
APPROFONDIMENTI




 

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AFFETTIVITÀ
La sessualità umana per la Chiesa Cattolica
Non di rado si rimprovera al cristianesimo di esser stato avversario della corporeità. Ciò però è sbagliato, perché la fede cristiana, ha sempre considerato l'uomo nella sua unione di spirito e materia.
• Qual è l’importanza umana della sessualità?
La sessualità umana è una conformazione strutturale della persona, che ne caratterizza il suo essere, e lo attualizza nella dimensione relazionale di apertura verso l’altro. L’uomo e la donna sono per costituzione rivolti l’uno all’altro: è proprio questa alterità e originalità che ne consentono la reciprocità e l’integrazione.
La persona umana è così profondamente influenzata, in ogni sua espressione, dalla sessualità, che questa deve essere considerata come uno dei fattori che danno alla vita di ciascuno i tratti principali che la distinguono. Dal sesso, infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale la fanno uomo o donna, condizionando così l’iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società. La sessualità, con le sue manifestazioni, si colloca all’incrocio tra biologico e psichico, tra natura e cultura, tra identità personale e le sue condizioni naturali e culturali.
La sessualità si differenzia nell’uomo (mascolinità) e nella donna (femminilità): le differenze sessuali tra uomo e donna, pur manifestandosi certamente con attributi fisici, di fatto trascendono il puramente fisico e toccano il mistero stesso della persona. La persona è maschio o femmina dal suo concepimento e lo è in maniera irreversibile, in quanto il suo genotipo, cioè il complesso dei caratteri genetici di un individuo, si ritrova in tutte le cellule nucleate del suo corpo di uomo o di donna.
La sessualità pertanto non è:
- un aspetto accidentale o secondario della personalità
- una costruzione culturale o sociale
- un elemento passeggero, transitorio.
• La Fede cristiana come considera la sessualità?
La Fede cristiana accoglie e completa tutti gli aspetti positivi che già sul piano umano caratterizzano sessualmente la persona ed in particolare mette in stretta correlazione la sessualità con una certa concezione e attuazione dell’amore: “non quello della concupiscenza, che vede solo oggetti con cui soddisfare i propri appetiti, ma quello dell’amicizia e dell’oblatività, in grado di riconoscere e amare le persone per se stesse. È un amore capace di generosità, a somiglianza dell’amore di Dio; si vuol bene all’altro perché lo si riconosce degno di essere amato. È un amore che genera la comunione tra persone, poiché ciascuno considera il bene dell’altro come proprio. È un dono di sé fatto a colui che si ama, in cui si scopre, si attua la propria bontà nella comunione di persone e s’impara il valore di essere amato e di amare” (Sessualità umana: verità e significato, n.9).
Inoltre, nella visione cristiana, l’importanza della sessualità è ancor maggiormente motivata, perché l’essere immagine di Dio si manifesta, sin dall’inizio della storia umana, nella caratterizzazione sessuale: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gn 1,27) e pertanto quando un uomo e una donna uniscono il loro corpo e il loro spirito in un atteggiamento di totale apertura e donazione di sé, formano una nuova immagine di Dio. La loro unione in una sola carne non risponde semplicemente a una necessità biologica, ma all’intenzione del Creatore che li conduce a condividere la felicità di essere fatti a sua immagine.
Tale concezione umano-cristiana della sessualità impedisce che:
- le persone si usino come si usano le cose
- la sessualità venga considerata come una dimensione del tutto al di fuori delle norme morali, dove non ci sono in gioco valori o disvalori, ma solamente gusti personali sui quali a nessuno è lecito esprimere giudizi morali. La pretesa di porre la sessualità al di fuori e al di sopra di ogni ordine morale, in una sfera di diritti intangibili, è il frutto di una cultura radicale, di un individualismo estremo in cui i valori diventano il prodotto esclusivo di una erronea concezione della libertà del singolo.
• Esiste una superiorità di un sesso rispetto all’altro?
La Bibbia non dà alcun adito al concetto di una superiorità naturale del sesso maschile rispetto a quello femminile. Nonostante le loro differenze, i due sessi godono di una implicita eguaglianza e pari dignità: «Creando l’uomo “maschio e femmina”, Dio dona la dignità personale in eguale modo all’uomo e alla donna, arricchendoli dei diritti inalienabili e delle responsabilità che sono proprie della persona umana» (Giovanni Paolo II, Familiaris consortio, 22).
