
APPROFONDIMENTI




 

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ITINERARI EDUCATIVI
L’amore al tempo del fidanzamento
Perché è necessario saper aspettare?
Il problema dei rapporti prematrimoniali
Ciò che conduce al fallimento numerosi matrimoni non è tanto la disarmonia sul piano sessuale, come invece molte riviste farebbero pensare, quanto un difetto di comunicazione sul piano personale e relazionale che spesso non è mai stato avviato, o è stato avviato in modo insufficiente, durante il periodo del fidanzamento. Il dominio di sé che nel tempo del fidanzamento è capace anche di far tacere l'eros non è in vista di una improbabile "pace dei sensi" quanto piuttosto in vista di una maturazione nella relazione interpersonale con il proprio partner. Senza esercitare questo necessario dominio di sé, la relazione con l'altro rischia di diventare una soddisfazione di un proprio bisogno o un rimedio alla propria solitudine.
Il desiderio di amare e di essere amati
Ognuno di noi nel corso della propria vita ha vissuto delle esperienze gioiose o traumatiche, e il desiderio di amore che è insito nell'uomo può essere molto condizionato da queste esperienze, soprattutto da quelle negative. Per esempio chi nell'infanzia ha ricevuto poco amore dai propri cari, o non ne ha ricevuto affatto, o è stato educato a reprimere i suoi sentimenti e a provarne vergogna, o ancora chi ha avuto un padre e una madre che hanno – per vari motivi – fallito nel tentativo di dare amore incondizionato, cresce maturando un'idea di sé stesso, di Dio e degli uomini, che non è reale, ma frutto di una immagine distorta che viene formulata dall'inconscio ferito. Per cui accade che persone che, per esempio, hanno avuto un padre cattivo identifichino in Dio una immagine di padre violento o vendicativo, oppure persone che non hanno mai ricevuto dai propri genitori approvazioni di alcun tipo, imposteranno inconsciamente la propria vita in funzione della ricerca continua di approvazione, di essere amati, di colmare inconsciamente quei vuoti interiori che ancora gridano nel profondo del cuore e condizionano tutta la vita.
A questo punto della propria storia personale, in cui in realtà non si è guariti ma si è in piena tempesta di sensi di colpa, angosce e insicurezze, ci si può trovare ad instaurare una relazione affettiva con un'altra persona. Le persone che non sanno di avere questo particolare bisogno "non sano" di amore, instaureranno col partner un tipo di rapporto che servirà loro per ricevere tutto l'amore e la considerazione che non hanno ricevuto nell'infanzia: cioè inconsciamente si "userà" l'altra persona per soddisfare un bisogno reale, bisogno presente nel cuore e che esige di essere soddisfatto, bisogno non guarito, non cresciuto, non appagato. Questo fenomeno accade anche quando si instaura un'amicizia profonda tra due persone, non necessariamente un fidanzamento. Ecco che il rapporto in atto in realtà non è autentico, perchè dietro il tentativo di ricercare il bene dell'altro, invece, ci si ritrova ad avere un bisogno morboso di quella persona perchè la sua presenza nella propria vita illude l'inconscio di un falso appagamento di amore che ha sempre ricercato. Instaurando un rapporto di questo tipo si è disposti a tutto pur di non perdere quella persona, che magari forse ci fa anche soffrire e con cui non stiamo così bene come vorremmo, ma di cui non possiamo proprio farne a meno.
Il fidanzamento sano è invece quel legame che si instaura con l'altro al fine di costruire insieme un rapporto autentico in cui ci si scambia l'affetto in modo libero, secondo la natura del rapporto, orientato alla stabilità e alla durevolezza. Sappiamo che nel fidanzamento secondo la Volontà di Dio non è possibile avere rapporti sessuali proprio per favorire quella fortezza interiore dei due partner che sarà la base di un affidabilità reciproca nella vita e poi nella famiglia. Nel fidanzamento in cui si ricerca in modo innaturale ciò che è mancato per tutta una vita, invece, i due sono di ostacolo alla crescita reciproca, perchè alla base del rapporto non c'è amore puro, ma una carenza affettiva non sanata. E così accade che per non perdere l'amato, le ragazze sono disposte a donare subito il proprio corpo come pegno di una stabilità che si augurano di trovare nel rapporto che instaurano. Diversamente, i maschi senza una stabilità e una identità ancora definita, si tuffano nei rapporti prematrimoniali come se fossero la soluzione estrema e facile ai loro complessi e alle loro insicurezze: infatti oggi c'è la convinzione che non si è "uomini" se non si ha avuto almento un rapporto sessuale.
