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AIDS e prevenzione

L'Aids è una malattia mortale. Un solo contatto sessuale può provocare il contagio.

 

Da quando l'Aids ha fatto la sua comparsa l'amore non è più soltanto qualcosa di bello, ma anche di molto pericoloso. L'Aids è una malattia mortale. Un solo contatto sessuale può provocare il contagio. Eppure oggi si può benissimo evitare il contagio senza rinunciare all'amore e alla sessualità. Perciò da oggi "amore senza rischio" significa "amore per la vita".

Le informazioni che troverete fanno riferimento al sito web di AIDS Informazione Svizzera, un'associazione di utilità pubblica politicamente e confessionalmente neutrale fondata in Svizzera nel 1989. L'associazione, a cui aderiscono medici di tutta la Svizzera, intende far prevalere nel dibattito pubblico l¹aspetto medico del problema Aids. La sua attività si fonda su basi rigorosamente scientifiche. Per questo hanno già aderito all'associazione oltre 600 persone, prevalentemente medici, dentisti e farmacisti, tra cui anche numerosi docenti universitari e medici primari. L'associazione è assistita da un comitato scientifico che comprende esperti dei vari rami della medicina.

 

TUTTO QUELLO CHE C'È DA SAPERE

 

Poiché il contagio avviene generalmente durante i rapporti sessuali, occorre adottare misure precauzionali prima di tali rapporti. In alcuni casi il partner presenta segni visibili di malattia, ma in genere non sappiamo se egli è affetto da una malattia sessualmente trasmissibile.

1. La fedeltà
Una coppia di persone sane e fedeli non corre alcun rischio di contrarre una malattia venerea.

2. La scelta attenta del partner
Ogni rapporto sessuale con un nuovo partner può comportare il rischio di contagio. Il contagio è escluso soltanto se il partner non è affetto da una malattia venerea. Occorre perciò scegliersi il partner con molta attenzione. Un dialogo franco consentirà di valutare meglio il rischio. Che esperienze sessuali ha avuto in precedenza il mio partner? Che misure precauzionali vogliamo prendere? Chi preferisce far finta di niente fa solo il gioco degli agenti patogeni.

3. Il test HIV
Poiché l'Aids è una malattia inguaribile è meglio accertare o escludere un precedente contagio mediante il test HIV.

4. Evitare i rapporti sessuali occasionali
Poiché non tutte le malattie veneree sono guaribili, e poiché esse possono anche condurre alla morte (Aids) o causare gravi danni alla salute (epatite B/C, sterilità) è opportuno rinunciare ai rapporti sessuali occasionali (per es. in viaggio). Un solo rapporto sessuale con una persona malata può trasmettere il contagio. Chi cambia spesso il partner corre più rischi d'incontrare una persona malata.

5. Il preservativo
Chi usa il preservativo nei rapporti sessuali con partner diversi può ridurre il rischio di contagio, ma non escluderlo del tutto. Inoltre anche se si usano profilattici di marca controllati sussiste tuttavia un rischio residuo di qualche punto percentuale, rischio non indifferente considerato l'esito letale di malattie come l'Aids. Chi ha scarsa dimestichezza coi preservativi, come i giovani, corre inoltre rischi maggiori per l'uso non corretto del profilattico.

6. L'astinenza dalle droghe
Le droghe e l'alcool alterano la percezione della realtà, offuscano il senso di responsabilità, attenuano la capacità di giudizio e di autocontrollo portando così a facili rapporti sessuali non protetti. L'astinenza dalle droghe è un fattore di primaria importanza nella prevenzione dell'Aids.

7. Vaccinazione contro l'epatite B
Se fate parte di un gruppo a rischio di epatite B (per es. personale medico, pazienti sottoposti a dialisi, tossicodipendenti che assumono droga per endovena, persone che soggiornano a lungo in un paese in via di sviluppo), dovete assolutamente farvi vaccinare contro l'epatite B. Oggi la vaccinazione è consigliata a tutti.