Uguaglianza, sì, tra i sessi, ma nella distinzione, reciprocità e complementarità:
- ciascuno realizza in maniera peculiare la propria identità sessuale
- l’uomo e la donna hanno bisogno l’uno dell’altra per raggiungere una pienezza di vita.
• Qual è la positività del corpo umano?
La Fede cristiana ha una concezione positiva del corpo umano, dovuta al fatto che il corpo è dono di Dio creatore, è stato assunto da Cristo nell’Incarnazione, è tempio dello Spirito Santo ed è chiamato alla risurrezione alla fine di questo mondo.
L’amore umano abbraccia quindi la dimensione corporale e il corpo diventa così una espressione di un amore spirituale. La sessualità quindi non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda piuttosto il nucleo intimo della persona. L’uso della sessualità come donazione fisica ha la sua verità e raggiunge il suo pieno significato quando diventa espressione della donazione personale dell’uomo e della donna fino alla morte. Nello stesso tempo il cristiano è consapevole che alle origini del mondo c’è stato il peccato originale, il quale ha ferito questa positività del corpo. Tale positività è dunque per la persona un progetto da realizzare, anche con fatica e rinunce. Non si tratta però di un progetto impossibile, in quanto Cristo è venuto per rendere possibile la realizzazione di tale progetto.
• Come la Chiesa Cattolica valuta la masturbazione?
- La Chiesa cattolica afferma che “la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato. La ragione principale è che qualunque ne sia il motivo, l’uso deliberato della facoltà sessuale, al di fuori dei rapporti coniugali normali, contraddice essenzialmente la sua finalità” (CDF, Alcune questioni di etica sessuale, n. 9).
- Nella masturbazione, “il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della relazione sessuale richiesta dall’ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana.
- Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l’azione pastorale, si terrà conto dell’immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d’angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare, se non addirittura ridurre al minimo, la colpevolezza morale” (CCC, n. 2352).
• Qual è il criterio principale della moralità dell’atto sessuale?
L'onestà morale di questo atto è il rispetto della sua finalità, che è duplice: quella unitiva e procreativa. Con il suo significato unitivo, si evidenzia che nell’atto sessuale: sono coinvolte inscindibilmente entrambi le dimensioni personali: quella corporale e quella spirituale.
Nel dono del corpo, l’uomo e la donna si riconoscono e si accolgono come donazione e accoglienza, come comunione integrale e definitiva ed esprimono, in modo esclusivo, il dono reciproco e disinteressato di un certo tipo di amore: quello totale, fedele e indissolubile l’uno per l’altra. Poiché il rapporto sessuale coinvolge tutte le dimensioni della persona (fisiche, psichiche, affettive, spirituali…) coinvolge anche tutte queste caratteristiche dell’amore.
Nello stesso tempo, col significato procreativo, si esprime simultaneamente l’apertura al dono della vita: il figlio, accolto come persona, dono, promessa, compito. Tra questi due significati dell’atto sessuale esiste una connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può lecitamente rompere di sua iniziativa. “Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l’atto coniugale conserva integralmente il senso del mutuo e vero amore ed il suo ordinamento all’altissima vocazione dell’uomo alla paternità” (Donum vitae, n.4). Il tentativo di separare l’esercizio della sessualità dalla sua responsabile apertura alla vita, così come quello, simmetricamente antitetico, di sradicare la procreazione umana dal contesto sponsale tra l’uomo e la donna, costituiscono gravissime ferite alla verità dell’amore e alla dignità delle persone.
• Perché la Fede cristiana riserva l’atto sessuale solo all’interno del sacramento del matrimonio?
La Fede cristiana riserva l’atto sessuale solo all’interno del sacramento del matrimonio perché solo nel matrimonio si possono realizzare pienamente e inscindibilmente i due significati dell’atto sessuale. Al di fuori del matrimonio, l’atto sessuale non realizza, o realizza solo parzialmente, la ricchezza e la bellezza di tali suoi significati. A questo amore coniugale, e soltanto a questo, appartiene la donazione sessuale, che si realizza in modo veramente umano, solo se è parte integrante dell’amore con cui l’uomo e la donna si impegnano totalmente l’uno verso l’altra fino alla morte. Per realizzare tale obbiettivo i coniugi possono contare sulla grazia divina che è propria e specifica del sacramento del matrimonio. Ma è necessario pure l’impegno personale di ciascuno dei coniugi. Per questo non sempre si realizza tale obbiettivo.
