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ITINERARI EDUCATIVI

Educare alla castità per educare all'amore

di Carlo Maria Martini in Itinerari educativi
(lettera pastorale alla diocesi di Milano 1988-89, nn. 62-67)

 

Non sapete che siete membra del corpo di Cristo?

L'educazione a un ragionevole dominio delle proprie pulsioni sessuali, cioè alla castità e in definitiva a saper amare correttamente non è un momento separato del processo educativo, né è l'appannaggio esclusivo di alcuni tempi della crescita, per esempio dell'adolescenza. In qualche modo l'attenzione alla sessualità comincia ancor prima della nascita (vedi i genitori che tendono a differenziare tutto ciò che riguarderà il nascituro a seconda che sarà maschio o femmina). Fin dalla nascita poi è importante assumere verso il bambino atteggiamenti che gli permettano di percepire in modo corretto il proprio sesso e la propria corporeità.

L'educazione alla sessualità è dunque momento integrante di tutto il processo educativo, e gli itinerari proposti per le singole età (in questo capitolo) e per i diversi ambienti (nel capitolo successivo) comprendono già molti suggerimenti utili a questo scopo.

Perché dunque ritengo opportuno dedicare a questo tema una trattazione particolare? Anzitutto perché la castità cristiana non è oggi un dato evidente. La morale corrente ritiene che ci vuole comunque un certo controllo sui propri sensi e sulle pulsioni istintive, ma che non c'è bisogno di puntare molto alto.

Per contro si è poi assai esigenti sulle gratificazioni affettive che si attendono dagli altri, ed è diffusa la lamentela che l'"altro" è fragile, incostante, egoista, incapace a uscire da sé, ecc. Molte delusioni di adolescenti e giovani, ragazzi e ragazze, riguardo alla vita, sono di fatto delusioni di tipo affettivo, e hanno spesso la loro radice in una carente disciplina della sessualità.

Infine il passaggio dall'adolescenza all'età adulta non ha luogo quando uno diviene maturo intellettualmente, ma quando ha imparato a sviluppare un amore altruistico e disinteressato. Quando un giovane e una ragazza sono capaci di dimenticarsi di sé per il bene degli altri, allora sono un uomo e una donna. Prima di ciò sono psicologicamente ancora adolescenti o addirittura bambini. Ora tale passaggio non avviene automaticamente, né a caso. Esso deve essere assunto esplicitamente come frutto di un'educazione ad amare, di cui la capacità di dominare i propri desideri e le proprie pulsioni sessuali è un momento fondamentale.

Dirò dunque brevemente qualcosa sulla sessualità, sulla castità, in particolare sulla castità giovanile, con alcune indicazioni per gli adolescenti e gli educatori.

Infatti la castità assume significato e sfumature diverse a seconda della situazione di vita. C'è un modo di vivere la castità che è proprio del matrimonio, un altro di chi è in stato di vedovanza, un altro di chi si è trovato per diverse circostanze indipendenti dalla sua volontà in situazione celibataria, un altro ancora di chi ha risposto a una vocazione di verginità consacrata in termini definitivi e per il regno dei cieli.

C'è in particolare il modo di vivere la castità nel tempo dell'adolescenza e della giovinezza. Si può affermare che, globalmente, qui si pongono le basi ideali per il futuro e si crea una consistenza che si ritroverà in tutte le fasi e le esperienze successive.

1. Nell'evoluzione della persona la comparsa della sessualità (intesa in senso ampio come pulsioni istintive, fantasie, emozioni, sentimenti, attrazioni, ecc. riguardanti la sfera sessuale propria, del mondo e delle persone circostanti) è un elemento fortemente integratore delle varie parti della personalità, che conferisce all'individuo nel suo diventare adulto un nuovo senso di sé, un nuovo statuto e una più precisa identità.

Perciò la sessualità umana contribuisce allo sviluppo personale verso la maturità, stimolando in definitiva l'interesse e l'apertura verso l'altro sesso. In questo senso essa è una manifestazione concreta della chiamata divina alla pienezza della comunicazione. Nell'ambito della realizzazione di sé, la sessualità umana appare come una funzione di relazione e una forza di alterità e di reciprocità. Fa dunque parte del dinamismo che permette alla persona di realizzare la sua vocazione: essere per gli altri.

