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APPROFONDIMENTI







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L'AMORE
Bauman: l'amore non è "liquido"
«Il Papa centra l'obiettivo, richiamando l'attuale cultura (che evita i rapporti esclusivi) alla fedeltà e ribellandosi alla sindrome del consumo per cui la clausola "soddisfatti o rimborsati" è metro di tutto»
intervista di PIERANGELO GIOVANETTI
(in "Avvenire" del 2 febbraio 2006)
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Zygmunt Bauman
AMORE LIQIODO
Sulla fragilità dei legami affettivi
Edizioni Laterza – 2004
Nella "modernità liquida" in cui viviamo anche i legami affettivi sono fragili, mutevoli, sempre in discussione. "La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione, puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa, o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia". I protagonisti di questo libro sono gli uomini e le donne nostri contemporanei, che anelano la sicurezza dell'aggregazione e una mano su cui poter contare nel momento del bisogno. Eppure sono gli stessi che hanno paura di restare impigliati in relazioni stabili e temono che un legame stretto comporti oneri che non vogliono né pensano di poter sopportare.
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Per una vita ha studiato la «società liquida», quella senza legami stabili, e l'«amore confluente», che dura fin tanto che c'è l'interesse di uno dei due partner. Ma quando pensa all'amore vero, con la A maiuscola, volge lo sguardo a lei, Janina, la moglie che da sessant'anni gli è al fianco. «Io e Janina – racconta Zygmunt Bauman, uno dei più grandi sociologi viventi – sappiamo che stare insieme significa anche sacrificio e accettazione dell'altro, pure quando è faticoso. Ma per noi lo stare insieme, il volerci bene e l'essere uniti "finché morte non ci separi" è una prospettiva molto più bella, che l'essere separati e vivere la libertà dello stare da soli. Per questo credo che il Papa abbia centrato l'obiettivo, decidendo di richiamare la società di oggi, che per definizione evita legami duraturi ed esclusivi, alla totalità dell'amore. È sicuramente un richiamo controcorrente. Ma è tanto più necessario in un'epoca di dittatura del consumismo, dove la "sindrome del consumo" penetra ogni fessura della nostra esistenza, fagocitando in essa anche ciò che c'è di più grande: l'amore».
Professor Bauman, perché gli uomini d'oggi sono incapaci di amare «per sempre»?
«È una società che si è modellata sull'usa e getta, sul desiderio di consumo, sull'impegnarsi finché si ha voglia, senza assumersi responsabilità di qualsiasi genere. Il consumo come metro di ogni nostra azione non è fatto per elevare la lealtà e la dedizione nostra per l'altro. Al contrario, è pensato per passare in continuazione da un desiderio all'altro, per spegnere in fretta quelli vecchi e creare posti per altri nuovi. In più la clausola della società dei consumi "soddisfatti o rimborsati" è diventata metro di ogni rapporto, di ogni relazione. In questo tritacarne è finito anche l'amore. Ecco perché è sempre più difficile "amare per sempre"».
Ma questo s'è tradotto in maggiore libertà per l'uomo moderno?
«Questa era la promessa che sta alla base della "nuova società": la liberazione individuale. Promessa che si è rivelata falsa. Molti, infatti, credono (erroneamente) che la quantità compenserebbe la mancanza di qualità. Ogni relazione è debole, quindi cerchiamo di averne a non finire, in modo che che possiamo trovare qua e là qualcosa che ci soddisfi, comprensione o simpatia alla bisogna. Il fatto è che – come ci ricorda anche Benedetto XVI nell'enciclica – non funziona così. Piuttosto è il contrario. Più le relazioni diventano facili a rompersi e usa e getta, meno c'è motivazione a combattere le difficoltà che lo stare assieme comporta di volta in volta. Dopo tutto, quando due persone s'incontrano, ognuno porta con sè la propria diversa storia personale, che ha bisogno di essere conciliata con l'altro, che a sua volta è differente. E una convivenza di diversi è impensabile senza compromessi e sacrifici».
Secondo lei, è possibile che ci sia futuro in questa «fluidità» dei rapporti e quindi anche dell'amore?
