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APPROFONDIMENTI




 

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LA FAMIGLIA
Le crisi di coppia
Ogni anno trentamila sposi chiedono la separazione entro i tre anni dal matrimonio. Le cause: infedeltà, noia, immaturità.
di PAOLA TETTAMANZI
(in "Genitori & Figli" del 31 luglio 2005)
Come fare per arginare, non soltanto sotto l'aspetto pastorale, la pericolosa deriva etica, di senso e di contenuti esistenziali, che induce alla rottura pochi mesi dopo il "sì"? Ogni anno quasi trentamila giovani sposi, un terzo del totale di chi si separa, alzano bandiera bianca entro i primi tre anni di matrimonio. Tantissime le motivazioni: incomprensioni, infedeltà, noia, solitudine, incapacità di rimodellarsi sulle esigenze di coppia, immaturità, pesanti ingerenze dei rispettivi genitori, senso di inadeguatezza.
La cultura del disimpegno
Alla base della fragilità delle giovani coppie ci sono senza dubbio gravi ragioni culturali e sociali. Il clima in cui siamo immersi suggerisce disimpegno e tiepidezza. Le scelte permanenti, le promesse bollate da un inquietante "per sempre" sono considerate quasi detestabili. Oggi si preferisce la leggerezza degli impegni, la sostituibilità, la possibilità di tornare sui propri passi. «Se con lui, con lei, non mi trovo più bene, se non ci comprendiamo più, se la nostra intesa sessuale non è più al massimo, perché dobbiamo rimanere insieme?». Già, perché? Maria-Teresa Zattoni e Gilberto Gillini, esperti di counseling pedagogico e docenti all'Istituto Giovanni Paolo II, hanno spiegato che oggi l'immaginario delle giovani coppie è nutrito di falsi miti tardo-romantici, paganeggianti ma anche di ossessioni post-moderne.
L'idea platonica dell'altra metà crea ancora oggi confusioni e disorientamento, perché nel momento in cui quella fusione totale di uno nell'altra non riesce, si comincia a pensare di aver fallito. Così come risulta spesso motivo di imbarazzo la cultura da canzonetta o da romanzo rosa, laddove si teorizza, l'amore assoluto, l'estasi dei sensi, la felicità perfetta, il nirvana dell'amore. Quando queste immagini da racconto d'appendice si scontrano con i problemi della quotidianità, si rischia il corto circuito. Anche perché il modello suggerito dai mass media è quello di un rapido e frequente ricambio sentimentale. «Se con mio marito ci sono problemi, perché non accettare le proposte del capufficio o dell'istruttore della palestra o di quel compagno di università che si è rifatto vivo dopo qualche anno?».
Se questa triplice combinazione negativa (mentalità paganeggiante, suggestioni romantiche, lassismo) si innesta, come avviene per la maggior parte delle giovani coppie, su una situazione in cui manca una corretta educazione all'amore e all'affettività, i risultati catastrofici saranno quasi inevitabili. E questa è purtroppo la normalità.
I segnali del disagio
Non è il caso però di arrendersi così facilmente. Accompagnare le giovani coppie e aiutarle a ritrovare il senso del loro cammino è possibile. Occorre però cogliere per tempo il loro disagio. I coniugi Gillini hanno individuato quattro gradini verso la stagnazione del rapporto. Importanti campanelli d'allarme per individuare il pericolo e orientare le proposte degli operatori pastorali e delle coppie accompagnatrici. «C'è un primo segnale di avvertimento precoce. I normali, legittimi rimproveri — hanno sottolineato — vengono espressi come attacco alla personalità dell'altro». Un esempio per chiarire. In condizioni normali la moglie direbbe al marito: «Ti sei dimenticato di portare fuori la spazzatura». La moglie affetta da emozioni distruttive, che vuole esprimere disistima e disprezzo, urla: «Sei il solito inaffidabile, distratto, incapace, ma come posso fidarmi di te?».