Il senso del peccato
L'umanità dunque cade nel peccato perchè è ferita, perché soffre: come infatti definire questo atteggiamento se non come una ricerca spasmodica di trovare pace nel turbinìo continuo delle proprie sofferenze interiori e nella morsa letale della propria solitudine? Quando giudichiamo la realtà con lo sguardo di Dio, immediatamente cambia il nostro atteggiamento verso noi stessi e verso gli altri, perché veniamo pervasi del Suo Amore infinito.
Quando si parla di peccati gravi occorre sempre prendere in considerazione lo stato interiore in cui si trova l'anima del peccatore. Sappiamo che un peccato è grave quando in esso si riscontrano tre principali caratteristiche: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. Certo, oggi molti fanno il male volontariamente, ma veramente costoro hanno una autentica cognizione della gravità di ciò che fanno? C'è un passo del Nuovo Testamento in cui si afferma che Gesù manderà lo Spirito Santo che convincerà il mondo quanto al peccato, cioè è lo Spirito Santo che ci fa comprendere la reale gravità di un azione. Se non c'è l'azione dello Spirito, i peccati certamente restano tali nella loro gravità, ma il giudizio di Dio sarà meno severo. Il Signore guarda sempre al cuore dei suoi figli, non solo alle azioni esteriori. Se il cuore è ferito il Signore è medico e ne cura le piaghe col Suo Amore e il Suo Perdono; ma certamente se il cuore ferito non si lascia curare da Quel Medico, continuando a peccare con malvagità e ottusità, allora si chiuderà volontariamente alla guarigione, e vivrà uno stato di infelicità che continuerà anche dopo la morte.
In fondo, quando parliamo di rapporti prematrimoniali, sembra che umanamente non ci sia alcun motivo plausibile per non averli. Sappiamo però che questo è peccato esclusivamente in virtù della fede nella Parola di Dio, alla quale si unisce poi anche la ragione dando le sue motivazioni accettabili. Quanti di noi forse ancora hanno rapporti prematrimoniali con i propri fidanzati, o praticano la masturbazione, o hanno accanto amici e fratelli che sono schiavi di tali azioni? L'amore di Dio dispone che in questo momento tali fratelli siano messi al corrente di ciò che il Signore vuole da loro, facendoli crescere nell'amore vero, puro, più profondo, verso Dio, verso sé stessi e verso il proprio partner, amore che realizza veramente la persona, facendola diventare più autentica e libera. Forse quanti hanno appena iniziato il cammino di conversione fanno fatica ad accettare questo comandamento, ma se con la preghiera, la volontà e l'amore si cerca di capire che Dio o la Chiesa non sono moralisti ma desiderosi di farci felici già in questa vita, riusciranno sicuramente a vincere tale forma di schiavitù.
La vita ci offre numerose occasioni nelle quali possiamo decidere di scegliere la nostra volontà e il nostro sentimento, o la Volontà di Dio, cioè decidere se lasciar vincere la carne o lo spirito. Oggi si pensa che la religione cristiana sia contro la propria felicità e realizzazione umana, perché si crede che Dio voglia imprigionare la nostra libertà e vietarci di esprimerla. Ma Dio vuole avere la signoria nella nostra vita non per toglierci qualche cosa, o per sfruttarci o per tiranneggiare, come fanno le signorìe terrene. Dio non è un Signore per prendere, ma per dare. Dio non è un Signore per impoverire, ma per arricchire, non per opprimere ma per liberare. Dio non è Signore per angustiare qualcuno, ma per dilatare la Sua gioia nel nostro cuore. Solo se capiamo questo è possibile obbedire ai suoi comandi, non con la rassegnazione del sottomesso, ma con la gioia di colui che collabora attivamente ad un progetto che lo vede coinvolto in prima persona, come beneficiario di un grande dono che il Signore attende con impazienza di farci, il dono del Suo Amore e della vera libertà.
Gli effetti che i rapporti prematrimoniali portano alla vita personale e di coppia
Come cristiani siamo invitati a percorrere con Maria, la Madre di Gesù, un cammino di vita in cui la castità, l'amorevole obbedienza, la santità di vita, la fedeltà alla nostra vocazione siano generati dalla preghiera e dall'ascolto serio della Parola di Dio, ascolto che non deve rimanere nella superficie della nostra vita, ma che sia radice profonda di ogni nostro pensiero, di ogni giudizio, di ogni nostro desiderio e di ogni nostro gesto.
