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APPROFONDIMENTI




 

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ITINERARI EDUCATIVI
Sessualità e morale
1. Nel passato le norme che regolano i comportamenti sessuali erano chiare e semplici, per questo era altrettanto facile individuare i comportamenti disordinati. La sessualità veniva identificata con la parte genitale (che per sua natura è ordinata alla procreazione) e il piacere sessuale veniva identificato con il piacere venereo (cioè come l’orgasmo prodotto dall’uso degli organi genitali). Sulla base di questa concezione nascevano tre criteri che permettevano di individuare e valutare ogni comportamento sessuale:
- ogni orgasmo (completo o incompleto, attuato o anche solo desiderato)
- al di fuori del matrimonio
- o nel matrimonio impedendo la procreazione
era da ritenersi vizioso
2. Oggi l’elenco dei comportamenti viziosi deve essere notevolmente allungato. Ciò è dovuto al fatto che la sessualità non è più regalata nella sfera del corporeo e il piacere sessuale non viene più fatto consistere soltanto nel piacere fisico (venereo) che si ottiene con l’uso indebito dell’attività genitale (orgasmo). La sessualità viene considerata oggi come una modalità della persona umana che interessa l’essere, la capacità di relazione della persona e la sua fecondità; per cui vengono presi in considerazione non solo i piaceri indebiti di carattere fisico, ma anche quelli di carattere relazionale e fecondo. La sessualità qualifica la persona, la muove a relazionarsi e le rende feconda, pertanto ad ognuno di questi tre aspetti positivi può corrispondere un uso indebito della sessualità.
1. La sessualità in quanto qualifica la persona. Possiamo trovare un primo disordine nel fatto che l’uomo e la donna trascurano di conoscere e di vivere questo talento, relegandolo nell’oscurità del morboso, e impedendosi di svilupparlo nella sua ricchezza umana; oppure esaltano solo l’aspetto fisico a discapito degli aspetti relazionali, come avviene nel caso di un eccessiva compiacenza del proprio essere uomo e donna che si traduce in esibizione sessuale, provocazione, adescamento, seduzione, ecc.
2. La sessualità in quanto relazione tra due persone. Ci può essere disordine anche nell’aspetto relazionale, come avviene nel caso in cui la persona non si preoccupa di utilizzare la straordinaria capacità di comunicazione presente nella natura della sua sessualità vendendone solo gli aspetti negativi; oppure con presunzione si getta nel rapporto senza una sufficiente educazione abbandonandosi all’istinto e alla spontaneità; oppure dimentica che essendo relazionalità deve preoccuparsi non solo di quello che sta vivendo ma anche di quello che vive l’altro; o ancora si relaziona in modo non umano sfruttando solo l’aspetto piacevole e trascurando gli aspetti affettivi o si limita a godere il senso di benessere affettivo dimenticando l’aspetto progettuale (come avviene in certi tipi di rapporti in cui si vuole godere solo l’emozione del piacere che deriva dallo stare insieme senza alcun forma di impegno). È la situazione che si viene quasi sempre a creare nei peccati di fornificazione (inclusi i rapporti prematrimoniali e le diverse forme di prostituzione), di adulterio o di rapporti sessuali-affettivi con persone consacrate.
Ma si può peccare anche attribuendo al rapporto uomo-donna capacità di vita che in realtà non possiede, caricandolo di attese che non può soddisfare (ad es. aspettarsi la felicità piena del rapporto coniugale) con il risultato di produrre delusione, e di cercare altrove quello che non si trova nel rapporto con la propria donna; oppure si imposta il rapporto in modo errato, come avviene in quelle forme di attenzione esasperata all’altro che diventa gelosia, autoritarismo, possesso opprimente e soffocante o in quella forma di ruotizzazione, rigida e oppressiva che impedisce all’altro di realizzarsi al di fuori di quegli schemi che sono comodi solo per uno dei due e che equivale in concreto al rifiuto di riconoscere i giusti diritti all’altro a vivere e ad esprimersi nel rapporto e attraverso il rapporto.