 

SULLA STAMPA

Ecco perché chi assicura "sesso sicuro" con il preservativo mente

Il condom ha percentuali consistenti di insuccesso contro l'AIDS. Non lo dice solo la Chiesa ma anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

(tratto da "Il Foglio" del 27/4/2006)

La critica mossa dalla chiesa cattolica all'uso del preservativo nei programmi di prevenzione contro l'Aids, a differenza di quanto spesso si crede, non nasce soltanto da motivazioni squisitamente morali. Alla base di quella critica c'è sicuramente e prima di tutto, come scrive il cardinale Alfonso López Trujillo, dal 1990 alla presidenza del Pontificio consiglio per la famiglia, la convinzione che "i condom tramutano il bellissimo atto d'amore nella ricerca egoista del piacere, respingendo ogni responsabilità". Ma di pari passo procede anche una circostanziata denuncia dell'offerta di "falsa sicurezza" fatta ai giovani e alle famiglie. Lo spiega in modo compiuto lo stesso cardinal Trujillo in un libro uscito alla fine del 2004 e intitolato "La grande sfida. Famiglia, dignità della persona e umanizzazione" (Città Nuova), nel quale sono raccolti gli interventi più significativi di tre lustri di attività del cardinale colombiano alla guida del dicastero vaticano.

Nel saggio sui "valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro", Trujillo cita il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, che si chiede: "Sin dove il profilattico 'preserva' dal rischio del contagio? In ambiente scientifico, si riconosce apertamente che i preservativi non sono affatto sicuri al 100%: si parla, mediamente, del 10-15 per cento di inefficacia, perché i virus da Aids sono molto più 'filtranti' (in grado di attraversare) che non lo sperma. Già dunque a livello di efficacia 'tecnica' ci si deve interrogare sulla serietà scientifica e sulla conseguente serietà professionale circa la campagna dei profilattici. Si corre un grosso rischio: di 'illudere' le persone propagando un 'sesso sicuro perché protetto', mentre non lo è o non lo è come si può pensare. L'illusione è tanto più pericolosa e grave, quanto maggiore è l'esigenza che le persone 'a rischio' o con rapporti sessuali promiscui non diffondano il contagio".

Il cardinal Trujillo sottolinea poi, portando a supporto una gran messe di riferimenti, che "la preoccupazione che i condom non forniscano la protezione totale contro l'Aids e le Mts (malattie sessualmente trasmesse, ndr) non è affatto nuova e non è limitata agli ambienti ecclesiali". Cita svariati studi in proposito, ma soprattutto quanto afferma la stessa Organizzazione mondiale della sanità, secondo la quale un uso coerente e corretto del condom riduce del 90% il rischio dell'infezione da Hiv, ma non elimina quel rischio. La stessa Ippf (International planned parenthood federation) fornisce percentuali di insuccesso ancora più alte: "L'uso del condom riduce di circa il 70% il rischio totale tra il sesso non protetto e la completa astinenza sessuale. Questa stima è coerente con i risultati desunti dalla maggior parte degli studi epidemiologici".

Il dato davvero certo, prosegue il cardinal Trujillo, è che "nulla garantisce oggi, attraverso l'uso del condom, una protezione del 100% dall'Hiv/Aids o dalle altre Mts. Questi dati non dovrebbero passare inosservati, dal momento che molti utenti, compresi i giovani, pensano che il condom fornisca una protezione totale". Ed ecco anche perché "le campagne del 'sesso sicuro' non hanno condotto a un aumento di prudenza, ma a un incremento dell'attività sessuale promiscua e dell'uso del condom. In effetti, ci sono studi che dimostrano che i casi di Hiv/Aids sono aumentati con l'aumento della distribuzione dei condom" (e cita, a questo proposito, l'incremento pressoché parallelo dei preservativi distribuiti dall'Usaid, l'Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, e della diffusione dell'Aids, dal 1984 al 2003).