Essere cristiani oggi significa anche essere martiri. Non è forse un martirio vivere oggi la castità in un mondo che ci bersaglia continuamente con immagini, storie, mentalità contrarie alla castità? Quando resistiamo alle tentazioni che ci inducono a desiderare o a fare cose impure, non è forse un martirio? Non solo, ma dobbiamo addirittura avere la forza di testimoniare pubblicamente questa mentalità, anche se andiamo contro corrente, anche se ci trattano come marziani, soprattutto in famiglia, perché crediamo nel valore della castità. L'alternativa quale sarebbe? Vedere le nostre vite dominate dalle passioni...quelle sì che tiranneggiano e schiavizzano! I rapporti prematrimoniali sono la tomba dell'amore perché i peccati hanno sempre conseguenze disastrose nella vita personale, di coppia e sociale degli uomini. Non esistono peccati isolati, cioè che non hanno conseguenze dannose. Tutti i peccati hanno delle conseguenze disastrose non solo per l'anima, ma anche nella vita quotidiana. Solo un'autentica conversione permette a Dio di trarre il bene anche dal male, e dunque di trasformare i nostri peccati in trampolini di lancio per la nostra santità. Ma se non arriva una vera conversione, certamente siamo e saremo sempre in balia delle conseguenze nefaste del peccato che commettiamo, come bandiere al vento, come coloro che costruiscono la casa sulla sabbia.
Il tempo del fidanzamento è la palestra della fedeltà, la roccia sulla quale si gettano le fondamenta del proprio futuro di coppia. I fidanzati sono chiamati all'astinenza, chiedendo forza a Dio nella preghiera per resistere alle tentazioni, e naturalmente cercando di evitare le situazioni in cui loro stessi possono prevedere di trovarsi da soli in balia delle loro passioni amorose. Il fidanzamento è un tempo di grazia nel quale si costruiscono le fondamenta del matrimonio, imparando a dominarsi nella castità che è la culla della fedeltà coniugale, infatti con la castità prematrimoniale ci si forgia interiormente e si è più forti di fronte alle tentazioni che, nel matrimonio, verranno proprio per distruggere la famiglia.
Pensate un po': due ragazzi che durante il fidanzamento non si sono saputi dominare con la castità, sapranno dominarsi nel matrimonio, quando la quotidianità della vita coniugale affievolirà la passione e altre persone più avvenenti cercheranno di sedurre l'uomo o la donna sposata per cercare di distruggere la famiglia? Più si è responsabili di ciò che si fa, più la libertà interiore cresce, e più si è liberi e forti di fronte alle tentazioni che ci saranno nel futuro per distruggere la famiglia attraverso adulteri e tradimenti.
Se si è forti nel fidanzamento lo si sarà anche nel matrimonio, ed esso durerà, nonostante le varie tentazioni che ci saranno, dice Gesù: «se siete fedeli nel poco lo sarete anche nel molto» (Mt 25, 21), significa che la fedeltà prematrimoniale sarà la base di quella matrimoniale promessa per tutta la vita. Dio ci vuole felici, non repressi, e ha creato la sessualità perché noi ne facessimo un buon uso, un uso che invece di tenerci schiavi ci rende liberi, e si può sperimentare tale libertà solo nel rispetto del corpo e della natura dell'altro, nel saper attendere il momento opportuno, e nel vivere pienamente e senza paura il momento di grazia dell'amplesso sessuale, nel matrimonio, in piena volontà di Dio.
Oggi non pochi cristiani tralasciano l'esercizio della castità, ritenendolo ormai superato e criticando la Chiesa come retrograda e inattuale. La mentalità del nostro tempo consiste nel ritenere la lussuria una tendenza naturale della carne e non una sua deviazione. Non mancano esimi psicologi e dottori ad esaltare le qualità terapeutiche della masturbazione e della fornicazione. La lussuria è un male che debilita l'uomo spiritualmente, moralmente, psicologicamente, fisicamente e lo rende schiavo del desiderio impuro. Solo con la castità si impara a conoscere chi è veramente la persona che abbiamo a fianco, si impara a discernere la Volontà di Dio dalla propria, a valutare con libertà se è possibile realizzare il progetto di Dio con quella persona, a crescere e fortificarsi per le tentazioni che verranno. La castità ci insegna ad amare veramente, vince l'egoismo, è un mezzo per conquistare la propria libertà, rafforza la nostra personalità, prepara l'uomo a vivere e soffrire per gli altri: in un certo senso lo prepara per la costruzione della famiglia. L'uomo casto è affidabile, moralmente maturo, capace di grandi conquiste nel campo morale. La coppia che decide di avere rapporti prematrimoniali, invece, è spesso condizionata nella conoscenza reciproca dall'appagamento dei sensi.
Il tempo del fidanzamento
Nel fidanzamento è importante valutare bene se con la persona che ho a fianco è possibile formare una famiglia, verificare non tanto se si hanno interessi in comune, quanto se gli interessi in comune sono validi e importanti, se – per esempio – si crede entrambi nell'indissolubilità del matrimonio, nella chiamata a donare la vita l'un per l'altra nella buona e nella cattiva sorte, nell'impegno di essere fedeli in ogni situazione, anche quando verranno momenti difficili per la coppia, e non per ultimo la disponibilità ad essere padre e madre anche se ciò comporta una rinuncia nel campo professionale. Queste motivazioni che stanno alla base di un rapporto di coppia possono essere offuscate dalla presenza dei rapporti prematrimoniali che, per la loro natura appagante, impediscono ai due di conoscersi meglio, di verificare le reali intenzioni del partner, di comprovarne la maturità morale e affettiva, di capire se c'è vero amore o è solo egoismo di sensi.