«È il paradosso della postmodernità liquida. Più si evitano impegni stabili e duraturi per timore di esserne poi vincolati, più sentiamo bisogno invece di relazioni solide e amici disponibili. Però siamo incapaci di fare il passo. Di fronte al "per sempre" ci troviamo impauriti. Solo che, senza un impegno esclusivo e nel tempo, i nostri legami sono fragili e anche il rapporto d'amore risulta esasperatamente insicuro. Questo crea uno stato di ansietà permanente in cui è sprofondato l'uomo d'oggi. Un futuro oscuro e gravido di conseguenze se non ci sarà un cambio di rotta».
Benedetto XVI dice però che questo amore «pieno» è possibile. Anzi è il progetto a cui l'uomo e la donna sono chiamati.
«Certo. È una questione di scelte, di valori che si attribuiscono allo stare insieme. In ultimo, direi, di forza dell'amore che rende il sacrificio per il bene dell'amato qualcosa di naturale, di dolce e di gioioso, invece che un giogo pesante come i più credono. Agape, cioè il vero amore, quello che noi sogniamo e di cui tutti abbiamo seriamente bisogno per sentirci salvi in un mondo caratterizzato per la sua insicurezza, non può che essere altruista e incondizionato. Da entrambi i lati. E lo sforzo di arrivare a questo, non può che partire sempre dalla mia parte. Il contrario di quanto avviene comunemente oggi, dove si vive nella paura che l'altro decida unilateralmente di rompere il legame, di chiudere una relazione perché non la si ritiene soddisfacente o anche solo per il fatto di voler sperimentare emozioni nuove».
Benedetto XVI insiste anche sul non separare eros da agape.
«Questo è l'altro grande errore del nostro tempo: l'idea di separare il sesso dall'amore e dai legami spirituali e dalle responsabilità morali che esso comporta. È l'idea che passa quando gli esperti ci dicono che innamorarsi è solo una reazione chimica che attiva la produzione nel corpo di dopamina. Quando c'è questo, c'è amore. Quando finisce, non ce n'è più. Ridotto così, si pensa che il sesso possa essere praticato come un qualunque oggetto di consumo di questa società dei consumi. In realtà eros non si può separare da agape, pena il tradirlo».
Un ultima domanda: cosa ha pensato del richiamo del Papa a «Dio amore»?
«È forse il messaggio di cui l'umanità ha bisogno più di ogni altro. Vedo all'orizzonte il pericolo enorme della "religionizzazione della politica", dove la religione, il richiamo a Dio, è preso dalla politica per combattere gli altri. È una minaccia grave per il futuro dell'umanità, per la sua sopravvivenza fisica ma anche per la capacità di far fronte assieme ai gravi problemi ancora irrisolti di miseria umana e di aggressività causata dalla miseria. Bene ha fatto Papa Benedetto a lanciare alto questo monito: Dio, che ha dato il comandamento dell'amore, ci impedisce di usare il suo nome per combatterci gli uni contro gli altri».
L'INTERVISTA
Una società dei consumi che rifiuta le "pietre scartate"

L'illustre sociologo Zygmunt Bauman, teorico della postmodernità
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Secondo Bauman, intervenuto in un convegno tenuto a Verona il 7 ottobre 2006, ci troviamo nell'era della consumerist society, che è la tendenza, propria di questi anni "liquidi", ad applicare la legge del mercato e dei consumi ad ogni relazione umana. Si tratta di una legge sbrigativa: se qualcosa non funziona o non soddisfa, se si rompe o non procura più piacere, si butta e si cambia. Accade così che, accanto a telefoni e frigoriferi, c'è un'ampia produzione di scarti umani. Non disoccupati, perché un disoccupato può un giorno rioccuparsi e pertanto la disoccupazione non toglie speranza, non essendo definitiva. Oggi ci sono sono esuberi, veri e propri scarti: «Sei in soprannumero, non c'è più bisogno di te».
