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APPROFONDIMENTI




 

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LA FAMIGLIA
La crisi della famiglia
1. L'individualismo
L'individualismo è quel fenomeno culturale per cui non ci si comporta in base alla Legge di Dio, ma in base al proprio io. È quel comportamento orgoglioso per cui gli individui non accettano più che qualcuno gli dica cosa fare ma si continua ad affermare quel principio della libertà di coscienza solo per giustificare il proprio egoismo e le proprie voglie. Scrive Giovanni Paolo II nella Lettera alle Famiglie: «La persona si realizza mediante l'esercizio della libertà nella verità. La libertà non può essere intesa come facoltà di fare qualsiasi cosa: essa significa dono di sé. Di più: significa interiore disciplina del dono. Nel concetto di dono non è inscritta soltanto la libera iniziativa del soggetto, ma anche la dimensione del dovere. Tutto ciò si realizza nella "comunione delle persone". Siamo così nel cuore stesso di ogni famiglia. (...)
Perché l'individualismo minaccia la civiltà dell'amore? Troviamo la chiave della risposta nell'espressione conciliare: un dono sincero. L'individualismo suppone un uso della libertà nel quale il soggetto fa ciò che vuole, stabilendo egli stesso la verità di ciò che gli piace o gli torna utile. Non ammette che altri voglia o esiga qualcosa da lui nel nome di una verità oggettiva. Non vuole dare ad un altro sulla base della verità, non vuole diventare un dono sincero. L'individualismo rimane pertanto egocentrico ed egoistico. L'antitesi col personalismo nasce non soltanto sul terreno della teoria, ma ancor più su quello dell'ethos. L'ethos del personalismo è altruistico: muove la persona a farsi dono per gli altri e a trovare gioia nel donarsi. È la gioia di cui parla Cristo (...) La libertà senza responsabilità, costituisce l'antitesi dell'amore, anche come espressione della civiltà umana considerata nel suo insieme».
2. Il passaggio dal liberalismo al permessivismo
Joseph Ratzinger nel suo celeberimo volume Rapporto sulla Fede compie una analisi di questo fenomeno:
"Il liberalismo economico si traduce sul piano morale nel suo esatto corrispondente: il permissivismo. (...) Oggi diventa difficile, se non impossibile, presentare la morale della Chiesa come ragionevole, troppo distante com'è da ciò che è considerato ovvio, normale, dal la maggioranza delle persone, condizionate da una cultura egemone alla quale hanno finito per accodarsi, come autorevoli fiancheggiatori, anche non pochi moralisti "cattolici". (...)
Nella cultura del mondo "sviluppato " è stato spezzato innanzitutto il legame tra sessualità e matrimonio. Separato dal matrimonio, il sesso è restato senza una collocazione, si è trovato privo di punti di riferimento: è divenuto una sorta di mina vagante, un problema e insieme un potere onnipresente.
Compiuta la separazione tra sessualità e matrimonio, la sessualità è stata separata anche dalla procreazione. Il movimento ha finito però coll'andare pure nel senso inverso: procreazione cioè, senza sessualità. Da qui conseguono gli esperimenti sempre più impressionanti – dei quali è piena l'attualità – di tecnologia, d'ingegneria medica, dove la procreazione è appunto indipendente dalla sessualità. La manipolazione biologica sta procedendo allo scardinamento dell'uomo dalla natura (il cui concetto stesso è contestato). Si tenta di trasformare l'uomo, di manipolarlo come si fa per ogni altra cosa: nient'altro che un prodotto pianificato a piacimento.