Spesso accade che dopo che la coppia di fidanzati si è conosciuta carnalmente, si separa perchè non ha più nulla da dirsi. O anche accade che si protrae a lungo un fidanzamento senza che sfoci in alcuna direzione, perchè in definitiva non ci si vuole prendere le proprie responsabilità, avendo la possibilità di avere rapporti sessuali senza la responsabilità della famiglia. Altre volte accade che il fidanzamento si rompe dopo che si è fatta ripetutamente l'esperienza dell'amplesso, e la donna si ritrova spesso abbandonata nella propria solitudine, deflorata di un qualcosa di prezioso e con la consapevolezza di essere stata per tanto tempo oggetto di piacere.
Le conseguenze gravi dei rapporti prematrimoniali si verificano non solo durante il fidanzamento, ma soprattutto nel tempo del matrimonio. Se nel fidanzamento non ci si è abituati all'attesa, alla castità, alla purezza, allora si protrae questo atteggiamento anche nel matrimonio, in cui sarà facilissimo peccare di adulterio prima con i pensieri impuri, soprattutto nei momenti di difficoltà della coppia, per poi concretizzare questi pensieri in azioni che feriscono gravemente il matrimonio, il coniuge e, se ci sono, i figli. Famiglie distrutte perchè non si è stati capaci di dominare la propria sessualità sin dal fidanzamento.
Risposte ad alcune obiezioni
Si potrebbe obiettare che le conseguenze disastrose dei rapporti prematrimoniali non sono sempre presenti nelle famiglie i cui coniugi hanno avuto relazioni sessuali prima del matrimonio, anzi, a volte tali famiglie vivono bene il loro rapporto di coppia, e capita che hanno addirittura un'attiva vita spirituale. Certo, grazie a Dio il peccato – finchè siamo su questa terra – non ha la potenza irreversibile di distruggere completamente le persone e le famiglie, perchè il Signore segue sempre i suoi figli e bussa continuamente alla porta dei loro cuori. Coloro che, nonostante una vita di peccato, ad un certo punto della loro vita aprono il cuore e accolgono e accettano Gesù come loro Signore e Salvatore sono salvati dal peccato e dalle sue disastrose conseguenze, attraverso il pentimento e la volontà di ripartire nella fede e nell'amore di Dio, il quale li benedice e può realizzare il Suo progetto meraviglioso su di loro. Coloro che non aprono le porte del cuore a Dio e che si ostinano a voler condurre a proprio piacimento la loro vita, la loro sessualità, senza morale e senza ordine, certamente non tarderanno a vedere realizzarsi nella loro vita e nei loro progetti affettivi le conseguenze del loro peccato, non a causa di una "punizione di Dio" ma per una naturale conseguenza delle proprie libere scelte.
Non possiamo nemmeno ingannarci pensando di convertirci in futuro, approfittando del tempo presente per fare ciò che si vuole. Non possiamo prevedere il nostro futuro e, spesso, il demonio tesse la sua trama a nostra insaputa, per ingannarci e farci perire. Se non sono capace adesso di dire tanti piccoli "SI" a Dio nella castità, non lo sarò neanche dopo, quando le situazioni della vita mi richiederanno di dire un "Si" molto più grande, da cui dipende la vita e la serenità di tante altre persone, dei figli, del coniuge, delle famiglie...
Noi siamo liberi di costruire il nostro futuro o di demolirlo. Sta a noi decidere cosa fare della nostra vita, decidere di credere che Dio ha per me un progetto meraviglioso che vuole realizzare con la mia collaborazione, oppure decidere di non credere a Dio e costruire la mia vita sulle mie sensazioni del momento, facendo di me stesso l'unico dio da servire e da soddisfare, finchè si è giovani. Quale futuro mi attenderà? Facile prevederlo. Certo, gli eventi spiacevoli accadono a tutti, non solo ai "peccatori impenitenti". Ma Gesù non ci ha mai detto che se lo seguiamo tutto ci andrà bene, anzi. La vita di fede, la preghiera, l'accostarsi ai sacramenti, non sono forme di superstizione che garantiscono la "fortuna" nella vita o nella famiglia che mi accingo a formare. La vita di fede ci permette di scoprire che Gesù non ci abbandona mai, ci ama, ci sostiene nei momenti difficili e ha per noi un grande progetto che vuole realizzare, un progetto meraviglioso, molto più bello di quello che possiamo immaginare. Il Signore ci chiede di seguirlo, anche quando queste scelte coraggiose a cui ci chiama provocano l'allontanamento di amici, familiari, incomprensioni, insulti, cioè provocano sofferenza e disagio.