La capacità di vivere la propria sessualità in maniera corretta, cioè secondo una misura ragionevole che la incanali nell'ambito del dono di sé e non la lasci debordare, come forza cieca e selvaggia, nell'ambito dell'arbitrarietà e della libidine, non nasce a caso, né tanto meno come conseguenza di piccole o grandi deviazioni ed errori commessi a partire dall'adolescenza, quando cioè le pulsioni sessuali cominciano a farsi sentire. Essa deve essere educata coscientemente e coraggiosamente. Gli sbagli in questo campo non tendono ad autocorreggersi, come avviene in altri settori dell'attività umana, ma piuttosto si sommano rapidamente e tendono a "fissarsi", con l'aiuto di pseudolegittimazioni, fino a diventare talora forme di schiavitù.

È importante dunque impostare bene fin dalla infanzia, e poi soprattutto dall'adolescenza, una formazione della personalità che tenda all'armonica integrazione della sessualità nel progetto globale di vita. Imparare ad amare non significa iniziarsi alle tecniche dell'atto sessuale, né alla ricerca del piacere separato dalla comunione interpersonale e dalla sua apertura al dono della vita. Imparare ad amare vuoi dire diventare una persona adulta capace di amore altruistico. Momento necessario di questo processo è l'educazione alla castità, cioè al dominio secondo ragione delle pulsioni sessuali, in vista dell'amore altruistico.

2. Il tema della castità giovanile può essere letto secondo tre prospettive: a. il dominio di sé e la rinuncia allo spirito di possesso; b. la disponibilità alla voce di Dio; e. la vigilanza e l'attesa del Signore che viene.

a. La radice della parola castità ricorda l'austerità e il dominio di sé (castigare = tenere a freno, educare). Essa insegna l'autodisciplina del cuore, come quella degli occhi, del parlare, di tutti i sensi. Questo autocontrollo non è solo qualcosa di negativo. Si tratta di un'autentica signoria su di sé, che è insieme riconoscimento della signoria di Gesù sul nostro corpo e su tutta la nostra vita: "Il corpo non è per la fornicazione, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo:... non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? " (1 Cor 6, 13.15).

Di conseguenza la castità è educazione e allenamento a superare ogni mentalità di tipo proprietario e padronale nei confronti della propria e dell'altrui persona. Si oppone frontalmente a quella mentalità utilitaristica e narcisistica che tende a usare e ad abusare di ogni cosa quasi fossimo arbitri supremi di noi stessi, del nostro corpo e delle nostre pulsioni, come pure delle persone e del mondo circostante. La si può considerare come una forma esigente e quotidiana di "povertà" evangelica. Di fatto questa disciplina si estende anche al cibo e alle còse voluttuarie che caratterizzano la nostra civiltà consumistica, e comporta anche un uso moderato e intelligente della televisione.

b. L'impegno a vivere la castità crea condizioni ottimali per una trasparenza interiore che ci fa capaci di cogliere, al di là di ogni ottusità e pesantezza, l'autentica voce di Dio e le indicazioni dello Spirito. Per questo è quasi impossibile che nasca una vocazione evangelica là dove non c'è un sincero sforzo di castità. Il giovane casto diviene obbediente a ogni più pura ispirazione, e capace di dire sì al Signore superando la propria fragilità e inerzia. Lo sanno bene quei genitori che, vedendo profilarsi all'orizzonte la prospettiva di una chiamata del Signore, divengono, magari inconsciamente, concessivi e permissivi verso i propri figli, intuendo che la mollezza della vita offusca ogni pensiero vocazionale. Quale responsabilità per coloro che si fanno compiici sottili del nemico di Dio! Al contrario "i puri di cuore vedranno Dio" (Mt 5, 8). La purezza di cuore di cui parla il vangelo è più ampia della castità, ma la comprende e ei permette di trovare la causa remota di non pochi offuscamenti anche nel campo della fede.

c. La castità nutre la vigilanza del cuore, cioè l'attesa del Signore che viene non solo nell'ultimo giorno, ma già adesso, per riempire ogni momento della mia vita e per aprirmi al dono di me per gli altri. Chi non depone l'impegno e lo sforzo costante per la castità, gusterà le gioie profonde della preghiera e delle visite del Signore. Quando invece la volontà si lascia infiacchire e i rapporti amicali non sono casti, ei si sente cristiani generici, banali, la preghiera pesa, la vita è noiosa e bisognosa di continue eccitazioni, e le folgorazioni del Signore (come per Samuele nella notte o per Paolo sulla via di Damasco) non sono per noi.

3. Formazione alla castità. Intendiamo dunque la castità come una virtù del discepolo di Cristo, che si fida della sua parola ed è certo che questa parola, anche se propone delle rinunce, educa alla più autentica maturità.