Quando i due sposi rispettano e perseguono i due significati nel loro rapporto coniugale essi:
- lodano e ringraziano Dio
- lo benedicono
- manifestano e incarnano l’amore disinteressato, fedele e indissolubile di Dio
- si santificano a vicenda
- fanno crescere nella santità la propria famiglia, la Chiesa e l’umanità.
• Quale importanza ha l’astenersi dall’atto sessuale fuori del matrimonio, e talvolta anche nel matrimonio?
È importante non tanto nel suo aspetto di rinuncia o di sacrificio, quanto di rispetto della propria sessualità, considerata e vissuta nelle dimensioni e nei valori umano-cristiani sopra descritti. L’astenersi dai rapporti sessuali (continenza), oltre che evitare il rischio di una procreazione indesiderata, rappresenta un autentico segno di attenzione, rispetto, amore autentico e pieno dell’altra persona.
L’attesa può accrescere, purificare e perfezionare il desiderio della mutua donazione e sviluppare una onesta e casta gestualità affettiva coniugale ma può anche costituire un buon allenamento per rispettare la fedeltà coniugale all’interno del matrimonio, sopratutto durante i periodi di assenza temporanea e/o prolungata del coniuge, o durante i momenti di indisposizione o malattia dell’uno o dell’altro.
Ciò esige certamente un continuo sforzo, ma, grazie al suo benefico influsso, la persona può sviluppare integralmente la propria personalità, arricchendola di valori spirituali favorendo l’attenzione verso l’altro in modo da bandire l’egoismo, nemico del vero amore.
• Che cos’è la castità?
La castità è l’affermazione gioiosa di chi sa vivere il dono di sé, libero da ogni schiavitù egoistica. Ciò fa maturare la propria persona e la riempie di pace interiore, rendendola capace di rispettare gli altri, perché fa vedere in essi persone da rispettare in quanto create a immagine di Dio e per la grazia figli di Dio. È anche la custodia di un dono ricevuto, prezioso e ricco, quello dell’amore, in vista del dono di sé che si realizza nella vocazione specifica di ognuno. La castità è dunque quella energia spirituale che sa difendere l’amore dai pericoli dell’egoismo e dell’aggressività e sa promuoverlo verso la sua piena realizzazione.
• Perché è importante la castità?
Perché essa consente di vivere la propria dignità di persona in pienezza, coinvolgendo le qualità fisiche-psichiche-affettive, spirito e corpo, in un progetto globale di vita: due in uno, un cuor solo e un’anima sola, una comunione di vita e di amore. Inoltre consente di vivere la propria sessualità all’interno dell’amore, inteso come gioiosa e reciproca comunione di tutto ciò che si è e si ha, come donazione disinteressata, totale e definitiva di sé all’altro.
“Il dominio di sé è un’opera di lungo respiro. Non lo si potrà mai ritenere acquisito una volta per tutte. Suppone un impegno da ricominciare ad ogni età della vita. Lo sforzo richiesto può essere maggiore in certi periodi, quelli, per esempio, in cui si forma la personalità, l’infanzia e l’adolescenza” (CCC, n. 2342)
• Quali caratteristiche ha la castità?
La castità, che va attuata sia nel matrimonio sia nella verginità, richiede un’educazione graduale e integrale della volontà, dei sentimenti, delle emozioni. “Conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato. L’uomo virtuoso e casto si costruisce giorno per giorno, con le sue numerose libere scelte: per questo egli conosce, ama e compie il bene morale secondo tappe di crescita. Rende colui che la pratica un testimone, presso il prossimo, della fedeltà e della tenerezza di Dio. Indica al discepolo come seguire ed imitare Colui che ci ha scelti come suoi amici, si è totalmente donato a noi e ci ha reso partecipi della sua condizione divina. La castità è promessa di immortalità”. (CCC, nn. 2343, 2345- 2346)
La castità salvaguarda la sessualità dalle sue manipolazioni, la protegge dalla sua banalizzazione e la riscopre come mistero addirittura divino, incontro con l’altro, che è annuncio dell’incontro con Dio. In questo modo la castità evita di ridurre la persona a puro possesso, come se la persona fosse un oggetto, ed impedisce che si ceda ad interessi individualistici, egoistici che possono produrre frutti amari di sfruttamento e violenza. La castità non è pertanto né il rifiuto della sessualità né la disistima dei valori e delle esigenze della sessualità.
• Tutti sono chiamati a vivere la castità?