Quale ricompensa ci attende per questo? Gesù ci ha detto che Lui è venuto per darci la Vita e la Gioia in Abbondanza, vuole effondere in noi la sua Pace e il Suo Spirito, vuole dimorare pienamente in noi, insieme al Padre Suo. Come possiamo permettere a Dio di realizzare questo suo desiderio se Gli vietiamo di entrare nella nostra storia, nella nostra vita, nel nostro fidanzamento e nel matrimonio, rimanendo ancorati alle nostre idee e continuando a tenere in mano le redini della nostra stessa vita, guidandola là dove ci porta il cuore? Spesso il cuore ci porta fuori strada! Gli adulteri, nel matrimonio, non avvengono forse perchè uno dei due coniugi decide di ascoltare il proprio cuore che lo conduce fra le braccia di un'altra persona che magari lo fa sentire più amato, più a suo agio, più appagato? E così il cuore è appagato, ma l'anima è già con un piede all'inferno.
La fede non è una questione di cuore, intendendo per "cuore" i sentimenti. La fede è la decisione di credere al di là di ciò che "sento". Credere a Dio ed essergli fedeli nella castità del fidanzamento, anche se "sento" diversamente, anche se sento che l'amore che provo per il mio partner è talmente forte da poter giustificare il rapporto sessuale prematrimoniale. Tale "sentimento" non garantisce un sano e giusto comportamento cristiano. Alla stessa maniera, nel matrimonio, io posso "sentire" interiormente di non essere più a mio agio in famiglia, non essere più amato. Questo mio sentire non autorizza o giustifica l'adulterio. Per tanto tempo abbiamo permesso ai nostri sentimenti di dettar legge su di noi e sulla nostra vita. La fede è un'altra cosa. Solo la fede ci permette di avere una pace stabile nel cuore. Spesso si cerca la pace appagando i desideri del cuore, e si rimane delusi. La pace di Dio non è come quella che dà il mondo, che in realtà è un appagamento momentaneo dell'egoismo. La pace di Dio è una certezza incrollabile e non condizionabile da alcun sentimento o da alcun evento. Saremo veramente in pace se metteremo Dio al primo posto nel fidanzamento, nel matrimonio, e in ogni cosa.
Nel mondo ma non del mondo
Il discorso della castità prematrimoniale è incomprensibile per l'uomo che vive nella mentalità del mondo, così come è impossibile vivere qualsiasi altro comandamento di Dio senza l'azione della grazia. Forse dobbiamo chiarire a noi stessi un fatto molto semplice: non è il rispetto della legge a produrre la grazia, ma il contrario, cioè è la grazia che genera in noi il rispetto della legge.
Senza la preghiera e senza la grazia è impossibile comprendere l'importanza della castità e della purezza, perchè esse sono la conseguenza di una vita spirituale attiva, non il punto di partenza di una vita spirituale. Noi possiamo fare una cosa per due motivi: o per costrizione o per amore. Quando la facciamo per costrizione diventa difficilissimo, pesante, impossibile umanamente. Quando invece la facciamo per amore allora diventa semplicissimo, facile, anzi noi stessi siamo intraprendenti e cerchiamo di farla in modo migliore.
Quando una persona non prega, non vive di grazia, ma vede la religione come un ostacolo alla propria libertà, essa non è capace di vivere secondo lo spirito, "non ha la grazia", cioè non è in grado di recepire i veri valori spirituali perchè è attaccata alla mentalità del mondo, ama di più la vita del mondo, ritenendo la legge di Dio come una schiavitù da "medioevo", incapace di dare felicità. Quando, invece, una persona si sente toccata e amata da Dio perchè si trova in un momento particolare della sua vita, inizia a capire qualcosa dell'importanza di rispondere a questo Amore di Dio, ed allora cambia vita, si "converte", rinasce dallo Spirito, "ha la grazia" di osservare i comandamenti dell'amore.
Vorrei sottolineare un altro aspetto importante: è vero che Dio dona a tutti la grazia, ma non la dà a tutti nello stesso momento. Ci sono dei tempi che Dio si prende per agire in una persona, tempi che noi dobbiamo rispettare. Per questo non dobbiamo mai giudicare, perchè non conosciamo il grado spirituale, nè il grado di responsabilità, nè lo stato interiore, nè le ferite di una persona, ma solo pregare perchè Dio possa operare con potenza in quella persona, risuscitandola a vita nuova. Penso che la testimonianza migliore da dare al mondo sia non tanto fare belle catechesi sulla castità o su qualsiasi altro argomento come il digiuno, la preghiera, ecc..., ma vivere gioiosamente e apertamente la propria vita spirituale cercando in primo luogo di fare esperienza dell'amore di Dio quale origine della nostra vita cristiana.