È quindi impossibile ignorare, scrive il cardinale, che "il comportamento umano è un importante fattore nella trasmissione dell'Aids. Senza un'adeguata educazione intesa ad abbandonare certi comportamenti sessuali a rischio in favore di una ben bilanciata sessualità, cioè l'astinenza prima del matrimonio e la fedeltà coniugale, ne risulta il rischio di perpetuare i risultati disastrosi dell'epidemia". Mentre "la falsa sicurezza prodotta dalle campagne del 'sesso sicuro' è un impedimento al diritto a una corretta e completa informazione. Appelli fatti da sostenitori veri e sinceri dei consumatori e della salute, particolarmente sostenitori dell'autentica salute delle donne, di avere a disposizione una completa e chiara informazione sull'efficacia del condom (o, piuttosto, inefficacia), sono rimasti frequentemente inascoltati".

Il presidente del Pontificio consiglio per la famiglia sottolinea che, in tema di Aids, "ciò che la chiesa ha come scopo non è la mera riduzione del rischio (che si trasforma effettivamente in aumento del rischio, se il rischio reale di trasmissione non è spiegato al pubblico), ma è piuttosto l'eliminazione del rischio; non la protezione parziale, ma la protezione totale; non la protezione relativa, ma la protezione assoluta. È veramente ingannevole dire che si promuove il 'sesso sicuro', quando invece si sta in effetti promuovendo il 'sesso più sicuro', cioè il sesso che è più sicuro che se non si usasse affatto il condom, ma che è ben lungi dall'essere una protezione totale". Sono proprio "le dichiarazioni che riflettono la dura realtà dell'insuccesso del condom, fatte addirittura dalle agenzie internazionali e nazionali, insieme a studi scientifici ed esperienze di vita reale" a smentire totalmente, scrive Trujillo "le accuse rivolte contro la chiesa: specificamente, quelle secondo cui la chiesa contribuirebbe alla morte di milioni di persone, non promuovendo né permettendo l'uso dei condom nella lotta contro l'epidemia. Ma non dovrebbe essere l'opposto: cioè, che coloro che promuovono il condom senza informare appropriatamente il pubblico dei suoi tassi di insuccesso (sia nel suo uso perfetto sia in quello tipico, e i rischi cumulativi), hanno condotto, conducono e continueranno a condurre molti alla morte?". La sconfitta dell'Aids, spiega Trujillo, non è affidata allo "sviluppo di preservativi di migliore qualità", ma all'impegno a "vivere la sessualità in modo conforme con la natura umana e la natura della famiglia", mentre anche l'Oms "ammette che l'astinenza e la fedeltà coniugale sono una strategia capace di eliminare completamente il rischio di infezione di Hiv e delle altre Mts".

C'è ora, a dare ragione alla chiesa, il caso dell'Uganda, l'unico paese africano che è riuscito a dimezzare il contagio grazie a una politica di prevenzione che dal 1991 è incentrata sull'astinenza dai rapporti sessuali promiscui e sull'invito ai giovani perché inizino più tardi l'attività sessuale. Scrive al termine del suo saggio il cardinal Trujillo: "È vero che dove non c'è stata educazione a una seria responsabilità nell'amore; dove la speciale dignità della donna non riceve sufficiente importanza; dove è ridicolizzata la relazione fedele e monogama; dove i condom sono distribuiti alla gioventù alle feste e ai bambini nelle scuole; dove sono diffusi stili di vita immorali e ogni forma di esperienza sessuale è guardata come positiva; e dove ai genitori non è permesso di dare un'adeguata formazione ai loro figli: tale 'impossibilità' diventa una grave condizione limitante. Il risultato finale è non solo allarmante in termini di diffusione dell'Hiv/ Aids, ma per il fatto che l'uomo e la donna non possono avere una piena fiducia l'uno nell'altro".

 

IL MAGISTERO DELLA CHIESA

I valori della famiglia e il cosiddetto sesso sicuro
Una riflessione del Card. Alfonso Lopez Trujillo

 

AMORE E AFFETTIVITÀ

 

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