Ogni persona è chiamata alla castità, secondo il proprio stato di vita. Le esigenze di questa virtù s’impongono a tutti: ai giovani, alle coppie sposate, ai singoli, alle persone consacrate. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza in quanto gli atti legati alla genitalità sono moralmente buoni solo all’interno del matrimonio, nel quale il loro esercizio resta comunque regolato da questa stessa virtù di castità.
"I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità” (CCC, nn. 2349 -2350).
La tradizione cristiana ha sempre affermato il valore della verginità e del celibato, che promuovono rapporti di casta amicizia tra persone, e nel contempo sono segno della realizzazione escatologica di tutto l’amore creato nell’amore increato della Beata Trinità.
• È facile vivere la castità?
La fedeltà alle esigenze di una vita casta può essere difficile e richiedere sacrifici. Ma difficile non vuol dire impossibile. La castità è frutto della grazia di Dio (attraverso la preghiera e i sacramenti), dell’impegno personale e dello sforzo culturale, che tutta la società deve mettere in atto. È vero che, nella nostra civiltà erotizzata, molti insinuano che resistere a pulsioni considerate irresistibili può provocare squilibri psichici. Ma ciò significa non vedere quanto la persona possa crescere assumendo coraggiosamente le sue responsabilità e dominando le proprie spinte istintive.
• Come educare alla castità?
L'educazione alla castità comporta un impegno che parte dalla più tenera età, attraverso i genitori in un primo momento e gli educatori in seguito, sostenendo la crescita della persona con il dialogo personalizzato, l’esempio e la preghiera. L’informazione sessuale va sempre collocata nel contesto dell’educazione all’amore, e deve essere sempre positiva e prudente, chiara e delicata.
La Chiesa cattolica sostiene che l’educazione sessuale, diritto e dovere fondamentale dei genitori, deve attuarsi sempre sotto la loro guida sollecita, sia in casa sia nei centri educativi da essi scelti e controllati. In questo senso la Chiesa ribadisce la legge della sussidiarietà, che la scuola è tenuta ad osservare quando coopera all’educazione sessuale, collocandosi nello spirito stesso che anima i genitori e il rispetto dei diritti della persona, in particolare quello di ricevere un’informazione ed un’educazione che rispettino le dimensioni morali e spirituali della vita umana
Educare alla castità comporta anche la purezza del pensiero, dell’intenzione e dello sguardo, mediante la disciplina dei sentimenti e dell’immaginazione, e mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei pensieri impuri, ma anche l’educazione a tutte le altre virtù umane e cristiane e, in modo particolare, all’amore cristiano che è caratterizzato dal rispetto, dall’altruismo e dal servizio e che in definitiva è chiamato carità e il rifiuto dell’”esaltazione del corpo”, tipica della “morale laica”, con cui si trovano a fare i conti gli adolescenti e i giovani, sommersi da messaggi e immagini di un corpo giovane, bello, desiderabile, che non invecchia, pronto a godere nelle modalità più svariate, che può essere costantemente rinnovato in palestra, beauty center, interventi di chirurgia estetica.
• Perché è importante il pudore?
“La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l’intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. È ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione. Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell’impegno definitivo dell’uomo e della donna tra loro. Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell’abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove traspare il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione.
Esiste non soltanto un pudore dei sentimenti, ma anche del corpo. Insorge, per esempio, contro l’esposizione del corpo umano in funzione di una curiosità morbosa in certe pubblicità, o contro la sollecitazione di certi mass-media a spingersi troppo in là nella rivelazione di confidenze intime. Il pudore detta un modo di vivere che consente di resistere alle suggestioni della moda e alle pressioni delle ideologie dominanti. Le forme che il pudore assume variano da una cultura all’altra. Dovunque, tuttavia, esso appare come il presentimento di una dignità spirituale propria dell’uomo. Nasce con il risveglio della coscienza del soggetto. Insegnare il pudore ai fanciulli e agli adolescenti è risvegliare in essi il rispetto della persona umana” (CCC, nn. 2521-2554).
Il pudore comporta il rispetto dell’intimità: se un bambino o un giovane vede che si rispetta la sua giusta intimità, allora saprà che ci si aspetta che anch’egli dimostri lo stesso atteggiamento nei confronti degli altri. In questo modo, egli impara a coltivare il proprio senso di responsabilità di fronte a Dio, sviluppando la sua vita interiore e il gusto della libertà personale, che lo rendono capace di amare meglio Dio e gli altri.
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AMORE E AFFETTIVITÀ

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