Se impostiamo la vita nell'amore di Dio, allora la conseguenza sarà che non ci accorgeremo nemmeno di rispettare i comandamenti, perchè nella fede in Gesù e nella grazia che vivremo, agiremo mossi non più dalla costrizione ma dall'amore verso Dio, trovando nella legge del Signore diletto e delizia. Vivere così è più efficace di tante omelie.Mi rendo perfettamente conto della delicatezza di questo argomento, e mi rendo conto anche del diverso grado spirituale di ognuno, tuttavia, non è il livello spirituale ciò che si richiede per essere dei buoni cristiani, ma il desiderio di amare Dio e la sua legge anche quando questa appare incomprensibile e impossibile umanamente.
La discussione, il confronto, il dialogo e la crescita del gruppo, sono possibili se c'è la volontà di riconoscere un peccato come tale, anche quando il Signore da quel peccato ne ricava un bene maggiore, cioè una maggiore consapevolezza o una crescita della persona stessa. Il fatto che un peccato mi è "servito" per crescere non significa che quel peccato io lo devo consigliare agli altri, anche perchè nella storia di ognuno c'è la componente dell'azione di Dio che riesce a cavare il bene dei suoi figli anche dai loro stessi errori, ma questo non dobbiamo intenderlo come se fosse un'autorizzazione a sbagliare tanto poi Dio ci pensa.
Occorre sempre guardare al cuore di una persona e non fare di tutta l'erba un fascio, certamente non giustificando gli errori, ma cercando di capire il perchè li commette e aiutandola a ritrovare la sua pace nell'esperienza con il Signore e il Suo Amore, che è capace di guarire ogni trauma ed ogni ferita. Solo quando la persona trova in Dio la guarigione dalla sua ferita di mancanza d'amore, allora sarà in grado di comprendere l'importanza di una vita moralmente retta, casta, perchè capirà anche il valore del proprio corpo e della propria vita.
Tratto dalla mailing-list "Innamorati di Maria"
Non basta amare, ma occorre amare nel modo giusto!
Questa è l'essenza del cristianesimo, credere in Dio non è dire "Signore, come ti amo!", ma ascoltare e mettere in pratica la Sua parola, per essere beati secondo la promessa di Gesù.
UN PERCORSO DI FEDE COMUNE – Occorre investire il proprio futuro di coppia in queste scelte eroiche, realizzanti: abbiamo tanti aiuti spirituali a cui affidarci, la preghiera, il digiuno, l'Eucarestia, la confessione, per resistere nella fedeltà alle tentazioni che verranno, quando il demonio cercherà di distruggere la famiglia presentando altre donne e altri uomini, in un periodo di difficoltà della coppia. Solo così si potrà testimoniare che la felicità e la gioia sono possibili in questa vita e che derivano da queste scelte di conversione, coraggiose e sapienti.
I METODI NATURALI: UNA LIBERTA PER LA COPPIA – Il tema della salvaguardia dell'unità della coppia è difficile da capire soprattutto in un mondo in cui si ha l'erronea convinzione che il rapporto sessuale, secondo la Chiesa, deve essere finalizzato solo alla procreazione: è sbagliato pensare questo! Accingendoci a parlare dei metodi naturali, siamo consapevoli che questo cammino particolare vada fatto esclusivamente in collaborazione con il proprio coniuge, tuttavia non ci si deve sentire in colpa se per motivi di impossibilità oggettiva non si riesce a coinvolgere il partner in questa scelta cristiana. Il Signore tiene conto del desiderio di un'anima di accogliere il suo piano anche in questa esigenza in particolare, al di là di ogni successo o insuccesso. Il nostro intento, nell'affrontare questo argomento, è dettato dal desiderio di diffondere questa pratica, suggerita e consigliata dalla Chiesa, come mezzo di santificazione sponsale, maturo e consapevole. Avere rapporti in un periodo non fertile per la donna e averli con un metodo anticoncezionale non è la stessa cosa, perchè il primo modo è naturale, non si violenta la natura del corpo e della fertilità, non si impedisce la donazione di sè in modo unico, è rispettoso della natura della donna e dell'Amore puro, il secondo modo invece ostacola la donazione totale, e di conseguenza non permette l'effusione dello Spirito Santo nel rapporto, al momento dell'apice del piacere. L'atto sessuale, per essere nella volontà di Dio, deve essere anche responsabile, nel senso che se ci sono problemi di qualsiasi genere nella coppia, problemi che impediscono la nascita di una vita, allora è preferibile tenerne conto, considerare per esempio se la donna non ha le forze per sostenere una gravidanza, o si attraversa un periodo particolare per cui si decide di non avere figli, allora si può scegliere di avere rapporti in periodi non fertili, – che si possono riconoscere attraverso l'infallibile metodo Billings (ha la stessa riuscita della pillola anticoncezionale), o altri metodi naturali – , per salvaguardare l'unità della coppia e dell'amore sponsale. Nel metodo naturale non c'è calcolo egoistico come nel contraccettivo artificiale, perchè esso prevede la conoscenza del corpo della donna, la responsabilità delle proprie azioni, si impara a dominarsi nei periodi fertili, in cui invece si impara a crescere utilizzando quelle effusioni d'amore che non arrivano all'incontro totale dell'amplesso, ma che sono fondamentali per la crescita dell'amore dei due sposi, qualora si decida di non avere figli per quel momento. Ritengo che un credente differisca da un non credente di retta coscienza per i mezzi che usa nel raggiungere i medesimi obiettivi, e questo atteggiamento si identifica in un vero e proprio principio morale che è il seguente: "il fine non giustifica i mezzi".
