni.

Cinque Papi hanno avuto a che fare con questa suora vissuta 97 anni, dei quali 84 in clausura. Pio XII (1942) e Giovanni Paolo II (1984 e 2000) hanno consacrato più volte il mondo e l' umanità al «Cuore immacolato di Maria» in risposta a una «richiesta» della Vergine da lei trasmessa.

Paolo VI la incontrò a Fatima il 13 maggio del 1967 e Giovanni Paolo II la vide tre volte, in occasione dei suoi tre pellegrinaggi nel santuario nato dalle «apparizioni» del 1917: nel 1982 (vi andò per ringraziare d' essere scampato all' attentato dell' anno precedente), nel 1991 (vi tornò nel decennale dell' attentato) e nel 2000 (andò là per beatificare sul posto Giacinta e Francisco, gli altri due «veggenti», morti quando avevano 10 e 11 anni).

Ma l' evento forse più importante del rapporto tra Fatima e i Papi, o quantomeno quello che ha destato maggiore curiosità nel mondo, è stata la pubblicazione della «terza parte» del segreto, attesa per quasi 60 anni e pubblicata per decisione di Giovanni Paolo II nel giugno del 2000.

Fu straordinario – rispetto alla tradizionale prudenza «romana» nei confronti delle «rivelazioni private» – che un Papa decidesse la pubblicazione di quella «profezia» e più straordinario ancora apparve l' affermazione del Papa stesso – affidata a una comunicazione del cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato e ad una nota «interpretativa» del «segreto» stesa dal cardinale Joseph Ratzinger – di essersi «riconosciuto» nel «vescovo vestito di bianco», che i tre pastorelli avevano visto morire, colpito con frecce e proiettili di armi da fuoco, da parte di «soldati».

Wojtyla vide in quel vescovo se stesso, colpito dagli spari di Alì Agca e interpretò la sua salvezza dagli spari (nella profezia il «vescovo vestito di bianco» muore) come un evento di «grazia», mediato dall'«intercessione» della Vergine.

«Vengo qui oggi – aveva già detto in occasione del suo primo pellegrinaggio a Fatima, il 13 maggio del 1982 – perché proprio in questo stesso giorno, nello scorso anno, in piazza San Pietro a Roma, si è verificato l' attentato alla vita del Papa, misteriosamente coinciso con l' anniversario della prima apparizione a Fatima». Come riconoscimento simbolico di tale «protezione» inviò a Fatima uno dei proiettili che l' avevano colpito, ed esso ora si trova incastonato nella corona della statua della Vergine là venerata.

Nella località campestre di Cova da Iria, nel territorio di Fatima, la Vergine era «apparsa» sei volte ai pastorelli, chiedendo preghiere e penitenza per la «conversione» dell' umanità: il 13 maggio, il 13 giugno, il 13 luglio, il 19 agosto, il 13 settembre, il 13 ottobre del 1917.

Nuove apparizioni Lucia avrà da sola nel 1923 (a Oporto, quando viene ammessa nella Congregazione delle Figlie di Maria) e nel 1929, quando la Vergine le chiederà di promuovere la «consacrazione della Russia» al suo «Cuore immacolato».

Il patrimonio delle locuzioni, richieste e segreti della Vergine, suor Lucia lo consegna a 4 memorie successive, scritte in anni lontani tra loro: nel 1935 (sulla vita e le virtù di Giacinta, sua cugina), nel 1937 (storia della propria vita e delle apparizioni), nell' agosto del 1941 (particolari della vita di Giacinta), nel dicembre 1941 (qualsiasi altra cosa che ricordava sugli avvenimenti del 1917).

La terza parte del «segreto» – redatta nel gennaio del 1944 – fu consegnata da suor Lucia al vescovo di Leiria e da questi mandata a Roma, perché secondo la veggente essa non era da rendere nota allora, ma soltanto dopo il 1960 e per decisione del Papa. Né Pio XII, né Giovanni XXIII, né Paolo VI vollero interessarsi al «segreto», o comunque decisero di non pubblicarlo.

Giovanni Paolo II se lo fece portare al Gemelli, dov'era ricoverato dopo l'attentato del maggio del 1981, appena si rese conto della coincidenza del suo ferimento e della sua «salvezza» con la ricorrenza della prima apparizione di Fatima. Si riconobbe nel «vescovo vestito di bianco» e chiese un parere al cardinale Ratzinger, il quale lesse il testo e lo richiuse nella busta, suggerendo al Papa di non pubblicarlo. Ma arrivato all' anno 2000 Giovanni Paolo II ritenne maturo il tempo per far conoscere quel testo. La Curia era tendenzialmente contraria, come era contraria alla beatificazione dei due veggenti morti da piccoli: era considerato imprudente impegnare l'autorità papale nel giudizio su due dei «pastorelli», mentre era ancora viva la terza, principale depositaria dell' intera «rivelazione».