Ma chi sono questi consumatori falliti? «Sono coloro che, a vario titolo, non possono partecipare a pieno regime alla consumerist society. Sono coloro a cui la società dice: non ho bisogno di te». Ad esempio i portatori di handicap, fisici o morali. E invece? Una delle grandi sfide della nostra epoca è l'affermazione che ogni persona è importante, qualunque sia la sua condizione, e che ciascuno è allo stesso modo prezioso. La sfida, e la speranza, è costruire una società in cui non si stia semplicemente "con", ma soprattutto si stia "per". La società umana nasce in quanto tale nel momento in cui sa prendersi cura dei suoi membri, in cui le persone accettano liberamente di essere responsabili l'uno dell'altro. Quando le persone sanno vivere non "con", ma "per". Bello, ma come? Bauman sì schermisce: io faccio diagnosi e studio tendenze, non stilo terapie. Ma segni di speranza ce ne sono? La speranza è che la tendenza all'individualismo esasperato non riesca a prevalere sulla vocazione, incisa nell'anima, alla relazione. Ma l'uomo è complicato e quando tanti uomini fanno una società, questa società può rivelarsi un groviglio di contraddizioni: «Cerchiamo le relazioni stabili e le comunità solide perché abbiamo bisogno di sicurezza. Ma oggi c'è anche paura, paura di restare bloccati nella stessa relazione, senza la libertà dì andarsene e cambiare; e cosi la comunità si riduce a una rete che si può spegnere, fatta di rapporti fluidi non duraturi». Sicurezza o libertà? La conciliazione è difficile. Eppure ciò di cui molti avvertono distintamente bisogno è una relazione fedele e in cui poter credere. |
IL LIBRO PER APPROFONDIRE
Vita liquida
Da tempo il sociologo Zygmunt Bauman dedica molti sui suoi studi alla categoria della «liquidità» come emblema della società moderna. Ora, con il libro «Vita liquida» (pubblicato da Laterza), Bauman torna sulla questione applicandola al clima di instabilità e insicurezza che l’Occidente vive da qualche anno a questa parte. Ecco alcuni brani dell’introduzione.

Zygmunt Bauman
VITA LIQUIDA
Nuove catechesi sul matrimonio e famiglia
Edizioni Laterza – 2006 |
«Vita liquida» e «modernità liquida» sono profondamente connesse tra loro. "Liquido" è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita "liquido-moderna" se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo.
In una società liquido-moderna gli individui non possono concretizzare i propri risultati in beni duraturi: in un attimo, infatti, le attività si traducono in passività e le capacità in incapacità. Le condizioni in cui si opera e le strategie formulate in risposta a tali condizioni invecchiano rapidamente e diventano obsolete prima che gli attori abbiano avuto una qualche possibilità di apprenderle correttamente. È incauto dunque trarre lezioni dall'esperienza e fare affidamento sulle strategie e le tattiche utilizzate con successo in passato: anche se qualcosa ha funzionato, le circostanze cambiano in fretta e in modo imprevisto (e, forse, imprevedibile). Provare a capire come andrà in futuro sulla base di esperienze pregresse diventa sempre più azzardato e sin troppo fuorviante. Fare ipotesi attendibili diventa via via più difficile, e le previsioni infallibili ormai sono fuori dal mondo.
La vita liquida è, insomma, una vita precaria, vissuta in condizioni di continua incertezza. Le maggiori possibilità di successo le hanno coloro che si trovano più vicini al vertice della piramide globale del potere, coloro per cui lo spazio non conta e la distanza non è un fastidio. La loro ricchezza deriva da un asset che portano con sé: la conoscenza delle leggi del labirinto». Individui simili «amano creare, godere, muoversi»; vivono in una società «dai valori volatili, incurante dell'avvenire, egoista e edonista»; in loro «prevale l'accettazione del nuovo come buona novella, della precarietà come valore, dell'instabilità come imperativo, del meticciato come ricchezza».
L'eternità è ovviamente messa al bando. Grazie al numero infinito di esperienze terrene che si spera di poter fare, non si sente la mancanza dell'eternità: anzi la sua perdita può persino passare inosservata. Il problema della mortalità dell'esistenza in un universo immortale è stato finalmente risolto: non ci si deve più preoccupare di ciò che è eterno, non si perde nessuna delle meraviglie dell'eternità e, anzi, nell'arco di una vita mortale diventa possibile esaurire tutto ciò che l'eternità abbia da offrire. |
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AMORE E AFFETTIVITÀ

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