IL FINE NON GIUSTIFICA I MEZZI – Anche se nell'uso dei metodi naturali e dei mezzi anticoncezionali artificiali il fine è lo stesso, cioè evitare il concepimento per ragioni validi, però i mezzi usati nel primo caso sono giusti, santi, rispettosi della natura, perchè educano al dominio di sé stessi, invitando all'astinenza nei periodi fecondi, e all'uso della sessualità nei periodi infecondi per salvaguardare la mutua fedeltà, l'unità e la crescita dell'amore di coppia; invece nel secondo caso non solo non c'è mutua e totale donazione, perchè impedita dal mezzo anticoncezionale, ma c'è il rischio che si finisca per perdere il rispetto del corpo della donna senza curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, e si arrivi a considerarla come strumento di godimento egoistico, e non come la propria compagna amata e rispettata.
CERCARE SEMPRE LA VERITÀ – Un conto è dire: "per me avere rapporti col mio ragazzo non è sbagliato se c'è amore"; e un altro conto è dire: "io non capisco questo comandamento del Signore, vorrei attuarlo per amore verso di Lui ma non ci riesco". Nel primo caso è la persona che decide ciò che è giusto o sbagliato in base al proprio umano sentire, indipendentemente da ciò che dice Dio (questo è il relativismo); nel secondo caso, invece, si percepisce la consapevolezza della propria debolezza, e il desiderio di osservare la legge di Dio e di fortificarsi facendo affidamento alla misericordia infinita e all'amore di Dio. In fondo è proprio questa differenza che definisce la gravità di un peccato: il peccato è sempre lo stesso ma nel primo caso c'è l'ostinazione convinta nel commetterlo; nel secondo c'è il desiderio di liberarsene, per cui la "colpa" che ne deriva è molto attenuata. La misericordia di Dio agisce quando il cuore dell'uomo è disposto a riceverla mettendo in discussione la propria vita cercando di rispecchiarsi nei comandamenti dell'amore; ma quando il cuore non è disposto a riceverla perseverando nella via sbagliata, allora non è Dio che non mi vuole aiutare ma sono io che non Gli permetto di farlo. I comandamenti sono come delle indicazioni stradali in una città che non conosciamo: a volte, durante un viaggio in auto, nei pressi di un bivio sconosciuto, istintivamente siamo portati a prendere una certa direzione per raggiungere la nostra meta, poi, guardando meglio le indicazioni, ci accorgiamo che se avessimo seguito il nostro istinto saremmo finiti da qualche altra parte. I fari che illuminano i nostri passi perchè "non inciampi nella pietra il nostro piede", sono proprio i comandamenti: occorre seguirli e fidarsi di Dio, certamente cercando di comprenderli e di usare la ragione, come ricordava anche Cristina, ma facendo attenzione che la nostra stessa razionalità non prenda il posto della fede. Ogni qualità dell'uomo va vissuta con equilibrio: la fede, la ragione, l'intelletto, la volontà, il sentimento, sono come dei grandi alberi nel giardino dell'anima. Non si può esaltarne uno e disprezzarne un altro, non è possibile far crescere enormemente un albero più di tutti gli altri, perchè i suoi rami coprirebbero gli altri alberi: ci deve essere armonia tra questi alberi, solo così la nostra anima sarà il luogo di paradiso nel quale Dio viene a riposare.