Papa Wojtyla riteneva «maturo il tempo» per la pubblicazione dell' ultima parte della profezia, perché era chiuso – a suo giudizio – il ciclo «persecutorio» cui la cristianità era stata assoggettata da parte dei poteri totalitari del ventesimo secolo, e in particolare da parte del comunismo sovietico.

Giovanni Paolo II ha letto il messaggio di Fatima come un avvertimento drammatico, di tipo apocalittico, all' umanità tentata di abbandonare la fede cristiana e indotta, in parte, ad abbandonarla dall' assalto persecutorio dei poteri totalitari, in particolare da quello sovietico. Con le sue decisioni – sgradite alle componenti liberal della cattolicità – ha riconosciuto giusta la battaglia condotta con tenacia, per tanti decenni, da suor Lucia. E suor Lucia, a sua volta, ha dichiarato più volte di essersi riconosciuta nelle decisioni del Papa polacco.

 

I PASTORELLI E I MESSAGGI

• IL PRIMO – Nelle sei apparizioni di Fatima la Vergine svela ai pastorelli i tre segreti, due dei quali saranno pubblicati nel 1937. Il primo riguarda la visione dell'Inferno: «Vedemmo allora come un grande mare di fuoco che sembrava stare sotto terra». I bambini lo vedono «solo per un momento», ma sono impressionati dalle grida di dolore delle anime.

• IL SECONDO – Nel secondo segreto si profetizza la fine del primo conflitto mondiale, lo scoppio di una nuova guerra («quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il segno che Dio vi dà prima di punire il mondo dei suoi tanti crimini») e la parabola del comunismo in Russia.

• IL TERZO – L' ultimo segreto viene svelato il 23 maggio 2000 e letto integralmente in mondovisione il 26 giugno. Viene reso noto il legame con l' attentato di Ali Agca del 1981: «Vedemmo un Vescovo vestito di bianco... Venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce...».

• L' ULTIMA PROFEZIA – «Abbiamo visto (...) un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava (...): l' Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza. E vedemmo in una luce immensa che è Dio (...), un Vescovo vestito di Bianco, "abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre". Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c' era una grande Croce (...); il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto dal dolore e di pena... Giunto alla cima del monte (...) venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi d'arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti... Sotto i due bracci della Croce c' erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio».

13 maggio 1917 - LA PRIMA APPARIZIONE

13 maggio 1917
LA PRIMA APPARIZIONE

La Madonna appare a Jacinta (7 anni) e Francisco Marto (9) e alla cugina Lucia Dos Santos (10, al centro nella foto). Lucia, l'unica sopravvissuta, trascriverà i tre segreti di Fatima.

13 maggio 1967 - L' INCONTRO CON PAOLO VI

13 maggio 1967
L'INCONTRO CON PAOLO VI

Nel 1957 il manoscritto del terzo segreto è consegnato all'Archivio del Sant'Uffizio. Paolo VI lo leggerà senza svelarne il contenuto nel '65; due anni dopo incontrerà Suor Lucia.

13 maggio 2000 - LA BEATIFICAZIONE E LA RIVELAZIONE

13 maggio 2000
LA BEATIFICAZIONE E LA RIVELAZIONE

Nel maggio 2000, alla beatificazione di Jacinta e Francisco, Giovanni Paolo II (qui con Suor Lucia) svela il terzo segreto. Suor Lucia vive da 52 anni nel monastero di clausura di Coimbra.

10 febbraio 2000 LA PROIEZIONE DI «THE PASSION»

10 febbraio 2000
LA PROIEZIONE DI «THE PASSION»

I giornali portoghesi danno notizia dell' incontro tra Suor Lucia (sopra, in una foto recente) e il regista Mel Gibson, che proietta nel convento di Coimbra il suo controverso «The Passion».

 

Suor Lucia e Papa Luciani

Quale rapporto intercorse tra Suor Lucia e Albino Luciani? La questione è nota. L’allora patriarca di Venezia, poco prima di essere eletto Papa, andò a far visita a suor Lucia e questa, secondo alcuni, gli avrebbe profetizzato che sarebbe divenuto papa ma che il suo pontificato sarebbe stato breve. Il cardinale Bertone, nel volume L'ultima veggente di Fatima (Rizzoli, 2007) nega che la suora abbia mai fatto tale profezia e, a tal proposito, propone uno scritto del 1978 dello stesso Luciani, nel quale si riporta sinteticamente il contenuto del colloquio. Eccone il testo integrale (tratto dalla rivista "Il Cuore della Madre", gennaio 1978).