Il secondo segnale è l'abbassamento della capacità di percepire il punto di vista dell'altro. Non si riesce o non si vuole più mettersi nei panni di lei o di lui. Alla fine il coniuge in difficoltà «si sente vittima dell'insensibilità dell'altro e si scopre sempre più solo». Terzo segnale è l'abbattimento del rispetto per l'altro. Si rivolgono al coniuge frasi velenose, pesantissime, cariche di disgusto. «A questo livello i dati di realtà si sono come consunti, liquefatti nel mare delle aspettative negative». Il quarto livello è quello delle "vite parallele". Moglie e marito si sono ormai quasi rassegnati ad andare ciascuno per la propria strada, anche se formalmente vivono ancora insieme. Sono "vite parallele" in cui le discussioni e le accuse reciproche lasciano spazio a un "tirare a campare" senza emozioni né calore. Ma anche in questa situazione una via d'uscita c'è. I coniugi Gillini hanno riferito le conclusioni di una giovane sposa "convertita", che al termine di un percorso di accompagnamento, ha fatto chiarezza dentro di sé: «Se la mia angosciosa ricerca d'affetto, dialogo e comprensione si trasforma in accoglienza e stima per mio marito, limitando le aspettative secondo i miei desideri, forse quanto ci ha divisi fino a ora può riunirci in un rapporto più autonomo, equilibrato e sereno».
Convivenza, quale prova?
La statistica non lascia spazio ai dubbi. Le giovani coppie conviventi aumentano a ritmi esponenziali. Erano 67mila nel 1993. Sono diventate 265mila dieci anni dopo. Le coppie conviventi con precedenti esperienze matrimoniali sono passate nello stesso periodo da 160mila a 290mila. Per comprendere una situazione sicuramente complessa occorre addentrarsi un po' nell'aridità delle cifre. Si scoprirà così, come ha messo in luce al convegno di Abano il sociologo Francesco Belletti, che nella categoria "famiglie di fatto" sono compresi per esempio coloro che non contestano il matrimonio ma sono soltanto in attesa di regolarizzare la propria posizione. Oppure ci sono le coppie, e qui la maggioranza è rappresentata dai giovani, che intendono "sperimentare" la loro situazione per verificare la scelta del partner. Proposito che rischia di essere solo un'illusoria ricerca della sicurezza perché tutte le ricerche psico-sociali hanno dimostrato, ha detto Belletti, «la scarsa efficacia della convivenza di prova per prevenire rotture, sofferenze e fragilità».
All'origine del moltipllcarsi delle rotture manca in sostanza un progetto condiviso che permetta ai due sposi di affidarsi interamente uno all'altra. Anche chi arriva al matrimonio con le migliori intenzioni conserva in fondo al cuore una riserva morale che potremmo esprimere in questo modo: «Posso davvero scommettere sul nostro amore per tutta la vita?». C'è una sorta di diffusa convinzione per cui l'affettività viene proposta come il luogo dell'istintività, dell'immediata soddisfazione dei propri sentimenti.
«Le persone — ha proseguito il sociologo — vengono così esposte all'anarchico sentimentalismo delle relazioni usa e getta e questo contribuisce ad alimentare un'idea meccanica della sessualità, legata alle pulsioni e ai bisogni istintivi». Facile allora, in questa prospettiva, considerare anche la fedeltà una preoccupazione d'altri tempi, oggi quasi in disuso. Occorre invece spiegare alle giovani coppie che la fedeltà non va intesa come vincolo, come dimensione statica, ma vive e si alimenta in una tensione dinamica. Non è un obbligo giuridico ma la gioia di una relazione viva che si alimenta di promessa e di perdono. Anche quando la nostra debolezza rompe la promessa — ha fatto notare Belletti — recuperare il senso della fedeltà è possibile perché non si tratta di un impegno contrattuale ma di un atteggiamento di generosita, una scelta di grazia sovrabbondante, di gratuità».

L'INTERVISTA
Quali sono le case delle crisi di coppia?
Ralph Jones e Patty Howell, specialisti in relazioni coniugali: l'accesso facile al divorzio è un disincentivo alla tenuta del matrimonio
di GIUSEPPE DARDES
(in "Genitori & Figli" del 30 luglio 2006)
Anche negli Stati Uniti, come in tutto il mondo occidentale, cresce a dismisura il fenomeno della disgregazione coniugale. Nello stesso tempo fioriscono "scuole" psicologiche per aiutare le coppie ad affrontare in modo positivo la loro relazione. Tra di essi, una delle più quotate è quella creata da Ralph Jones e Patty Howell, marito e moglie, entrambi counselors e trainer in California. I due hanno realizzato il programma formativo World Class Marriage, diffuso in 9 Paesi del mondo e sbarcato da pochi mesi anche in Italia con il nome Relazione di coppia efficace a cura dell'Istituto dell'approccio centrato sulla persona (Iacp, con sede a Roma). Jones e Howell hanno anche scritto un libro tradotto da la Meridiana ("Relazione di coppia efficace", pag. 224, euro 22). In occasione di un recente seminario a Roma, abbiamo rivolto qualche domanda ai due coniugi americani.