Si tratta spesso di disordini che nel passato non sembravano avere forte rilevanza e avevano certamente meno risonanza nell’opinione pubblica e di conseguenza sono stati meno denunciati; ma nella mutata cultura attuale del rapporto uomo-donna manifestano tutta la loro dannosità e si rivelano oggi altrettanto negativi per la persona di quelle forme che nel passato venivano denunciate come le uniche o come le prevalenti.
3. La sessualità in quanto rende la persona feconda. Si può vivere in modo disordinato la dimensione feconda della sessualità chiudendosi alla vita o procreando in modo irresponsabile o dimenticando che la ricchezza della propria maschilità e femminilità devono continuare a esprimersi nell’educazione del figlio e devono esprimersi anche nella relazione con la comunità di cui si fa parte, vincendo la tentazione della chiusura nella vita di famiglia (la coppia chiusa in sé stessa, in una pseudo-autosufficienza) sapendo equilibrare le esigenze della vita di famiglia dell’apertura alla comunità (la coppia che si impegna troppo nel sociale o nell’ecclesiale, dimenticando la propria crescita).
Una concezione della sessualità e della lussuria più vasta ed esigente
Da questo rapido excursus possiamo notare che la nuova concezione della sessualità (e della virtù della castità e del vizio contrario, la lussuria) è molto più vasta e esigente che in passato.
1. Più vasta perché si estende a tutti i comportamenti che nascono e che sono connessi con l’essere uomo e donna (e non solo con una delle espressioni, quella della genialità e della genialità vista solo nella prospettiva della fecondità, dimenticando la sua funzione personalizzante e relazionante). Inoltre richiede che si ponga attenzione anche ad altri settori della vita che prima non erano oggetto di
molta attenzione e di impegno educativo come l'autoritarismo legato al maschilismo, il giocare coi sentimenti altrui, il gallismo, la frigidità o l'omosessualità indotta da falsa educazione, ecc.
2. Più esigente, perché richiede un coinvolgimento molto più intenso della persona, per far fruttare bene un talento che porta in sé grandi possibilità di vita per la persona e per la comunità. Infatti non si tratta solo di evitare abusi, ma si tratta di impegnarsi perché questo talento sia fonte di vita per il partner, i figli, la società e la comunità ecclesiale.
La castità giovanile
Molto spesso si crede che la castità sia una privazione, una limitazione dell’esercizio della sessualità. Per questo molti credono che sia una raccomandazione tipicamente giovanile e che essa comunque termini, o comunque non sia più così importante, dopo il matrimonio. Non è così. La castità è una virtù, non una limitazione, e si addice ad ogni stato e ad ogni età della vita.
La castità, secondo S. Tommaso, è inserita nella virtù cardinale della temperanza e riguarda l’armonizzazione delle diverse tensioni, in una prospettiva globale e spirituale che è quella dei valori. La castità non è disistima o rifiuto della sessualità, ma forza interiore e spirituale che libera dagli elementi negativi del nostro essere (come l'egoismo, l'aggressività, la sopraffazione) e lo muove verso la pienezza dell’amore autentico. Potremmo dire che la castità, come virtù umana, è la umanizzazione o valorizzazione della sessualità in affettività leale, impegnata, rispettosa delle situazioni e di ciascuno. In senso più specificamente cristiano la castità è una grazia che rende possibile e porta a compimento ogni risposta di amore. Chi dunque comprende tutto questo sceglie la castità come via per compiere scelte umanamente serie e impegnative. La castità è dunque per tutti, anche per i fidanzati e per gli sposi, segno di capacità di scelte e di coerenza.