Lunedì 11 luglio ho concelebrato con alcuni sacerdoti di Venezia e del Veneto nella Chiesa delle carmelitane di Coimbra, città portoghese di circa centomila abitanti. Subito dopo da solo (i cardinali possono entrare in clausura) ho incontrato la comunità intera delle monache (ventidue tra professe e novizie); in seguito ho parlato a lungo con suor Lucia dos Santos, l'unica superstite dei tre veggenti di Fatima. Suor Lucia ha settant'anni, ma li porta bene: di questo m'ha assicurato, sorridendo, lei stessa. Non ha soggiunto come Pio IX: «Li porto troppo bene, che non me ne casca di dosso neppure uno», ma la giovialità, il parlare spedito, l'interesse appassionato che, parlando, rivela per tutto quel che riguarda la Chiesa d'oggi con i suoi problemi acuti, mostrano in lei giovinezza spirituale. Il portoghese io lo capisco approssimativamente per esser stato - previo studio molto sommario - un paio di settimane in Brasile; fossi stato completamente digiuno di quella lingua, avrei capito lo stesso la piccola monaca, che insisteva con me sulla necessità di avere oggi cristiani e specialmente seminaristi, novizi e novizie decisi sul serio a essere di Dio senza riserve. Con tanta energia e convinzione m'ha parlato di freiras, padres e cristãos a firme cabeça (suore, preti e cristiani dalla testa ferma). Radicale come i santi: ou todo ou nada, o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio. Delle apparizioni suor Lucia non m'ha parlato. Io le ho chiesto solo qualcosa sulla famosa «danza del sole». Non l'ha vista. Settantamila persone per dieci minuti di seguito il 13 ottobre 1917 hanno visto il sole colorarsi di vari colori, roteare intorno a se stesso tre volte e poi scendere velocissimamente verso la terra. Lucia, con i due compagni, nello stesso tempo vedeva, invece, vicino al sole fermo, la Sacra Famiglia, poi, in quadri successivi, la Vergine come Addolorata e come Madonna del Carmine.

A questo punto qualcuno chiederà: un cardinale s'interessa di rivelazioni private? Non sa egli che il Vangelo contiene tutto? Che le rivelazioni anche approvate non sono articoli di fede? Lo so benissimo. Ma articolo di fede, contenuto nel Vangelo, è anche quest'altro: che «questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono» (Mc 16,17). Se oggi è diventato talmente di moda «scrutare i segni dei tempi», che assistiamo a una inflazione e piaga di «segni», credo sia lecito riferirsi (con fede umana) al segno del 13 ottobre 1917 attestato perfino da anticlericali e increduli. E, dietro il segno, è opportuno badare alle cose sottolineate da quel segno. Quali?

Primo: pentirsi dei propri peccati, evitare di offendere ancora il Signore.
Secondo: pregare. La preghiera è mezzo di comunicazione con Dio, ma i mezzi di comunicazione tra gli uomini (tv, radio, cinema, stampa) oggi prevalgono sfacciatamente e sembrano voler far fuori la preghiera del tutto; ceci tuera cela (questo ucciderà quello) è stato detto; pare si verifichi. Non sono io, ma Karl Rahner, che ha scritto: «È in atto anche all'interno della Chiesa un impegno esclusivo del1'uomo per le realtà temporali, che non è più una scelta legittima, ma apostasia e caduta totale della fede».
Terzo: recitare il santo Rosario. Naaman siro, gran generale, disdegnava il semplice bagno nel Giordano suggerito da Eliseo. Qualcuno fa come Naaman: «Sono un gran teologo, un cristiano maturo, che respira Bibbia a pieni polmoni e suda liturgia da tutti i pori, e mi si propone il Rosario?». Eppure, anche i quindici misteri del Rosario sono Bibbia, e anche il Pater e l'Ave Maria e il Gloria, Bibbia unita a preghiera, che fa bene all'anima. Una Bibbia studiata per puro amore di ricerca potrebbe gonfiare l'anima di superbia e inaridirla: non è raro il caso di biblisti che hanno perso la fede.
Quarto: l'inferno esiste, vi si può cadere dentro. A Fatima la Madonna ha insegnato questa preghiera: «Gesù, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell'Inferno, portate in Cielo tutte le anime». A questo mondo ci sono cose importanti, ma nessuna più importante che meritare il Paradiso con una vita buona. Non è Fatima a dirlo, ma il Vangelo: «Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?» (Mt 16,26).

 

 

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