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ITINERARI EDUCATIVI

Il racconto dell'amore

Orientamenti sull'amore umano

 

Genesi 1,26-31

E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».
Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

Il racconto della Genesi è intervenuto in un certo orizzonte culturale – quello biblico – per parlare del rapporto uomo-donna e dell’amore umano. Noi ora ci troviamo molto lontani da quell’orizzonte culturale tanto che rischiamo di fare di questo
racconto una favola. Potremmo chiederci:
• Quali sono i linguaggi più comuni che la nostra cultura usa per spiegare la realtà dell’amore?
• Cosa ci colpisce di più?
• Siamo capaci di intravedere gli aspetti positivi e negativi?
Vogliamo dunque concentrarci nell’approfondimento del brano della Genesi citato.


L'immagine: la persona è a immagine di Dio

«Dio creò l'uomo a sua immagine» (Gn 1,27).

Il Signore ha consegnato all'uomo e alla donna un messaggio da comunicare. Questo messaggio non inizia ad esprimersi soltanto a partire dalle parole ma è già scritto nel corpo, è gia posto nella presenza stessa della corporeità e della sessualità umana. Il corpo di un uomo e di una donna prima ancora di esprimersi in parole, deve già svelare qualcosa dell'Autore della vita, deve rimandare a lui. Questo insopprimibile rimando della corporeità umana a Dio si può allora chiamare immagine. Dio creò l'uomo a sua immagine, perché fosse segno di questo rimando a Lui. Quando la corporeità e la sessualità umana, quando l'affettività e l'amore non riescono ad essere un richiamo e un rimando a Dio, l'uomo e la donna tradiscono e perdono sé stessi. L'apparire dell'uomo e della donna, anche nel corpo, deve restare un'immagine di Dio, segno e anticipazione di una più intensa rivelazione del suo regno, mediante un amore che rappresenti il dono di sé stessi per l'altro. È importante avere un pensiero motivato e solido sulla realtà affettiva e sul suo senso nella vita. In ognuno di noi interagiscono sentimenti ed emozioni, gesti, sensazioni e ragionamenti, curiosità e convinzioni. Tutti questi linguaggi dovranno essere educati per costruire un amore durevole, singolare e fedele. È necessario partecipare, attraverso la comunità cristiana, alle proposte educative che sostengono ed educano ad un' esperienza di amicizia e di amore che rifletta l'immagine dell'amore di Dio.


La differenza sessuale: uomo e donna

«Maschio e femmina li creò» (Gn 1,27).

La persona umana, come uomo e come donna, è il segno della più grande differenza all'interno della quale le persone si esprimono nella storia. Questa differenza fondamentale è voluta da Dio. È una cosa buona e va mantenuta. Indica ricchezza reciproca, diversità e complementarietà di vedute, possibilità di integrazione e di fecondità. Imparare ad amare significa innanzitutto saper sostenere questa elementare differenza tra l'uomo e la donna perché tra essi ci sia vera comunione. Il disegno di Dio non rimuove la differenza tra l'uomo e la donna, non la ignora, non la sopprime né la confonde. Non è sempre spontaneo sostenere questa singolare e preziosa diversità. La differenza indica innanzitutto il proprio limite, la necessaria dipendenza, la povertà e l'impossibilità di comprendersi esclusivamente all'interno della propria individualità. Questa differenza scrive già nel corpo la necessità umana della relazione e dell' apertura verso l'altro da sé.

Sostenere la differenza significa, inoltre, allontanare come improprio ogni tentativo di ricondurre l'altro a sé, di renderlo proprio strumento, di metterlo al proprio servizio, di destituirlo della sua libertà, di renderlo una cosa. Dove permane realmente la differenza è impossibile. ogni forma di possesso e dove c'è il possesso ogni forma di relazione umana si annulla e scompare, già nel corpo è sempre invocazione. A questo punto ci si può domandare quali sono le forme di povertà e di ricchezza della sessualità umana. La corporeità umana è una fonte di vita e di espressione che non si esaurisce soltanto nella sessualità genitale, ma si esprime anche nel dono della salute, nella fatica del lavoro, nel peso della malattia, nelle miserie della vecchiaia, nella stanchezza psicologica, nella pazienza della condivisione. Il cammino educativo dell'affettività deve saper integrare tutti questi linguaggi corporei, in se stessi e nelle proprie relazioni.


La fecondità: il dono di se stessi in altri

«Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi» (Gn 1,28).

Mediante la fecondità, Dio affida all'uomo e alla donna il compito di partecipare al miracolo della creazione. Apre in loro la possibilità di andare oltre se stessi senza poter controllare questo futuro. I figli andranno, liberi, altrove. Essere fecondi significa introdurre nella storia la possibilità di nuove libertà capaci di amare. Chi ama genera sempre dei figli: la fecondità dell'uomo e della donna non si esaurisce nella forma della generazione corporea mediante l'esercizio della genitalità. La fecondità umana è più ampia e più completa, anche se essa trova nell'esercizio della genitalità la sua espressione più simbolica e più codificata. Poter dare la vita a un figlio è un grande dono e una grande responsabilità. L'esercizio della sessualità genitale implica una condizione matura della persona, ed è la condizione della possibilità di una fecondità fisica; ma la genitalità non esaurisce tutti i modi in cui la fecondità si può esprimere. La fecondità è qualcosa di molto più ampio della fisicità di un rapporto: è l'elargizione di un dono che arricchisce l'altra persona e la relazione di coppia, si predispone alla cura del figlio e si prepara a un dono di amore molto grande e molto impegnativo.