Quali sono gli elementi fondamentali che fanno funzionare una relazione?
Crediamo che l'elemento fondamentale sia per le coppie quello di procurarsi, reciprocamente, un clima che favorisca la crescita, sia per loro come individui che per la loro relazione. Senza questa crescita le coppie sono poco preparate ad affrontare le crescenti complessità e domande delle loro vite. Il lavoro dello psicologo americano Cari Rogers e il suo approccio centrato sulla persona rende evidente che questo clima è basato sullo scambiarsi grandi quantità di Empatia, Accettazione e Autenticità, tre condizioni che si sono mostrate, in innumerevoli studi, necessarie e sufficienti per la crescita umana. Eppure poche coppie sono coscienti di questo requisito, fondamentale per il successo di una relazione.
Qual è il più grande ostacolo al legarsi veramente?
Ovviamente questo varia da coppia a coppia, ma la paura di intimità è una caratteristica comune, insieme al fatto che la maggior parte delle coppie non ha reali abilità relazionali. La maggior parte delle coppie entra nella relazione con sentimenti di amore e attrazione sessuale ma non ha modi efficaci di affrontare gli inevitabili scontri, malintesi e conflitti che accadranno. Quando l'attrazione sessuale svanisce, spesso ciò che rimane è la paura di una reale intimità e i sentimenti feriti. Se a questo si aggiungono abilità relazionali inadeguate, tutto ciò rende il legarsi un compito difficile.
Quanto è più difficile oggi rispetto al passato abbandonarsi a un futuro condiviso?
Uno dei più grandi fattori per le coppie di oggi è il riconoscimento diffuso che se una relazione non soddisfa si può interrompere. Il divorzio è molto più frequente e accettato di quanto fosse in passato. In più molte giovani coppie hanno conoscenza diretta di quanto doloroso e difficile sia arrivare da una famiglia spezzata e non vogliono ripetere questo scenario. Come risultato oggi è difficile, per molta gente, mettere entrambi i piedi in una relazione. E certo che fino a quando non "metti entrambi i piedi in una relazione", con un impegno sincero a farla funzionare, la possibilità che la relazione riesca è considerevolmente più bassa.
Quanto sono pronti i giovani ad affrontare una relazione?
Oggi la schiacciante maggioranza dei giovani ha un'impressione positiva del matrimonio e spera di sposarsi in un certo momento della propria vita. Tuttavia molti devono affrontare una carriera impegnativa e pressioni di lavoro che complicano le loro vite. Inoltre le abilità relazionali non sono ancora parte del "latte materno" della nostra cultura. Così per tanti questa combinazione di pressione della carriera, paura di rottura della relazione, accesso facile al divorzio, esperienza personale della rottura familiare e la mancanza di capacità relazionali presenta una scoraggiante combinazione di fattori che interferiscono con la fiducia e la responsabilità.
Quali sono le difficoltà maggiori che le coppie incontrano nella vita quotidiana?
L'abitudine!
La percentuale di coppie non sposate che si separano è più alta di quelle sposate. Perché?
Il tasso di rottura delle coppie non sposate è stato studiato da Whi-tehead e Popenoe che hanno calcolato che i rischi di finire con una separazione è del 46% più alto nelle coppie che convivono. La ragione pare sia che i conviventi sono meno impegnati nella relazione e quindi sono più rapidi nel terminarla se le cose non vanno bene. La coabitazione tende a essere una relazione a basso impegno ed è forse difficile cambiare una relazione a basso impegno in una ad alto. La vita però presenta numerose difficoltà e ci saranno momenti in ogni relazione in cui si dovranno affrontare delle sfide. Quello che porta la gente ad essere in grado di affrontare queste sfide è l'impegno di far funzionare la relazione e la volontà di apprendere le abilità che mostrino di accrescere le probabilità di una relazione riuscita.
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AMORE E AFFETTIVITÀ

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