Ora un adolescente è un discepolo in formazione: crescendo nella fede avverte l'esigenza di maturare in un amore casto. Questo modo nuovo e controcorrente di vivere la sessualità, un modo "cristiano", non si presenta prima di tutto come un sacrificio, inteso come mutuazione e rinuncia alle possibilità umane, ma è offerta e dedizione di sé nell'amore, cioè un modo di appartenere sempre di più a Cristo e dunque ai fratelli (cf Rm 12, 1).

La grazia, assecondata nelle sue esigenze umanizzanti e lasciata apparire in tutta la persona, genera questo modo originale di vivere la comunicazione affettiva e sessuale secondo il vangelo, e secondo la "sapienza" (= arte di vivere), che accetta di misurarsi sulla promessa di Dio.

La castità è dunque uno dei volti di quell'unico dono della fede che, se autentico, in ogni stagione della vita sa suscitare personalità, stili, modi di amare e di dedicarsi autentici, alternativi alle opinioni egemoni e disumanizzanti.

La castità, così intesa, non mortifica né penalizza la sessualità, ma offre un servizio necessario a sostegno della piena maturazione dell'uomo e del cristiano. Superata la visione riduttiva di essa – intesa cioè come inibizione, paura, sensi di colpa, repressione di un linguaggio, frustrazione di potenzialità – questa virtù cristiana irraggia nel discepolo svelando la ricchezza dei suoi frutti.

Essi sono l'esperienza unificante della vita, la libertà dai falsi assoluti, l'apertura nei confronti della verità, la disponibilità al servizio e alla dedizione, la profondità nel vivere le grandi esperienze dell'esistenza non banalizzandole, la forza di annuncio e di testimonianza dei grandi valori.

È stato questo il modo di comunicare e di amare di Gesù, prolungato nei suoi discepoli (cf Rm 5,5). La necessità dunque di mettere a tema un itinerario di educazione all'amore casto non è sollecitata prima di tutto dalla rinnovata domanda e attenzione dei giovani a questo valore, ma dall'istanza sempre urgente di vivere la relazione con gli altri e con sé come l'ha vissuta il Signore. Allora le scelte che fondano la comunione con lui (liturgia, preghiera personale, fraternità cristiana, dedizione apostolica, ecc.) sono le stesse scelte che nel discepolo ispirano e creano un amore casto.

4. L'educatore stimola ed avvince più con il suo persuasivo modo di vivere nel gruppo e con se stesso la propria sessualità che non con la molteplicità e l'inventiva delle sue proposte pur necessarie. Non è solo un trasmettitore neutrale di valori, ma convince mostrando in sé questo modo originale di vivere la comunicazione affettiva e sessuale. Solo così l'adolescente si fida di lui. L'educatore che non tenesse conto delle proprie controindicazioni e acerbità in un continuo e intelligente lavoro di conversione, diseducherebbe e non invoglierebbe a queste scelte coraggiose e impegnative: può educare se continuamente si educa e si rieduca.

Strumento imprescindibile per la comunicazione di questi valori rimane anzitutto il dialogo paziente degli educatori (genitori, prete, catechista...) con i giovani. Esso, specie su questa realtà, nasce solo in un contesto che metta a proprio agio l'interlocutore e in un clima favorevole per ]a continua presenza accanto al giovane, la sua positiva accettazione, l'interesse reale, accogliente per lui/lei. Il dialogo sarà molto spesso, specie agli inizi, di incoraggiamento per imparare a non spaventarsi della propria fragilità, a non irritarsi contro di sé per le proprie debolezze, a distinguere le debolezze da incipienti malizie e impostazioni perverse del problema, a ritrovare sempre la fiducia nel dono di Dio che spinge ad autotrascendersi con coraggio e fiducia.

Inoltre è necessaria la cura della vita di gruppo, naturalmente un gruppo ispirato ai grandi valori umani e cristiani. In esso ciascuno, mentre con semplicità è iniziato a un'esperienza di Chiesa, trova pure le condizioni per instaurare rapporti veri di fraternità e di amicizia ed è aiutato a riconoscere e ad accettare l'altro/l'altra. Così acquisisce sempre di più la propria identità, si addestra nel conoscersi, autopossedersi, donarsi, canalizzando energie, sentimenti, istintività, nella piena espressione delle proprie potenzialità e capacità, a servizio degli altri.

5. Passaggi e momenti. Per crescere nell'amore casto occorre mettersi in cammino, nell'itineranza della fede, in un esodo mai concluso. In esso esistono momenti e passaggi inevitabili che, senza rigidità o successioni obbligate e talvolta con movimenti pendolari, scandiscono la crescita personale. Indico alcuni di questi passaggi.