La fecondità richiede un contesto di possibilità, di intenzioni e di azioni in cui si aprono tutte le altre espressioni della vita. Alla fecondità ci si prepara attraverso un lungo cammino educativo. Questo cammino inizia da lontano: sei capace di aprirti realmente al dono di te stesso quando costruisci delle relazioni? Ti interroghi se per caso la tua affettività non è troppo esclusiva e possessiva? Hai avuto qualche occasione per riflettere e osservare il dono della maternità e della paternità nel matrimonio?


La signoria: diritti e responsabilità

«Riempite la terra, soggiogatela e dominate suipesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra» (Gn 1,28)
«Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio» (1 Cor 3,22-23).

Il soffio della libertà e della relazione rende la corporeità e la sessualità umana radicalmente diversa dalle cose, ed esercita una signoria su di esse: il cielo e la terra, gli animali e le piante, il cibo e il vestito, ogni prodotto dell' arte e della tecnica sono in funzione dell'uomo, sono strumenti al suo servizio: l'uomo è signore. Proprio perché tutte le cose sono al servizio dell'uomo, niente può ergersi davanti all'uomo come se fosse una divinità: gli idoli sono sempre falsi. Anche la sessualità umana non può diventare un idolo. Inversamente, nessuna persona può diventare una cosa. La corporeità umana, nella differenza sessuale, esprime questa radicale signoria, che nessuno potrà mai ridurre a puro oggetto. Nessuno sarà schiavo, o meglio, nessuno può diventare padrone del suo fratello o della sua sorella. La corporeità umana è straordinariamente investita di questa rappresentanza di qualcosa di più grande, che per nessun motivo può essere impoverita. Esercitare questa signoria significa vivere il rapporto umano sempre nel rispetto della libertà e nella gratuità dell' assenso, senza spegnere mai il riferimento all'Assoluto di Dio di cui l'uomo e la donna sono sempre un'immagine. Di conseguenza, nella relazione umana, fatta di corpo e spirito, è esclusa ogni forma di mercificazione e di gioco; è inammissibile ogni funzione di scambio che assimila il corpo alla pura interscambiabilità. La comunione delle persone non è mai una confusione o un semplice scambio di corpi.

Ogni cultura che favorisce il benessere ultimo della persona conosce bene il valore singolare della corporeità umana, la protegge in tutte le sue forme espressive, la indirizza verso mature esperienze di relazione. Se una società non libera la corporeità sessuata dell'uomo da ogni forma di anonimato e di mercificazione, finisce per non garantire l'esercizio della libertà e per mortificare l'approfondimento di quell'intensa forma di comunicazione che è l'amore. Quando la sessualità si lascia completamente catturare in un semplice scambio concordato, quando il possesso spegne ogni parola, o cancella ogni forma di mistero, facilmente non viene rispettata la signoria dell'uomo sulle cose, e la sessualità tende alla fine ad esprimersi in forme di
violenza o di abbandono. Un'ultima considerazione: è necessario imparare a educare e a governare la propria sensitività, così da essere veramente signore sugli stati d'animo e sulle cose. Bisogna lottare per costruire una signoria su sé stessi,
sulle proprie istintività immediate, sui propri sentimenti spontanei, e su tutte le provocazioni che tendono a catturare la sessualità umana nelle forme esclusive della mercificazione.


La bellezza: affidamento e fragilità

«E Dio vide che tutto quel che aveva fatto era davvero molto bello» (Gn 1,31).

L'affettività umana e l'amore hanno bisogno di bellezza. La bellezza è un equilibrio difficile e fragile. La bellezza avvicina molto a Dio. La bellezza ha bisogno della materia, ma non si ferma mai ad essa; va oltre la materia perché dica di più di se stessa; una bellezza che si ferma soltanto alla materia subito sfiorisce. Alla bellezza bisogna essere introdotti; alla contemplazione del bello bisogna essere realmente presenti: vedere una cosa bella implica responsabilità. Di fronte alla bellezza non ci si di-verte mai, piuttosto ci si converte: non si tratta di un movimento di distrazione, di dispersione, quasi un lasciarsi andare; quanto piuttosto di un esercizio liberante di concentrazione, di raccoglimento, di ascolto, di rispetto: è un investimento di energie, è un atto morale. La contemplazione della bellezza è un’esperienza autenticamente umana. Oggi la cultura contemporanea offre molte possibilità per educarsi alla bellezza; d'altra parte però rischia di renderla molto effimera, inconsistente, linguaggio privilegiato per corteggiare o per sedurre, per imporsi nel successo a nel profitto. L'educazione alla bellezza non si improvvisa: è necessaria costruire una certa finezza dell'espressione e del tratto, un ordine nella cura di sé stessi e del proprio corpo, del cibo e dell'abbigliamento, senza essere vittima di una ricercatezza esasperata e di un’indisponente trascuratezza. Bisogna apprezzare le cose belle, ma sottraendosi a certe forme di idolatria contemporanee.


 

 

 

 

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