IL VALORE DEL FIDANZAMENTO – Il fidanzamento è un tempo di prova in cui è lecito guardarsi attorno e chiedere a sé stessi e chiedere a Dio se la persona che abbiamo al nostro fianco è quella giusta, quella che davvero ci aiuta a camminare verso Dio e con cui possiamo condividere il cammino di preghiera. Non basta essere attratti da una persona, occorre capire se con questa persona si può creare una famiglia nella Volontà di Dio e se in questa famiglia è possibile aprire il proprio cuore, come in un piccolo cenacolo, come "chiesa domestica". La famiglia è fonte di grazia, e se in famiglia non ci si sente liberi di essere sé stessi perchè il marito o la moglie non condivide la fede o è tiepido o non interessa la spiritualità, tutto diventa più difficile per noi. Chi è fidanzato si domandi se la persona che ha accanto è aperta a ricercare l'Amore vero, perchè l'amore umano col tempo passa, l'attrazione pure, e si rimane con niente in mano, perchè si è impostato il rapporto su fattori passeggeri e non su valori eterni, che sono quelli che invece contano di più, quelli a cui si fa riferimento continuamente nella maggior parte della vita di coppia. È da considerarsi come una vera grazia quando si mette in crisi un fidanzamento scipito e inconsistente, perchè Dio vuole la nostra Gioia anche in questa vita. Il Matrimonio non è una missione, nel senso che l'atteggiamento con cui ti sposi è quello del missionario che si mortifica per convertire l'altro. No, il Matrimonio è Gioia, è guardare insieme alla stessa meta. Non si può portare sulle proprie spalle anche il peso dell'altro perchè poi, tutta la famiglia reggerà sulle spalle di uno solo, e sarà terribile. Qualsiasi ponte si poggia su due pilastri. Guai a quel pilastro che si appoggiasse all'altro pilastro: il ponte crollerebbe! Perchè? Chi ci dice di fare questo? Dio no. Dio ci vuole felici, e ci vuol fare felici, e ci parla continuamente anche attraverso un sentimento contrastante, che ci spiazza e ci ferisce, ma lo fa per il nostro bene, come un Padre.
All'amore carnale non basta la carne: ecco perché la Chiesa vieta i rapporti prematrimoniali
LA LETTERA
FARE SESSO? – Caro Direttore, sto con un ragazzo, camminiamo insieme, con grande gioia per esserci trovati e forte desiderio di “essere una cosa sola”. Non è facile resistere, sappiamo di essere una ricchezza che chiede il massimo rispetto. Ieri sera lui riceve un messaggio da un’amica comune: “Più trombi e più ti carichi!”. Ci siamo rimasti male… Io continuo a pensarci: perché chi sceglie la castità continua ad essere considerato un fesso? Perché fare sesso è come fare ginnastica, fare la spesa, farsi una bibita? Mi scusi il modo di esprimermi, ma sono molto arrabbiata.
Lettera firmata
Cara signorina, potrei farle un lungo elenco di lettere e di testimonianze come la sua. Non è vero che la gioventù sia tutta come i media vogliono che sia (ho scritto vogliono non descrivono). Provi a verificare quanto le dico: chi è oggetto dei “frizzi e lazzi” da parte di “quelli che seguono la corrente” per le cose che fa (o non fa) non vuol dire che è disprezzato, molto più probabilmente significa che è invidiato. Non ci si scaglia contro qualcuno, se non è scomodo, se la sua vita non da fastidio proprio per le scelte controcorrente che opera. “Mal comune mezzo gaudio”, dice un proverbio: se tutti siamo nella melma, non ci si accorge che esiste anche il prato fiorito… Il gregge non gradisce pecore nere; l’anticonformismo infastidisce soprattutto la coscienza! Sembra incredibile, ma in realtà gli amici, il gruppo, la società, ecc. ci vogliono tutti omologati, tutti dentro gli schemi, tutti allineati sulle posizioni del gruppo, del clan, del partito, della banda, della cricca... Chi va controcorrente contravviene alle regole, si fa pecora nera e viene rifiutato dal gregge. Oggi anche l’anticonformismo è omologato. Se qualcuno si permette di svettare più in alto, crea problemi al resto del gruppo, suscita invidia, sconvolge l’uniformità dell’anticonformismo conformista, infastidisce, e allora viene bollato come… un fesso! Ma, può giurarci, si tratta più di rabbia da invidia e meccanismo di difesa che non di disprezzo. Il “fesso” che si appiccica come un francobollo sulla schiena degli altri, in realtà lo si sente su se stessi.
La castità, ci pensi, perpetua la giovinezza. Mi ha favorevolmente colpito, leggendo François Mauriac, quanto egli scrive di alcuni anziani sacerdoti che aveva conosciuto: “Nei volti scavati e stanchi ho visto occhi di adolescente”. E’ vero che si rischia il ridicolo se si proclama che la castità è un valore, ma rifletta: tutti coloro che l’hanno dichiarato sono stati uomini e donne di valore immortale. Gliene cito due su tutti, il Mahatma Gandhi e Madre Teresa di Calcutta! Ma la lista è lunga! Del resto anche lei può intuire che il rapporto sessuale lega al partner, riduce lo spazio della propria libertà, e rischia di rendere più superficiale l’approccio con gli altri…
(Fonte: Bollettino Salesiano, gennaio
2004) |
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