Spesso in confessione molti giovani ritengono che questa virtù sia possibile, plausibile ma non adatta a loro. Si tratta comunque di un segnale di serietà e lealtà . Tutti conoscono bene quanto questo capitolo sia complicato e delicato, ed a volte è veramente difficile tenere sotto controllo ogni aspetto della propria persona: pensieri, parole, azioni... se non altro perché non ogni aspetto della nostra persona, non ogni facoltà è sotto il diritto controllo della nostra volontà. La castità tuttavia non implica che non si commettono mai atti impuri. La castità infatti non è una situazione già acquisita definitivamente, bensì una tensione verso la purezza: "Nessuno è buono se non uno solo, Dio". Per noi uomini l’unica bontà possibile è tendere al bene. Le oscillazioni variano da individuo a individuo e accompagnano tutta la nostra vita. Siamo casti in quanto abbiamo la sincerità di riconoscere i nostri sbagli, di confessarli, e in quanto non rinunciamo a verificare noi stessi e a impegnarci per un miglioramento. Non si nasce casti, ma lo si diventa. Una tensione tra bisogni e valori ci sarà sempre, perché sussisterà sempre un dislivello tra quello che si è, quello che si vuole e quello che si deve essere. Tale tensione richiederà delle rinunce.
L'apostolo Paolo, in polemica con alcuni membri della comunità di Corinto che risentivano dell‘ambiente particolarmente dissoluto di questa città portuale e arrivavano a giustificarsi in nome della libertà evangelica, reagisce ponendosi al di là di una prospettiva morale-legalista. Egli presenta una prospettiva teologale secondo la quale la sessualità del cristiano va vissuta nella scelta battesimale per Cristo. Questo è l'orientamento fondamentale per la maturazione del cristiano in tutte le sue espressioni, comprese quelle sessuali. L‘apostolo aggiunge pure un argomento antropologico: "Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori dal suo corpo; ma chi si da all‘impudicizia, pecca contro il proprio corpo" (1Cor. 6, 18). È efficace questo richiamo dell’effetto negativo che l’impudicizia provoca nella persona: rende sé stessi e gli altri dei feticci. Per riflesso, la castità va quindi intesa come valorizzazione della sessualità in una prospettiva di maturazione interpersonale. L‘invito conclusivo: "Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!" supera ogni visione pessimistica della realtà corporea e la presenta come dono di Dio, da valorizzare gioiosamente in comunione affettiva e in coerenza con il suo progetto.
Una coerenza frutto di ascesi. L‘equilibrio psicosessuale richiede "il dominio di sé, la formazione del carattere e lo spirito di sacrificio". Una mentalità permissiva e consumistica rischia infatti di svuotare di ogni valore I‘individuo. Questi non vivrebbe più di idee e di progetti ma di fugaci impulsi emotivi, rimanendo sempre più insoddisfatto. Perché il comportamento sessuale-affettivo si realizzi nel suo ricco significato personalistico s‘impone il recupero dell’ascesi, intesa come capacità di dominio interiore. Non si tratta pertanto di disprezzare le realtà terrene, che sono sempre un dono di Dio, ma di usarle senza rendersi schiavi delle cose. È una forma di liberazione autentica della persona che diventa così capace di rispondere alla chiamata di Dio a divenire "signore" dell’universo. La preghiera e il ricorso ai Sacramenti costituiscono le condizioni per una maturazione cristiana della sessualità. La castità richiede igiene mentale; esige cioè che si verifichi con coerenza e prudenza ciò che si legge e si guarda, e ciò di cui si parla o si fantastica. È necessaria una sincerità di motivazioni inserita in una coerenza di comportamento: non si gioca con il pericolo.
Ne consegue che i peccati contro la castità sono:
Pensieri impuri |
Ogni sorta di pensiero che sia contro la purezza. |
Autoerotismo |
Ricerca di piacere tramite cattivo uso del proprio corpo. |
‘Petting’ |
Mancanza di rispetto del corpo dell’altro e ricerca di sensazioni piacevoli;
accostamento degli organi sessuali con manipolazione dei medesimi. |
Rapporti prematrimoniali |
Uso del proprio corpo fuori dal coniugio |
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