* È importante anzitutto richiamare che nessun segno (e la testimonianza dell'amore casto lo è) esiste senza un disegno. Il lavoro educativo sulla castità va raccordato costantemente all'orizzonte più ampio che è l'adesione al disegno di Dio. Il cristiano ama così perché riconosce il riferimento prioritario e definitivo che è Gesù, Verità di ogni esperienza umana, e riconosce la sua presenza/contemporaneità che lo attira nella sua comunione e lo lega a sé nella missione. Perciò l'educatore non elabora interventi soltanto a partire da carenze e bisogni, ma punta a favorire il più possibile lo sviluppo e l'espansione del disegno di Dio che nel giovane credente già porta frutto. Non parte da "ciò che fanno tutti", o da ciò che fa opinione nei sondaggi, ma da che tipo di uomo/donna il giovane deve diventare secondo il piano di Dio.

* Occorre favorire un lavoro di interpretazione della corporeità perché il discepolo arrivi a una positiva accettazione di sé. Un uomo/una donna "si dice" nel corpo: è una parola che si può comunicare solo mediante il corpo, non prescindendo dalla propria sessualità. Così pure si può accogliere la parola, che è I altro/l'altra, passando per l'accettazione della propria e altrui sessualità. L'educatore introduce a conoscere il corpo come linguaggio e immagine, ricordando in particolare che nel corpo "giovane" l'età porta con sé mutamenti e sensazioni confuse, sviluppi a sorpresa e accelerazioni gravide di interrogativi. L'iniziazione al significato della corporeità non attinge solamente a una generica attenzione all'umano e neppure ai risultati delle scienze umane, ma al primato della Parola, per la quale "il corpo... è per il Signore e il Signore è per il corpo" (1 Cor 6, 13).

In negativo significa pure che sarebbe grave irresponsabilità trascurare questa dimensione pedagogica, sia minimizzandola, sia ritenendola di fatto irrilevante, sia confondendola con altro. L'educare alla fede risulterebbe astratto, non in grado di sostenere le forti domande di significato presenti anche implicitamente nei giovani.

* Un serio accompagnamento educa alla lettura e all'interpretazione del desiderio.
La castità non reprime i desideri, né li ridicolizza o li nega. Piuttosto li orienta dall'interno, non solo invitando a viverli secondo l'alleanza (cf Mt 5, 28), ma sostenendo il tentativo del giovane che si apre a un modo diverso, più profondo, di guardare e di decifrare la realtà. Così egli capisce che la sessualità non va né strumentalizzata, né tanto meno sciupata o violentata, ma assunta a partire dal significato che vi si dischiude e che l'attraversa.

La "disciplina" del desiderio inizia dalla comprensione del desiderio stesso: da questa nuova lettura possono nascere nuove motivazioni, nuove sensibilità, nuovi apprezzamenti nei confronti della stupenda ricchezza della sessualità: così essa ritrova senza banalizzazioni e riduzioni il suo fine ultimo e il suo senso, consentendo al discepolo di non legare la vita a un altro dio (cf Num 15, 39).

* Va ricordata infine all'educatore la necessità di aiutare gli adolescenti nell'affinamento della capacità critica e nell'acquisizione di nuovi strumenti culturali. Potranno così valutare alla radice quei fenomeni che spesso in loro generano confusione, suggestioni e condizionamenti (permissivismo, uso ludico e precoce della sessualità, narcisismo, pornografia, cadute di evidenze etiche consolidate, irrisione nei confronti della morale cristiana, ecc.).

Conclusione. Il discorso della castità cristiana è in qualche modo paradossale, rispetto a una concezione corrente e banale del vivere. Crea delle spinte e delle aperture che sono in ordine al modello evangelico di amore e di libertà. Per questo non sarà facilmente capito da tutti.

Ma ai giovani non dispiace una coraggiosa proposta cristiana di castità: spesso la esigono dagli educatori, pur nella consapevolezza delle loro contraddizioni e dei facili compromessi.

I giovani e gli adolescenti intuiscono, forse più degli adulti, che c'è in gioco l'amore vero e l'uso corretto dell'inestimabile patrimonio della sessualità. Temono anche di esaurire le risorse che la natura offre per aiutarli a fare scelte di amore.

Chi non ha il coraggio di indicare ai giovani itinerari di castità per educarli all'amore, dimostra a sua volta di non saperli amare veramente.

 

 

 

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