Questo è dunque per lui lo scenario drammatico dell'etica nella società liberal-radicale, "opulenta ". Ma come reagisce a tutto questo la teologia morale cattolica? La mentalità ormai dominante aggredisce alle fondamenta stesse la morale della Chiesa che se resta fedele a se stessa rischia di apparire come un anacronistico, fastidioso corpo estraneo. Così, per tentare di essere ancora "credibili ", i teologi morali dell'Occidente finiscono col trovarsi davanti ad una alternativa: sembra loro di dover scegliere tra il dissenso con la società attuale e il dissenso con il Magistero. A seconda del modo di porre la domanda è più grande o più piccolo il numero di coloro che preferiscono quest'ultimo tipo di dissenso e che di conseguenza si mettono alla ricerca di teorie e di sistemi che consentano compromessi tra il cattolicesimo e le concezioni correnti. Ma questo divario crescente tra Magistero e " nuove " teologie morali provoca conseguenze laceranti; anche perché la Chiesa, attraverso le sue scuole e i suoi ospedali, ricopre ancora (soprattutto in America) importanti ruoli sociali. Ecco dunque la pesante alternativa: o la Chiesa trova un'intesa, un compromesso con i valori accettati dalla società alla quale vuole continuare a servire, oppure decide di restare fedele ai suoi valori propri (e che, a suo avviso, sono quelli che tutelano l'uomo nelle sue esigenze profonde) e allora si trova spiazzata rispetto alla società stessa. (...)
Il nucleo della tentazione per l'uomo e della sua caduta è racchiuso in questa parola programmatica: "Diventerete come Dio" (Gen. 3,5). Come Dio: cioè liberi dalla legge del Creatore, liberi dalle stesse leggi della natura, padroni assoluti del proprio destino. L'uomo che desidera continuamente solo questo: essere il creatore e il padrone di se stesso. Ma ciò che ci attende alla fine di questa strada non è certo il Paradiso Terrestre".
A. G.
IL DIVORZIO PER LA CHIESA
La posizione della Chiesa sul divorzio è ispirata prima di tutto dalle parole di Gesù stesso: «L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto. Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra commette adulterio» (Marco, 10), E Gesù aggiunge: «Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso» (Matteo, 19). La si spiega anche con l'alto concetto che essa ha del matrimonio.
Se il matrimonio cristiano è il segno dell'amore di Dio, deve essere fedele e senza ripensamenti, come l'amore di Dio. Dio non «divorzìerà» mai da noi; continuerà ad amarci, anche se noi non lo amiamo più. Un cristiano che divorzia non può risposarsi in Chiesa: non può ricevere una seconda volta la missione di essere il segno del fedele amore di Dio. È bene notare inoltre che una donna abbandonata con i figli da un marito incurante avrebbe difficoltà a capire come la Chiesa gli possa permettere un nuovo matrimonio religioso.
Detto questo, la Chiesa non obbliga nessuno a vivere con un coniuge insopportabile. Ammette, per ragioni gravi, la separazione. «Motivi diversi, quali incomprensioni reciproche, incapacità di aprirsi a rapporti interpersonali, ecc., possono dolorosamente condurre il matrimonio valido a una frattura spesso irreparabile. Ovviamente la separazione deve essere considerata come estremo rimedio, dopo che ogni altro ragionevole tentativo si sia dimostrato vano» (Giovanni Paolo il).
I divorziati-risposati non sono però esclusi dalla Chiesa: «potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita» (Giovanni Paolo II). II divorzio viene spesso vissuto dalla coppia, e soprattutto dai figli, come una dolorosa rottura e un fallimento. Meglio sarebbe prevenire che guarire: una scelta del coniuge più giudiziosa, menò impulsiva, una seria preparazione alla vita di coppia, il ricorso immediato ad un consiglio competente in caso di conflitto. Io sforzo per una migliore comunicatività potrebbero sensibilmente ridurre il numero delle rotture. |
SULLA STAMPA
• Matrimoni e convivenze
di Francesco Agnoli, Il Foglio del 30/11/2006
L’idea falsa secondo cui leggi, contratto, impegno e doveri sono un freno per il vero amore.
• Il matrimonio uomo-donna ha Duemila anni di ragioni
di Francesco Agnoli, Il Foglio del 6/4/2006
Apologia della tradizione cristiana e della sua difesa della donna contro gli
attentati illuministi e ideologici alla sua dignità.
• Svezia, svanisce il mito del welfare
di Riccardo Cascioli, Avvenire del 13/10/2005
Svezia: un paese che si sente investito di un compito: esportare il modello in Europa. I matrimoni uguagliano i divorzi.
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AMORE E AFFETTIVITÀ

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